venerdì, 27 aprile 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Scrive Luigi Mainolfi:
Siamo tutti opinionisti
Pubblicato il 19-03-2018


Non se ne può più di dibattiti televisivi intorno al risultato elettorale e alle prospettive governative. Ancora più insopportabili sono diventate le discussioni intorno a singoli punti programmatici, come: reddito di cittadinanza e Flax Tax. Cambio canale, non appena il rappresentante di un partito, invece di parlare del suo programma, vuole indicare cosa deve fare una delle Forze politiche avversarie. Il ridicolo si raggiunge quando leader dei partiti, che hanno vinto, pretendono da quelli, che hanno perso, sottomissione e disponibilità a consentire la formazione del Governo. In democrazia, le competizioni elettorali vanno affrontate con uno stile civile e rispettoso delle idee altrui. In Italia, abbiamo assistito a un volgare teatrino: più una “corsa nei sacchi” di una sagra paesana che una sfida culturale e programmatica. In coerenza con il mio giudizio negativo, sulla Politica degli ultimi anni e sul comportamento del PD di Renzi, mi auguravo che il PD avesse una lezione, per poter, poi, rifondare la nobile politica. Adesso, incomincio a pensare che, raggiunto lo scopo di liquidare Renzi, i problemi, di cui si parla, stanno diventando di più difficile soluzione, mentre altri, più importanti, sono scomparsi dall’agenda politica. Anche la speranza di vedere nascere forze politiche serie, con modelli di società chiari e strategie efficaci per concretizzarli, va scemando. Compare sempre più spesso l’incubo del “gattopardismo”. Mi sorprende che, quelli che hanno dimostrato di considerarsi onniscienti e lungimiranti, non vadano con il pensiero al di là dell’inciucio e delle accuse. Un’immagine televisiva mi ha provocato una considerazione: Grillo, come tutti i comici, ha bisogno di fatti e di personaggi per essere stimolato a creare monologhi. Adesso li dovrà cercare nella sua famiglia politica o “sulla sabbia”. Veniamo alla politica. I nostri maestri ci fecero capire che, per un Partito, la prima cosa da fissare è il modello di società da perseguire. Questo è la conseguenza di conquiste concettuali ispirate da ideologie, da valori, da filosofia di vita o da Religioni. Il Comunismo, il Socialismo, il Popolarismo cristiano, il Fascismo, lo Stato Liberale e il Partito Repubblicano differivano non per un particolare, ma per la visione della società. Alcune volte, due o più partiti, potevano accordarsi per realizzare punti programmatici comuni, senza che nessuno rinunciasse ai suoi valori di base e al suo obiettivo finale. Da studente universitario, capii che, in politica, i particolari devono risiedere nel generale. L’occasione fu una lezione di Scienze della Finanze (Prof. Scheggi) intorno alla ricerca del modo più giusto di applicare un’imposta sulla benzina, per coprire il costo per la manutenzione delle strade. Ne parlammo per diverse ore, e, solo alla fine, capii che senza stabilire la qualità dei rapporti tra le varie fasce sociali del Paese, nessuna soluzione poteva essere giudicata giusta. I partiti di una volta differivano anche per la qualità dei rapporti, che ognuno propugnava, tra le varie componenti della società. Le diverse impostazioni ideologiche o ideali, non vietavano, però, che, su problemi particolari, ci potessero essere convergenze per il bene del Paese. Ad esempio, all’epoca del centrosinistra,socialisti e democristiani affrontarono in pieno accordo alcuni grossi problemi, come il Mezzogiorno, la Nazionalizzazione dell’Enel, la Sanità e la Scuola pubblica,ecc.
Si collaborava, senza perdere la propria identità. Dopo tangentopoli, iniziò un processo di essiccamento degli ideali e dei valori. Le forze politiche iniziarono a trasformarsi in gruppi “del Capitano”, che, per attirare consensi, cercavano di apparire simpatici, facevano promesse e, consigliati da esperti in psicologia delle masse e in Marketing, esponevano concetti di pronto effetto: giovanilismo, localismo, costo della politica,lotta alla corruzione, rottamazione, regalie e immigrazioni. Ogni forza politica ne utilizzava uno o alcuni. Si instaurava, cosi, un legame efficace nel breve periodo, ma facilmente sostituibile dall’adesione ad un altro argomento. Intanto l’economia veniva lasciata ai poteri forti, che l’hanno utilizzata per aumentare i loro utili (i dati lo dimostrano), fregandosene dell’aumento delle diseguaglianze e dell’aumento dei poveri. L’economia reale scompariva, come argomento politico, cedendo il campo alle attività bancarie, finanziarie e assicurative. Queste attività sfuggono al controllo politico, sia nazionale che europeo. A livello globale, solo le dittature e il capitalismo di Stato, tipo quello cinese, riescono a controllarle, ma non per il bene delle società occidentali. Il nostro Paese, che fa parte del “Gruppo della paura”, avrebbe bisogno di una Politica di alto livello e di leader saturi di conoscenza, di esperienza e di motivazioni morali. Invece, abbiamo leader, che possono partecipare, non tutti, alla “corsa nei sacchi” delle fiere paesane. Finora, si sta parlando del nulla politico e di cose minime. Speriamo che la nottata passi presto e la visione politica prevalga sulla “Tragica comicità”.

Luigi Mainolfi

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi siria UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Ci sono concetti di questo articolo nei quali mi riconosco, quali il “il modello di società da perseguire”, o i rapporti dei partiti con le varie componenti della società – tra le quali vi saranno quelle maggiormente rappresentate dall’una o altra forza politica – nonché la collaborazione “senza perdere la propria identità”, e proprio a quest’ultimo riguardo non vedo come i socialisti possano conservarla se confluiscono in altre formazioni, o seguono la strada della fusione, come mi sembra essere nelle intenzioni o preferenze di qualcuno.

    Paolo B. 20.03.2018

Lascia un commento