lunedì, 15 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

A ottobre vendita Alitalia. Una bomba per Di Maio
Pubblicato il 30-04-2018


ALITALIAIl termine per concludere la vendita di Alitalia è slittato di sei mesi (fine ottobre). Nell’ultima riunione di aprile il governo Gentiloni, in carica per gli affari correnti, ha prorogato l’amministrazione straordinaria, fissando al 15 dicembre prossimo la restituzione del “prestito ponte” concesso un anno fa dallo Stato italiano per evitare il fallimento della compagnia aerea.
Tutto come previsto. Il decreto per allungare il commissariamento e l’amministrazione straordinaria era già pronto a metà aprile, cioè alla scadenza del termine per la presentazione delle “offerte vincolanti” prevista dalla vecchia procedura di vendita. Infatti era convinzione generale che – vista la situazione politica italiana – nessun concorrente si sarebbe fatto vivo con un esecutivo provvisorio e senza una controparte con cui negoziare, ossia un governo con pieni poteri in grado di chiudere una trattativa.

Invece, proprio sul filo di lana della scadenza, ecco le “offerte vincolanti”. La cosa ha sorpreso tutti, perfino Palazzo Chigi, ma a ben guardare una logica ce l’aveva: una mossa per stanare Lega e Cinquestelle. Perché la vittoria di Salvini e Di Maio alle ultime elezioni politiche ha complicato (e non poco) le trattative per la cessione della ex compagnia di bandiera. Prima del voto, l’accordo con la tedesca Lufthansa sembrava in dirittura d’arrivo. E si stava prospettando anche la seconda offerta, quella della cordata costituita da Easyjet, AirFrance-Klm, Delta Airlines e dal fondo americano d’investimento Cerberus. Ma dopo il 4 marzo crescevano soltanto i rumors su un intervento dello Stato.

Adesso con lo spostamento della vendita, l’offerta messa nero su bianco da Lufthansa rischia però di trasformarsi in una bomba a orologeria. Un ordigno pronto a esplodere ad ottobre quando il nuovo governo si troverà di fronte a un bivio: trattare con il colosso tedesco interessato a prendersi una compagnia ristrutturata, più piccola di quella attuale e con almeno duemila esuberi oppure far correre all’Alitalia il rischio del fallimento e della chiusura. Definitiva.

Sarà una prova del fuoco per il nuovo governo che, al di là della forma, avrà comunque come azionista di riferimento Cinquestelle e come spalla la Lega, cioè i due partiti che prima delle elezioni si sono schierati contro la vendita ai tedeschi ipotizzando un ritorno più o meno velato dell’azionista pubblico.

Non è quindi un caso se proprio adesso l’Unione europea, a un anno di distanza dal “prestito ponte” ha aperto il fuoco di sbarramento contro gli “aiuti di Stato” annunciando l’avvio di un’indagine sui 900 milioni prestati alla compagnia. Intanto Lufthansa aumenta il pressing, facendo sapere, per bocca del suo direttore finanziario, che se «il matrimonio con Alitalia non riuscisse», «un’alternativa» ci sarebbe: «scalare Air Dolomiti» e ingrandirla…

Felice Saulino
SfogliaRoma

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