mercoledì, 23 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Sinistra moderna. Parliamone
Pubblicato il 12-03-2018


Nell’arco di pochi giorni abbiamo potuto leggere valutazioni pesanti sull’ultimo trentennio italiano. La prima, del giornalista e scrittore Pierluigi Battista: “Una delle cose più stupide predicate in questi decenni è stata il disprezzo dei partiti. I partiti erano quel che erano… ma le sezioni dei partiti erano cose serie, lì ci si riuniva, si andava la sera, dopo il lavoro, si discuteva, ci si confrontava, si litigava. La sezione di partito era un corpo intermedio pieno di vita, un punto di riferimento, un luogo caro a cui appartenere” (“Corriere della Sera”, 8 marzo 2018). Ora è tutto svanito, abbiamo la solitudine di massa, una “folla solitaria” come la definì il sociologo David Riesman. Tutto risulta “disintermediato”, non ci sono corpi intermedi tra l’elettore e le istituzioni, tra il popolo e chi decide, insomma sedi reali di confronto per il cittadino. Su tutto domina il mezzo televisivo, i dibattiti – col popolo solo ascoltante e guardante – si svolgono nei talk show; per quella folla solitaria resta Internet “a collegare gli scontenti, ad alimentarli, a rinfocolarli” aggiunge Aldo Cazzullo (stesso giornale, stesso giorno).

La seconda: “Verrebbe quasi da rimpiangere le vecchie ideologie”, sostiene l’economista e politologo Michele Salvati, sempre in queste giornate postelettorali. Perché? Basta vedere cosa le ha sostituite: “Il rozzo appello xenofobo della Lega”? Oppure “il grido qualunquista ‘onestà, onestà’ dei Cinque Stelle”? Un grido che nella storia – mutatis mutandis – ha accompagnato l’inizio di qualsiasi tirannia; un esempio eclatante: partiti dalla predicazione forsennata contro la corruzione degli altri, movimenti come quelli fascisti e nazisti si sono poi rivelati come i regimi più putrefatti e corrotti di tutti.

La terza: il discorso ora appena accennato, si collega ad altra analoga predicazione, dimostratasi una fake news come ha spiegato nel febbraio 2018 lo storico Angelo Panebianco: “Sul finire della Prima Repubblica il vecchio sistema dei partiti entra in crisi. Arriva Mani Pulite ed è il diluvio. Il prestigio dei politici crolla ai minimi termini (e non risalirà più). È allora che si diffonde quella che considero la madre di tutte le fake news, la falsa idea secondo cui questo sarebbe il Paese più corrotto del mondo”. Non è così naturalmente, se proprio quando si scatena “Tangentopoli” all’inizio degli scorsi anni ’90, la classifica di Transparency International – l’Associazione che misura l’indice di percezione della corruzione, partendo dai Paesi migliori – situava l’Italia al 33° posto nel mondo su più di 180 nazioni. Poi i presunti nuovi “moralizzatori”, giunti al comando hanno peggiorato un po’ la situazione…

Richiamate queste tre valutazioni, ecco che Eugenio Scalfari su “la Repubblica” del 9 marzo spiega involontariamente perché la crisi politica attuale abbia portato la sinistra allo sbando completo, lasciando campo libero a centro-destra e Cinque Stelle. “La sinistra moderna (sic!) cominciò con Tangentopoli nella Procura di Milano nel 1992. In cinque anni – continua Scalfari – venne smontato il sistema politico”. Bel risultato, potremmo dire, meditando sui tre punti sopra richiamati! Se la sinistra “moderna” è quella descritta da Scalfari, meritava di finire ben prima di adesso. Per rinascere, dovrebbe proprio ritornare sui suoi passi. Seguendo la trilogia precedente, dovrebbe in primo luogo battersi per ridare fiducia e nerbo ai partiti, come prevede l’articolo 49 della nostra Costituzione, “la più bella del mondo”; in secondo luogo, dovrebbe rinverdire l’ideologia progressista, collegandosi agli ideali dell’unica sinistra democratica che c’è al mondo, quella del socialismo laburista e democratico europeo e del democratico-socialista americano Bernie Sanders: un movimento politico che da anni e anni è dato per finito, ma che invece resta l’unico ancoraggio per non soccombere alla demagogia, per provare ad impedire che intere schiere di popolo di sinistra – operai e impiegati di vecchio e nuovo stampo, ceto medio, giovani, disoccupati… – votino a destra o per liste populiste qualunquiste o si rifugino nell’astensione. In terzo luogo, chi ha nel cuore la democrazia dovrebbe capire l’importanza di ridare onore e prestigio alla politica, sottraendola alla denigrazione esercitata dal potere mediatico e alla subordinazione alle “burocrazie amministrative e giudiziarie”, che spadroneggiano dall’alto delle corti, delle procure, dei ministeri, avverte il prof. Panebianco: “I politici o sono al loro servizio o sono troppo deboli per tenerle a bada. Lasciate a se stesse quelle burocrazie ci preparano un futuro di autarchia e di declino economico e culturale. Chi fosse interessato a far restare il Paese nel mondo moderno dovrebbe porsi il problema di come tagliare loro le unghie”. Una conclusione da condividere e che la sinistra dovrebbe far propria: altro che sinistra delle procure, delle caste giudiziarie e burocratiche.

Nicola Zoller
Direzione nazionale Psi

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Commenti all'articolo
  1. A me pare che sia scomparsa quella “sinistra” che veniva perseguita dal giornale “La Repubblica” nato per favorire l’incontro tra democristiani e comunisti. In fondo il PD era proprio questo, favorito dal progressivo sgretolamento identitario di quelle due forze politiche. Annacqua annacqua, di sinistra c’era rimasto ben poco (cito solo il c.d. “Jobs Act”, tanto per dare l’idea) e quel poco l’aveva annichilito Renzi.

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