mercoledì, 23 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Scrive Leonardo Raito:
A sinistra del Pd, se Atene piange, Sparta non ride
Pubblicato il 12-03-2018


I disastrosi risultati elettorali della sinistra italiana dovrebbero aprire un serio dibattito sulle prospettive dei partiti tutti che si professano, appunto, di sinistra. Succede invece che si assiste a un penoso balletto sulle responsabilità e le presunte colpe della debacle; in un clima surreale, si vedono esponenti di “Potere al Popolo” attaccare Bersani incolpando “Liberi e Uguali” di aver distrutto le prospettive di una sinistra unita che pareva nascere al Brancaccio, e gioire della mancata elezione di alcuni dei presunti responsabili di quel fallimento. “Liberi e Uguali”, a sua volta, lascia trasparire tutta l’insoddisfazione per un risultato ampiamente sotto le attese. Se un partito che mette insieme tre partiti e una fetta del Pd prende meno della somma di quei tre e della fetta, di certo ci sono poche ragioni per ritenere vincente e giusto il progetto politico impiantato. E anche nel Pd, devastato dal suo minimo storico, si riaprono lotte intestine sul chi sia più colpevole: il Renzi dimissionario, i dirigenti che non tirano, i cerchi magici e così via. Credo che l’esito elettorale, aldilà di aver rovesciato molte delle certezze del recente passato, anche nelle basi di consenso, qualche punto fermo lo abbia regalato. Praradossalmente, il Pd esce con almeno una certezza: è rimasta l’unica formazione di sinistra o “pseudo-sinistra” ad avere un minimo di credito nel paese. Alla sua sinistra c’è il deserto. Se Potere al Popolo prende lo zero virgola, quando Rifondazione, negli anni d’oro, aveva superato l’8 per cento, qualcosa vorrà pur dire. Se Liberi e Uguali, che D’Alema profeticamente ipotizzava in doppia cifra, supera di poco il 3 per cento, probabilmente erodendo qualcosa al Pd, è un altro segnale che le divisioni e le spaccature hanno alienato anche l’ultimo briciolo di fiducia che l’elettorato nutriva in questi partiti. Dove sono finiti quei voti? Una fetta importante nel contenitore Cinque Stelle, che resta sospeso tra destra e sinistra. Un’altra fetta alla Lega, che ha saputo catalizzare temi e problematiche sentiti propri da un elettorato tradizionalmente di sinistra, la cui base ha scelto le urla rasserenanti di Salvini e company. Un controsenso? Sarà anche, ma occorre attrezzarsi. Come? In questa Italia tripolarizzata, la frammentazione non paga e un elettorato così volatile come quello italiano si può spostare di fronte a proposte che sembrano credibili. La sinistra, a mio avviso, va riorganizzata, intorno a un nucleo forte che non può che essere quello del Pd. Occorrono però coraggio, slancio, capacità di ipotizzare scenari e, soprattutto, il superamento di un dirigismo legato a figure o figurine ormai superate, che hanno fatto il loro tempo e che sono le massime responsabili dello sfacelo e delle figuracce dell’ultima tornata. Insomma, a sinistra, se Atene piange, Sparta non ride. Per evitare un crollo come quello della civiltà greca, ci sarà molto da lavorare.

Leonardo Raito

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