sabato, 15 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

A Bologna per discutere
Pubblicato il 06-04-2018


La prima conferenza indetta dal segretario del Psi si svolge sabato 7 aprile a Bologna al Savoia Regency, via del Pilastro 3. E’ il primo momento di confronto coi dirigenti periferici e i militanti dopo le elezioni del 4 marzo, al vaglio di una discussione solo dal parte della segreteria coi segretari regionali. Si dovranno verificare alcune cose non di poco conto. La prima è la volontà comune di andare avanti nonostante il risultato elettorale particolarmente modesto della lista presentata assieme ai verdi e ai prodiani. Se marciare ancora con quella coalizione o in altro modo. Poi dovremmo affrontare il problema di come attrezzarci in vista delle prossime scadenze comunali e regionali che bussano alle porte. Se presentare liste di partito, se ripresentare Insieme, se dare vita a liste civiche o di coalizione.

Più in generale dovremo affrontare il tema del disastro a cui è andato incontro il centro-sinistra, di come gettare le fondamenta di un nuovo condominio dopo che quello vecchio è crollato. Evidente che è molto difficile, anzi impossibile, pensare al nostro monolocale se il codominio dove è situato non viene ricostruito. Dobbiamo interrogarci su cosa siamo noi, su come viviamo, su cosa dobbiamo difendere e dove orientare politicamente la nostra piccola comunità. Personalmente penso che noi siamo oggi una comunità composta di tre piani che non sono dipendenti l’uno dall’altro. Innanzitutto quello storico-editoriale, che dobbiamo preservare, anzi sviluppare ed esaltare, organizzato attraverso l’Avanti, Mondoperaio, la fondazione Il socialismo, l’archivio digitale dell’Avanti che verrà al più presto presentato, altre iniziative che possiamo mettere in cantiere.

Poi siamo anche una comunità di amministratori locali, che continuano ad esistere in buon numero su tutto il territorio, che vanno meglio coordinati e orientati. E siamo anche una comunità politica che cerca un orizzonte verso il quale incamminarsi. Magari il percorso politico potrebbe anch’esso essere composto di tre tappe. E non solo perché, come pensavano i latini, “omne trinum est perfectum”. La prima potrebbe coincidere con una sorta di costituente socialista aperta a tutti, anche simpatizzanti, critici, circoli che non vogliono rinunciare a un’identità. Si potrebbe anche prevedere una riforma del nostro statuto e consentire, sul modello radicale, la doppia tessera, per ampliare la nostra area di influenza. La seconda potrebbe essere la costituzione di una sorta di federazione coi verdi e i radicali pannelliani, coi quali già abbiamo registrato una sostanziale uniformità di vedute. La terza l’approdo a un nuovo soggetto riformista della sinistra italiana con nome nuovo, programma nuovo, e nuovo leader. Vedremo. Su una cosa dobbiamo essere chiari. I nostri due parlamentari dovranno misurarsi con un’opposizione senza sconti a un governo che faccia perno sul movimento Cinque stelle e la Lega. Una volta si pensava che il potere logorasse quelli che non ce l’avevano. Oggi è l’opposizione che logora quelli che non la fanno.

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Commenti all'articolo
  1. Caro direttore, con il tuo articolo in primis hai usato il termine “preservare”, primum vivere.
    Per gli amministratori, suggerisci ” coordinati e orientati “, sarebbe interessante sapere da chi, ed in quale direzione, facendo parte questi ultimi, per lo più, di compagini civiche.
    In prospettiva, per il futuro prossimo auspichi una “Costituente” dove chi vi partecipa o intende farlo non deve “Rinunciare a una sua identità” .
    Sbianchettando con “Nuovo” tutto il divenire.
    Il tutto decisamente incartato, e a mio parere anche male.

  2. Forse sto interpretando male le parole del Direttore, ma quando leggo “un’opposizione senza sconti a un governo che faccia perno sul movimento Cinque stelle e la Lega” ricavo l’idea che ci si dovrebbe opporre “a prescindere”, il che, al di là di come la si pensi politicamente, non mi sembrerebbe l’atteggiamento più naturale per una forza riformista, la quale dovrebbe innanzitutto interrogarsi sulle ragioni che hanno fatto aumentare il consenso per le due suddette formazioni e, se del caso, non respingere le loro eventuali buone proposte o, in alternativa, saperne formulare delle proprie in grado di raccogliere adesione nel corpo elettorale.

    Io non credo cioè che si possa insistere nel vedere, in casa d’altri, populismo, nazionalismo, razzismo, ecc…, perché significherebbe che non si vuole tener conto di come si sta generalmente orientando il voto nel resto del Vecchio Continente, dove sembrano rispuntare un po’ ovunque le identità nazionali – per le quali del resto, e se non erro, diversi popoli si sono spesi nel periodo a cavallo tra Ottocento e Novecento – e il non considerarlo mi sembrerebbe abbastanza incoerente rispetto alla cultura politica di un partito riformista, che tradizionalmente è portato ad unire idealità e realismo (e il realismo comporta di dover prendere atto degli accadimenti e degli “umori” popolari).

    Quanto agli “amministratori locali, che continuano ad esistere in buon numero su tutto il territorio, che vanno meglio coordinati e orientati”, non me ne voglia il Direttore, ma ci andrei personalmente piuttosto cauto nel volerli indirizzare politicamente, perlomeno fino a quando il PSI non avrà trovato “un orizzonte verso il quale incamminarsi”, così da non correre il rischio, da un lato, di assistere al ripetersi del risultato elettorale del 4 marzo, oggettivamente poco appagante, e perché, dall’altro, proprio dal livello locale potrebbero nascere esperienze diverse e “innovative”, circa ad esempio le alleanze, da riproporre semmai sul piano nazionale.

    Paolo B. 09.04.2018

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