martedì, 18 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Torneo di Indian Wells: Del Potro avanti tutta, si afferma la Osaka
Pubblicato il 23-03-2018


del-potroIl recente torneo di Indian Wells ha portato due grossi risultati. Innanzitutto l’affermazione che consolida il ritorno di forma – tra l’altro per sua stessa ammissione – di Juan Martin Del Potro. Il campione argentino non solo diventa il nuovo numero sei al mondo, guadagnando molte posizioni in classifica ed entrando a pieno regime nella top ten, ma si toglie anche la soddisfazione enorme di battere in finale ad Indian Wells appunto lo svizzero Roger Federer. In tre set, con il punteggio di 6/4 6/7(8) 7/6(2). Da evidenziare la grande sportività di entrambi e la loro amicizia in un abbraccio finale sincero; sicuramente, altrettanto da sottolineare, la particolarità di una finale un po’ anomala. Infatti, in primis la presenza di un pubblico un po’ rumoroso (più fragoroso rispetto alla norma) ha agitato un po’ gli animi dei due tennisti: incitando molto Del Potro, lo ha un po’ deconcentrato, innervosendo – al contempo – l’elvetico. Entrambi, poi, si sono lamentati dell’arbitraggio, per certe chiamate dubbie e non condivise, mentre avrebbero voluto più “controllo” da parte sua di ciò che accadeva in campo e fuori. Infine, per la prima volta in assoluto nella storia del tennis, si è visto il numero uno indiscusso nervoso come non mai; e pertanto anche falloso più del solito. Federer ha commesso molti errori banali per lui, sbagliando anche volée facili per un talento come il suo; ma forse complice il forte vento o il caldo di un orario di punta a Indian Wells. Forse Roger ha pagato un errore tattico, di insistere troppo sul dritto potentissimo di Del Potro, che lo ha lasciato fermo più volte, con accelerate fulminanti che ha potuto solo seguire immobile con lo sguardo da lontano. Neppure il supporto della moglie sugli spalti è stato sufficiente a sostenerlo sino alla fine. Bravo lo svizzero a rimontare al terzo set, vincendo un lottatissimo tie-break al secondo set; vice-versa ha giocato meno bene quello del terzo set, sprecando tre match point, con la possibilità di chiudere 6/4 per poi pareggiare invece sul 5 pari; a quel punto era inevitabile il tie-break, ma non lo ha impostato bene l’elvetico che è andato subito molto sotto nel punteggio, anche se abile successivamente a recuperare; ma non è bastato, alcuni errori clamorosi gli hanno impedito di mettere il suo sigillo sul trofeo e di completare la rimonta. Capita anche ai migliori di avere giornate no; sicuramente questa partita meno brillante nulla toglie al valore tennistico e sportivo di Federer, e non inficia la sua eccellente carriera – che lo vede forte del primato alla conduzione della vetta della classifica mondiale -. Anche Del Potro conferma di essere tornato e di essersi ritrovato, nonostante i problemi al polso che hanno fatto sì che il suo rovescio non sia più quello di prima. Convalida la vittoria facile su Kevin Anderson in finale, con un doppio 6/4 senza storia, della settimana precedente al torneo di Acapulco.

Sicuramente per entrambi vale il discorso di vedere l’andamento del match molto indirizzato dal rendimento al servizio: più alto è quest’ultimo, più facile la vittoria. E questo lo si è visto anche nel femminile. Nella sezione Wta si impone una giovane esordiente come la ventenne Naomi Osaka. Vince sulla coetanea Kasatkina in una finale veloce terminata per 6/3 6/2, senza che la russa sia riuscita a trovare un modo per impensierire quantomeno la giapponese. Tuttavia Daria si dimostra avversaria non da poco e tennista più che valida: non solo centra il suo best ranking, piazzandosi alla posizione n. 11 del mondo, ma elimina una dopo l’altra avversarie del calibro di: Sloane Stephens (che batte per 6/4 6/3 e vincitrice dell’ultima edizione di settembre scorso 2017 degli Us Open, dove si impose su Madison Keys per 6/3 6/0); la danese, e attuale n. 2 al mondo, Caroline Wozniacki (sconfitta per 6/4 7/5, vincitrice lo scorso gennaio degli Australian Open su Simona Halep in tre set: per 7–6, 3–6, 6–4); la tedesca Angelique Kerber, umiliata con un netto e severo 6/0 6/2 (tra l’altro la tedesca aveva vinto il torneo di Sydney in gennaio, con un doppio 6/4 sulla Barty, che l’aveva portata al n. 10 della classifica mondiale); poi Venus Williams in tre set, in una semifinale combattutissima, con il punteggio di: 4-6 6-4 7-5; brava la russa ad approfittare di qualche errore di troppo, nei momenti decisivi, dell’americana e a sfruttare ogni chance. Nella semi-finale ha sicuramente vinto con la praticità di una tattica essenziale, di contenimento e di difesa, respingendo ogni colpo e tenendo sempre in campo le palle, anche con tiri privi di peso, così da costringere Venus a rischiare di più, sprecare più energie, sbagliando maggiormente e facendola stancare con un dispendio di energie superiore; non semplice tirare su colpi lavorati, palle basse o in back, per poi variare l’intensità, accelerando improvvisamente con tiri profondi e più violenti. Intelligente e furba la Kasatkina, che forse – però – poi nella finale ha pagato un po’ di stanchezza per il duro match, chiedendo più volte il coaching e prendendosi forse un anti-dolorifico o un integratore. Venus sicuramente ha mostrato un bel gioco; poi si è resa protagonista di una notizia importante per il torneo e per tutto il tennis femminile. Innanzitutto ha battuto la sorella Serena per 6/3 6/4, ma la più piccola delle Williams già aveva vinto la sua conquista più grande; in primis per essere tornata a giocare dopo la lunga assenza e il recente posticipo che aveva comunicato (dopo il forfait agli Australian Open) e aver subito sconfitto la Diyas per 7/5 6/3, e poi la Bertens per 7/6 7/5; poi, sicuramente, la nascita di sua figlia è una gratificazione superiore, così come il gesto d’amore del marito, che ha fatto mettere dei cartelloni a seguire in successione a formare la scritta ‘sei la più grande mamma del mondo’. Ma Serena ha dimostrato, forse soprattutto a se stessa, di essere quella di sempre, la numero uno dentro, per il suo carattere combattivo: subito dopo il parto ha rischiato di morire per un embolo, come le accadde già in passato; il fatto di aver superato questo pericolo enorme, rende tutte le altre battaglie tennistiche in campo irrilevanti quasi, poca cosa. Un’altra tennista che si è contraddistinta nella sezione femminile è Simona Halep; la rumena si ferma nuovamente a un passo dal trionfo, forse ha ceduto fisicamente, o forse si è fatta sorprendere dalla maggiore vivacità tattica ed incisività ed esplosività ei colpi, più in pressione, della Osaka: sicuramente il 6/3 6/0 incassato dalla nipponica in semifinale pesa alla numero uno al mondo; ma non è una coincidenza questa vittoria strabiliante della giapponese. Onore al merito alla rumena che rimonta due duri match al terzo set: prima contro la Dolehide e successivamente contro la Martinic (dunque forse un po’ di stanchezza accumulata per lei). La Osaka, d’altronde, aveva eliminato ai primi due turni campionesse come Maria Sharapova (con un doppio 6/4) e la Radwanska (per 6/3 6/2). Per la russa e per la polacca continua il periodo negativo, ma fase ‘no’ anche per la ceca Pliskova, che perde proprio dalla Osaka con un netto 6/2 6/3; ma quello che stupisce sono le percentuali molto basse al servizio, sia di vincenti con la prima che con la seconda palla di battuta, da parte sua: lei che di solito piazza aces a raffica.

Nulla di regalato per la giovane ventenne, ma tutto guadagnato e meritato. A proposito di talenti precoci, non si può non menzionare la vittoria all’Atp 250 di Delray Beach di Frances Tiafoe (sempre 20 anni): impartisce una dura lezione, con tiri da maestro, al giovane statunitense Peter Gojowczyk, sicuramente afflitto da problemi fisici, ma pesante il risultato finale di 6-1 6-4; è sembrata più un riscaldamento, uno sparring partner quasi, che una battaglia alla pari tra due tennisti. È stata netta la differenza tra loro. Del resto Tiafoe aveva già dimostrato di meritare la vittoria e la conquista del titolo, dopo aver sconfitto Ebden in tre set (6-2 2-6 6-2), Del Potro (per 7-6 5-6 7-5), Chung (per 5-7 6-4 6-4) e poi Shapovalov in due set. Sicuramente gli sarà utile l’assegno di 100mila dollari, per questo ventenne ora arrivato al n. 61 del mondo, che invece di guardare i cartoni animati da piccolo seguiva Tennis Channel. Un talento predestinato, che ha coltivato con ostinazione la sua passione e ne ha fatto il mestiere della vita.

Un altro giovane, che ha pochi anni in più, è l’argentino Diego Schwartzman. Classe ’92, nato a Buenos Aires, ha conquistato il torneo ‘di casa’ quasi a Rio de Janeiro sull’altro superfavorito Fernando Verdasco, su terra rossa, per 6/2 6/3. Circa 179mila euro di montepremi per lo spagnolo e 300 punti importanti; viceversa, 381mila dollari circa e ben 500 punti per il vincitore, premiato da Guga Kuerten sul campo intestato proprio a lui. Commovente la dedica della vittoria alla zia ‘malata’ diciamo, che stava attraversando un periodo difficile e complicato per problemi fisici di salute.

Tra l’altro proprio Verdasco aveva battuto il nostro Fabio Fognini (per 6/1 7/5), messo in difficoltà da uno spagnolo veramente in giornata e con un gioco vivace e strabiliante: sorpreso nel primo set nettamente, che corre via veloce e rapido in poco tempo, nel secondo Fabio prova a reagire, ma non basta per portare il match al terzo. Tuttavia l’azzurro saprà rifarsi nel successivo torneo di San Paolo in Brasile, dove si imporrà in tre set in finale su Nicolas Jarry per 1/6 6/1 6/4, rigirando un match che lo vedeva partito molto male e sempre in recupero sui colpi ostici di Jarry, che lo spostava molto da una parte all’altra del campo, lo attaccava e lo passava appena l’azzurro veniva a rete. Poi il cambio di schema, aiutandosi con palle corte di precisione, ritrovando la sua sensibilità sulle corde della racchetta (che nel primo set lo aveva un po’ abbandonato), lo ha portato a riprendere le redini del gioco e della partita, fino al break decisivo nel terzo set con cui ha chiuso, festeggiando e dedicando al figlio Federico la vittoria. L’italiano raggiunge la posizione n. 19 al mondo, la n. 18 per Schwartzman. Dopo il trionfo del ligure, in tema di colori azzurri, c’è da annoverare il successo di Sara Errani: all’ Oracle challenger series-Indian Wells (della categoria 125S), parte dalle qualificazioni, ma arriva in finale e vince sulla Bondarenko per 6/4 6/2, aggiudicandosi il 10° titolo in carriera e il primo in questa categoria 125S.

Infine, nel maschile si fa notare anche Lucas Pouille, che entra in top ten al posto n. 10 della classifica mondiale. In finale ben tre volte in tre tornei differenti di seguito sul cemento, evidentemente è la sua superficie preferita e ne porta a casa una: vince a Montpellier in un derby in finale su Richard Gasquet, conquistando un match difficile con il connazionale che stava giocando molto bene; ma lui sa fare di meglio conquistando prima il primo set con un tie-break giocato impeccabilmente e vinto per sette punti a due; dopo trova sempre più fiducia fino a chiudere il secondo set per 6/4 conquistando il break necessario. In seguito arriva in finale anche nell’altro torneo francese a Marsiglia, ma perde dal giovane Karen Chacanov, altro 21enne che si impossessa di una coppa in questo inizio di 2018. Dopo Tiafoe, anche lui conquista il titolo a Marsiglia per 7/5 3/6 7/5, bravo a rientrare nel match e a ritrovare quella dinamica vincente che gli aveva permesso di conquistare il primo set: anticipando i tempi di Pouille, aggredendolo e venendo avanti a rete, mettendogli pressione accelerando i colpi in profondità, velocità e potenza, con più precisione e sensibilità di corda. Da notare la sportività di entrambi, nell’abbraccio lungo e amichevole a fine partita tra Chacanov e Pouille. Nel successivo torneo di Dubai i due si re-incontreranno e Pouille riuscirà a vendicarsi, sconfiggendolo ai primi turni, e spingendosi fino in finale. Pouille ricercherà il secondo titolo qui negli Emirati arabi, ma di fronte ha un ostico e insidioso Bautista Agut che non gli lascerà scampo e si imporrà per 6/3 6/4: troppo più brillante il suo gioco, più sprezzante del rischio con tempi più rapidi, con giocate d’istinto e più precise; più merito suo che demerito di Pouille dunque tale vittoria. Quest’ultimo si conferma tennista degno del posto che ricopre in top ten, così come è indiscusso il talento dell’ostico Bautista Agut.

Barbara Conti

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