lunedì, 16 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

40 anni di legge 194 e gli attacchi alle donne
Pubblicato il 12-04-2018


Recentemente sono stati tre gli attacchi nella Capitale a quello che è un diritto garantito alle donne dal 1978. Per i quarant’anni della 194, le “celebrazioni” sono state molteplici. Prima un manifesto illustrato di 7×11 metri sul fianco di un palazzo di Via Gregorio VII, poi uno striscione all’ingresso della Casa Internazionale delle Donne a Via della Lungara, affissi rispettivamente dalla Onlus ProVita e dal collettivo di estrema destra Forza Nuova. Inoltre questa mattina alle 11.00, al Senato (Palazzo Madama), è stato organizzata una conferenza stampa per promuovere una petizione contro la legge 194 (“Per la salute delle donne. Le gravi conseguenze dell’aborto sul piano fisico e psichico”) da parte del movimento ProVita insieme a Lega e Fratelli d’Italia.

E così ci viene offerta l’occasione imperdibile di parlare di aborto non solo in termini di salute, ma anche perché è rilevante analizzare come funzioni il servizio che permette l’applicazione di un diritto.
Ricordiamo infatti che sul territorio nazionale sono molte le problematiche legate all’alto tasso di obiezione di coscienza e al rischio che corrono le donne che incontrano obiettori di coscienza in sala parto (caso di Valentina Milluzzo).

Questa mattina, alla conferenza stampa organizzata a Palazzo Madama, è stato affermato che le donne che decidono di abortire non sono correttamente informate delle conseguenze che questa pratica comporta. Questo non è solo falso da un punto di vista medico-legale, poiché sarebbe illegale appunto offrire un servizio sanitario che implica una procedura chirurgica o terapeutica senza far firmare al paziente il consenso informato, ma si tratta anche di un affronto alla donna, che non viene considerata in grado di cercare ed analizzare le informazioni necessarie per prendere una decisione consapevole.
Il movimento ProVita ha inoltre sottolineato che il Ministero della Salute ha sottostimato le complicanze legate all’aborto. Se si legge l’ultima “Relazione del Ministero della Salute sulla attuazione della legge contenente norme per la tutela sociale della maternità e per l’interruzione volontaria di gravidanza – legge 194/78”, si apprende in 131 pagine che l’analisi dei dati del 2016 è precisa, basata su dati scientifici e statistici e che tiene conto di tutti gli aspetti dell’IVG; viene esplicitamente riportato che “generalmente l’IVG effettuata in una struttura sanitaria da personale competente è una procedura sicura con un rischio di mortalità inferiore all’aborto spontaneo e al parto”.
Dire che i dati sull’aborto non sono completi e che vi è una sottostima delle sue conseguenze, equivale ad ammonire le fonti scientifico-statistiche del Ministero.
Ma, se da un lato sottolineiamo l’importanza di queste analisi, dall’altro vogliamo sollevare una critica. Ci si dovrebbe chiedere infatti quali siano i dati relativi agli aborti che non vengono praticati nelle strutture competenti (aborti clandestini), poiché in questa relazione il paragrafo sulla stima degli aborti clandestini include anche l’utilizzo della contraccezione d’emergenza. A questo proposito infatti l’ammonimento del movimento ProVita circa le conseguenze fisiche e psicologiche dell’aborto è stato accompagnato questa mattina dall’ennesimo attacco all’utilizzo della pillola del giorno dopo, che è stata paragonata a una pillola abortiva. Questa è una grave dichiarazione non scientifica: la funzione di questo farmaco è basata sul meccanismo di ritardo del processo ovulatorio, quindi non ha niente a che vedere con un’interruzione di gravidanza, poiché agisce prima che avvenga il concepimento.

Vogliamo inoltre ricordare che in Francia fare pressioni per convincere le donne a non abortire è un reato e riteniamo debba diventare tale anche in Italia.
Per rispondere alle gravi falsità che tentano di minacciare un diritto alla salute e libertà, invitiamo ogni categoria* capace di esprimersi basandosi su fonti scientifiche e tenendo conto di un diritto che difende la salute e la libertà, ad intervenire in questo dibattito bio-etico, politico, sociale e medico.
(*giornalismo, medicina, politica, intellettuali, università..)

Laiga – Libera Associazione Italiana Ginecologi per l’applicazione della legge 194/78.

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