sabato, 17 novembre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Verso le consultazioni. Scintille tra Salvini e Di Maio
Pubblicato il 28-03-2018


Salvini-e-Di-Maio

A una settimana dall’avvio delle consultazioni e dopo pochi giorni dall’accordo sulle presidenze delle Camere il barometro politico tra Salvini e Di Maio torna a segnare brutto tempo.

“Io al Colle vado da solo. Così ha scelto il centrodestra, per la prima volta va bene così…poi vediamo…”. Ha detto Matteo Salvini, parlando al Senato, confermando che il centrodestra andrà alle consultazioni con delegazioni distinte. “Ma da solo – ha detto ancora – Di Maio dove va…Voglio vederlo trovare 90 voti in giro, che dalla sera alla mattina si convincono. E poi 50 voti sono molti meno di 90”.  Dichiarazioni a cui risponde il capogruppo Pd Graziano Delrio: “I voti del Pd non sono a disposizione. Decidiamo noi”.

Entrambi si candidato a Palazzo Chigi, ma la questione dirimente è con quale maggioranza. Un posizionamento tattico ovviamente. Alzare i toni ora per vedere la reazione dell’alto e per alzare la posta in gioco. Ecco perché per qualche giorno ancora assisteremo a un posizionamento delle truppe. Inoltre i due devono fare i conti con la realtà. Dalle elezioni non sono usciti vincitori. Nessuno infatti ha una maggioranza in tasca. Certo Pd e Fi sono usciti ammaccati dalle urne, ma né il centrodestra né il M5s hanno il 50% più uno dei voti. È quindi necessario trovare un accordo e una convergenza. Da qui la necessità di presentarsi al tavolo mostrando i muscoli.

La prossima settimana Luigi Di Maio e Matteo Salvini si incontreranno per la prima volta in campo neutro. Ma la tensione aumenta perché il leader dei 5 Stelle sta puntando i piedi sulla presidenza del Consiglio. Vorrebbe essere lui a ricevere l’incarico pieno da premier dal capo dello Stato perché, sostiene, rappresenta il primo partito con il 32% mentre il capo leghista “solo il 17%”, non certo tutto il centrodestra, ovvero il 37%.

In più Di Maio non vuole saperne di Forza Italia. “Siamo aperti a tutti ma non riabiliteremo certo Berlusconi” dicono i pentastellati. Salvini ovviamente parte delle considerazioni opposte: “Parto dal centrodestra con loro abbiamo preso i voti. Non è il momento per preclusioni. Se si dice ‘fuori Forza Italia’ non se ne fa niente e arrivederci”. Lo stesso discorso per Salvini vale per l’approccio alla presidenza del consigli: “Se si dice ‘o io (Di Maio ndr) premier o niente’ non è il modo giusto per partire. Altrimenti che discussione è? Io invece – ha ricordato a Porta a Porta – ho già fatto passi indietro per far partire il lavoro delle Camere, ma non è che possiamo fare passi indietro su passi indietro e gli altri nulla».

Di Maio invece insiste, afferma che gli italiani si sono espressi indicando il premier, “espressione della volontà popolare”, dimenticando che né la legge elettorale né la Costituzione prevedono la figura del candidato presidente del Consiglio. Una giravolta un po’ contraddittoria per chi, per anni, ha fatto da paladino del sistema parlamentare che porta all’elezione del premier solo con la doppia fiducia di Camera e Senato.

Entrambi minacciano la possibilità di un nuovo voto in caso di fallimento delle trattative sul governo. Premesso che indire elezioni e sciogliere le Camere spetta al presidente della Repubblica, Lega e 5 Stelle non avrebbero nulla da perdere in questa ipotesi. A temere sono le forze ammaccate dal turno elettorale, sono quelle vedono questa ipotesi, al momento abbastanza remota, come fumo negli occhi.

Insomma è obbligatorio trovare una convergenza per dar vita a una maggioranza che sostenga un governo. Leggendo i programmi, le affinità più forti si sono trovate più tra Lega e M5s che tra M5s e Pd. La settimana scorsa è quindi partito il dialogo tra i due leader nuovi, che hanno subito trovato un feeling naturale: giovani, pragmatici, dai modi spicci. Ma al momento nessuno può cedere. Che altro non è che mettere in modo chiaro sul tavolo richieste e paletti. Ed ecco perché al Quirinale Sergio Mattarella ha lasciato tempo per chiarirsi le idee e si prepara a fare più di un giro di consultazioni. Da politico saggio e paziente sa che quasi sicuramente non basterà un solo giro di consultazioni, perché il primo servirà ai partiti per dichiarare le posizioni di partenza. Solo dal secondo giro, auspicabilmente, si comincerà a fare sul serio, avviando una mediazione, piallando gli angoli e limando le asperità. Nei palazzi della politica molti attendono di vedere se spunterà un terzo uomo che potrebbe mettere d’accordo tutti e ricoprire il ruolo di premier.

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Sergio Mattarella Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento