domenica, 18 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Scrive Graziano Luppichini:
Il grande balzo della Lega
Pubblicato il 19-03-2018


Sostenevo, alcuni mesi fa, prima ancora delle elezioni del 4 marzo, la tesi di un accordo tra M5S e Lega, consapevole che poteva essere un’ipotesi percorribile date le somiglianze dei programmi delle due forze in campo, ancorché una in alleanza con il centrodestra e l’altra in corsa da sola: per i più ero un visionario, pur riconoscendo, tutti, che il csx avrebbe perso le elezioni, ma non di questa entità. Sostenevo anche che nella compagine di centrodestra, Salvini, “il Troglodita” avrebbe fatto la parte del leone, ma anche in quel caso per i più ero un visionario, pur riconoscendo, tutti, che la Lega avrebbe guadagnato consenso in queste elezioni, ma non con questa entità. Sostenevo, dopo il risultato elettorale che ha sivvero fatto vincere qualcuno, ma contemporaneamente fatto perdere tutti, che l’unico sistema possibile per una maggioranza parlamentare era l’accordo M5S-Lega che però, secondo me, non poteva stare in piedi e realizzarsi (e questa era e resta la mia speranza) perché, come ha ben detto ieri Maroni a “Mezz’Ora” di Lucia Annunziata, una tale intesa a livello nazionale, avrebbe avuto serie ripercussioni pesanti nelle regioni oggi governate dal centro destra unito (Lombardia, Liguria, Veneto). Qui temo di non aver indovinato: anzi temo proprio che Salvini stia diventando insensibile ai richiami dell’ex Cavaliere (può darsi che con qualche diamante al posto degli assegni la cosa venga meglio :) ) convinto che sulle posizioni leghiste trovi più consenso di quanto non ne trovi il Nano di Arcore su quelle moderate e centriste. Del resto la colorazione del’Italia, uscita dopo le ultime consultazioni, non dà altra lettura: il centro nord in mano al centro destra guidato dalla Lega, il Sud in mano ai grillini, con la Lega primo partito laddove il centodestra vince. Preoccupa dunque molto a Salvini di tornare a votare in Liguria, Veneto e Lombardia, semmai tale accordo “romano” fosse raggiunto ed in quelle regioni vi fossero difficoltà di governo? anche NO! Del resto Fontana in Lombardia, governatore leghista, ha vinto alla grande con uno scarto di oltre il 20% sul candidato del centrosinistra, con il suo partito, la Lega appunto, che supera di addirittura oltre il 15% Forza Italia; un dato che ha trovato conferma nei risultati delle politiche. In Liguria, il governatore Giovanni Toti, si è ritrovato eletto con una maggioranza di poco più di 6 punti percentuali rispetto alla candidata del centrosinistra, ma la Lega, anche in quella circostanza, si era affermata come primo partito della coalizione con oltre 7.5% in più del partito che aveva espresso il candidato presidente a cui Toti appartiene; alle ultime politiche poi, il centrodestra supera il M5S ligure (in casa del suo Guru) di quasi il 4,5% ed il partito di Salvini, all’interno della coalizione stacca di 3.5 punti percentuali il partito dei berlusconiani. Nel Veneto di Zaia, roccaforte leghista, non c’è proprio battaglia: se alle regionali, il governatore leghista stracciò letteralmente la “povera Lady like” Alessandra Moretti di oltre il 27%,distanziando gli alleati forzisti di quasi 12 punti, alle ultime politiche la Lega ha triplicato i propri consensi arrivando al 33% scambiando il proprio risultato con quello precedentemente conseguito da Forza Italia ferma al 10.9%. Un quadro oggettivamente drammatico che non voglio auspicare, ma sul quale non si possono al momento formulare ipotesi di impossibilità. Un quadro sul quale deve riflettere la sinistra riformista tutta, sia in chiave nazionale, sia soprattutto in vista delle prossime scadenze ormai alle porte.

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