sabato, 17 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Sequestro nave Ong, “Istituito il reato di solidarietà”
Pubblicato il 19-03-2018


Migranti-Mediterraneo“Impedire il salvataggio delle vite in pericolo in alto mare con lo scopo di riportarle con la forza in un paese non sicuro come la Libia è in contrasto con lo Statuto dei rifugiati dell’Onu”‘. Lo scrive in un tweet Oscar Camps, fondatore della ong spagnola Proactiva Open Arms, dopo il sequestro della nave dell’organizzazione disposto ieri sera dalla Procura di Catania dopo lo sbarco a Pozzallo. “Proteggere la vita umana – osserva Camps – dovrebbe essere la priorità assoluta di ogni corpo civile o militare che si rispetti, si chiami Guardia Costiera, salvataggio Marittimo o Marina: questo è previsto anche dal diritto del mare”. “Non dobbiamo dimenticare – aggiunge – che non solo i diritti umani delle persone in fuga in cerca di riparo sono in gioco, ma si stanno violando i diritti di tutti i cittadini dell’Unione Europea”.
Sta facendo molto discutere il sequestro disposto dalla Procura di Catania della nave della Ong spagnola ProActiva Open Arms, ormeggiata nel porto di Pozzallo (Ragusa) dopo lo sbarco di 218 migranti che l’equipaggio aveva salvato e rifiutato di consegnare alla Libia. Associazione per delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina è il reato ipotizzato dalla Procura di Catania: secondo l’accusa ci sarebbe una volontà di portare i migranti in Italia anche violando legge e accordi internazionali, non consegnandoli ai libici. Indagati dal procuratore Carmelo Zuccaro il comandante e il coordinatore a bordo della nave, identificati, e il responsabile della Ong, in corso di identificazione.
La vicenda, ricostruita nel provvedimento, comincia il 15 marzo quando la nave risponde a un Sos lanciato da un gommone carico di migranti che si trova in acque libiche “nonostante la Guardia costiera locale avesse assunto il comando delle operazioni”. Ottengono comunque il via libera al salvataggio ma poco dopo comunicano via radio: “Siamo stati attaccati dai libici”. Per questo chiedono all’Italia di poter attraccare in un porto siciliano. Il centro di coordinamento della Guardia costiera risponde che la responsabilità è dei libici ma la nave continua la traversata. Il giorno dopo arrivano in acque maltesi “e il medico di bordo comunica che è necessario sbarcare un bimbo di 3 mesi e sua madre”. Le autorità de La Valletta concedono il via libera e “chiedono al capitano quali siano le sue intenzioni, ma lui riferisce di voler proseguire la navigazione” e chiede all’Italia di poter sbarcare. Il centro di coordinamento di Roma spiega che – come prevede il codice – la richiesta va fatta al proprio Stato, cioè la Spagna, perché il soccorso è avvenuto fuori dal proprio territorio e comunque avvia una trattativa con Malta anche se viene specificato che nessuna richiesta di sbarco è stata presentata. Alla fine da Roma arriva il via libera a sbarcare a Pozzallo e la segnalazione alla magistratura, ieri sera scatta il sequestro.
“I migranti – sottolineano dalla Ong spagnola – erano terrorizzati dal fatto di essere costretti a salire sulla motovedetta. Dopo due ore di ‘persecuzione’, la guardia costiera ha detto che era in grado di salvare la nave. Alcuni di loro si sono tuffati in mare per evitare di essere riportati in Libia”. I migranti hanno poi raccontato ai soccorritori delle “torture che avevano subito in Libia e come i trafficanti hanno estorto le loro famiglie a pagare in cambio della loro liberazione”. A intervenire sul caso anche il ministro degli Esteri spagnolo Alfonso Dastis che commenta il sequestro della nave di Proactiva Open Arms, disposto ieri sera dalla Procura di Catania, dopo lo sbarco a Pozzallo. “Dobbiamo chiarire quali siano le accuse nei confronti dell’ong e quali giustificazioni abbia l’organizzazione”, lo ha detto arrivando al consiglio dei ministri degli Esteri dell’Ue, al quale è prevista anche la partecipazione del capo della Farnesina Angelino Alfano.

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