martedì, 18 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Un mondo a parte. Gustaw Herling, un testimone scomodo del gulag
Pubblicato il 19-03-2018


gustaw_herling_bigDomani 20 marzo Marta Herling presenta al Polo del ’900 di Torino il romanzo autobiografico “Un mondo a parte” del padre Gustaw, scrittore polacco (Kielce, 20 maggio 1919 – Napoli, 4 luglio 2000). La nuova edizione, pubblicata nella collana dei classici Mondadori con l’introduzione di Francesco M. Cataluccio, è un testo prezioso considerato uno dei capolavori della letteratura di testimonianza del XX secolo. Il libro presenta una storia accidentata, perché – pubblicato a Londra nel 1951 – aveva precorso i tempi in quanto raccontava le peripezie trascorse tra il marzo 1940 e il gennaio 1942 nel gulag sovietico di Ercevo, anticipando così le denunce del regime stalinista e degli orrori di un sistema su cui era meglio tacere.
Il gulag di Ercevo, ubicato nel comprensorio di Kargopol sul Mar Baltico, era un campo di lavoro adibito alla raccolta del legno per costruzioni, che veniva poi smistato con linee ferroviarie e utilizzato dai più fortunati danarosi. La vita dei prigionieri era disumana: 40 gradi sotto zero con lavori massacranti, resi ancora più duri dalla scarsa alimentazione (300 grammi di pane più un mestolo di minestra) e insopportabili per la presenza di delinquenti comuni. Nel campo vi erano infatti diversi livelli di prigionieri: i “bytovik”, ossia i criminali comuni con condanne lievi, i criminali più pericolosi denominati “urka” e i “belorucki” prigionieri politici. Di questa struttura concentrazionaria Herling descrive una situazione tremenda e realistica, non dissimile da quella lasciata da Dante Corneli (Tivoli, 6 maggio 1900 – ivi, 10 settembre 1990), che pone l’accento sul vasto ed eterogeneo universo politico costituito da anarchici, socialisti e comunisti dissidenti e quanti avessero formulato una lieve critica al regime staliniano. Nel gulag sovietico vigeva un sistema di controllo efficiente da parte di funzionari, che arrestavano i prigionieri per motivi futili e spesso per accuse false: sabotaggio della produzione, spionaggio, cospirazione contro la patria, tradimento e controrivoluzione. Su questo apparato burocratico vigilava la terribile polizia segreta NKVD (poi diventata KGB), che ricorreva ai metodi più crudeli per estorcere confessioni e costringere i prigionieri al lavoro forzato.
Pubblicato per la prima volta nel 1958 da Laterza, il libro fu stampato dall’editore barese per il legame parentale che legava Herling a Benedetto Croce: sposò in seconde nozze la figlia del filosofo abruzzese – napoletano. Un incontro fortunato, quello con Croce, ma più determinante quello con la figlia che lo aiuterà nelle sue fatiche intellettuali e nella stesura dei suoi libri: sino agli ultimi giorni scriverà il Diario scritto di notte (Milano 1992), un’opera in più volumi, di cui è apparso solo il primo che raccoglie gli scritti che vanno dal 1970 al 1987.
Il libro Un mondo a parte fu invece ignorato completamente nella cultura di sinistra e, ad eccezione di Ignazio Silone e di Leo Valiani, passò inosservato. Entrambi compresero il valore del libro per l’accento che Herling pose sull’universo concentrazionario, descritto con stile asciutto e limpido, senza lasciarsi trascinare dalle emozioni e dai sentimenti personali. Rancore, odio, fame, dolore non investono la sfera personale e non influenzano la scrittura di Herling, che manifesta un distacco dai patimenti subiti, dimostrando una profonda conoscenza della letteratura russa, senza identificare mai il regime sovietico con la letteratura, la musica, la poesia e i costumi di un popolo. “I libri di polemica politica – scrisse Silone – hanno una vita effimera; essi durano quanto le circostanze della polemica; ma se un libro tocca il fondo della sofferenza umana, se esso la vede con occhi di pietà e la ritrae con i mezzi dell’arte, anche se la sua origine fu occasionale, essa certamente sopravvive ed entra a far parte del patrimonio spirituale che l’umanità si tramanda di generazione in generazione”.
Tuttavia la successiva edizione (Rizzoli, Milano 1965) non modificò la situazione: Gianni Toti recensì criticamente il libro su “Paese Sera”, chiedendo alle autorità italiane di espellerlo dall’Italia. Lo scrittore polacco non godeva larga simpatia negli ambienti culturali di Napoli, dove viveva dal 1955 dopo essere stato liberato dal gulag e avere trascorsi alcuni anni a Montecassino. Come studioso della letteratura polacca sin dagli Trenta, Herling manifestò fin da giovane un originale talento letterario, che espresse proprio nel romanzo “Un mondo a parte”, pubblicato in lingua inglese nel 1951. Come testimone del gulag sovietico, egli venne apprezzato da Bertrand A. Russell che scrisse un’introduzione elogiativa per quella “rara forza descrittiva, semplice e vivida” e per la sincerità della sua narrazione personale: il tentativo di fuga dalla Polonia, l’arresto da parte della polizia sovietica e la condanna a cinque anni nel campo di concentramento sovietico. Dal suo soggiorno a Napoli fino all’edizione francese del 1985 a quella nuova del 1994 per l’editore Feltrinelli, il romanzo di Herling subì l’ostracismo della stampa comunista, che cominciò a declinare grazie all’intervento favorevole di Albert Camus e al parere favorevole di Ignazio Silone e Nicola Chiaramonte.
Come collaboratore del periodico “Il Mondo”, Herling pubblicò negli anni 1954-1958 articoli sulla letteratura russa (Gorki, Dudinzev, Pasternak). Ma scrisse anche sulla rivista “Tempo Presente”, dove pubblicò negli anni 1956-1968 una serie di articoli sull’Unione Sovietica e sull’Europa orientale, incentrati su una critica devastante della dittatura comunista e sulla difesa di un socialismo democratico. Furono anni di grande impegno culturale, come emerge dalla collaborazione a questi periodici e dalla pubblicazione dei racconti “Pale d’altare (Silva, Genova 1967). La posizione politica di Herling, che egli stesso presentava come una sorta di “anticomunismo socialista”, non fu gradita agli epigoni della cultura marxista, che lo tacciarono di essere un rappresentante della cultura di destra. Un atteggiamento che cominciò a cambiare dopo il 1989, in parallelo alla diffusione e al successo delle sue opere in Polonia. In tutte le sue opere, come già in Un mondo a parte, lo scrittore polacco – poi diventato napoletano – esprime uno stile narrativo, che riesce a conciliare il vissuto quotidiano con un pensiero profondo dell’esistenza umana, da cui si possono cogliere spunti di grande apertura sociale.

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