sabato, 21 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

Ape volontaria, Ape aziendale, Rita. Un convegno sulle tre forme di flessibilità in uscita
Pubblicato il 16-04-2018


Previdenza

CUMULO INPS – CASSE PROFESSIONALI, RAGGIUNTA L’INTESA

L’Inps, al fine di evitare penalizzazioni per i lavoratori mobili in ambito pensionistico, nel corso dell’ultimo anno si è molto impegnato sia per trovare un’interpretazione capace di sbloccare l’attuazione della legge sul cumulo, sia per trovare un punto d’incontro con le Casse professionali private al fine di dare attuazione alla legge.

Il 28 marzo scorso, l’Inps e le casse professionali Inarcassa ed Enpam hanno raggiunto l’accordo su un nuovo testo di convenzione, che è stato già siglato. In linea col testo proposto la scorsa settimana alle Casse dall’Inps, gli oneri sostenuti per le procedure amministrativo-contabili necessarie per l’erogazione delle prestazioni saranno divisi in base alla quota di pensione erogata da ciascun ente. In particolare, il testo rimette a una commissione di esperti, designati pariteticamente dalle parti ed integrati con un componente indicato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ed uno indicato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, la determinazione dell’importo da ripartire, fermo restando l’immediato rimborso analitico delle commissioni bancarie sostenute. L’Inps si attende che nelle prossime ore possano pervenire le sottoscrizioni anche da parte delle altre Casse Professionali.

Il nuovo testo di convenzione sottoscritto permette da subito di sbloccare le lavorazioni delle domande già pervenute per procedere ai pagamenti delle pensioni in cumulo, mentre le parti potranno risolvere il problema della spartizione degli oneri amministrativi in un secondo momento, senza che ciò abbia ulteriori ripercussioni sui professionisti coinvolti. Le prime liquidazioni sono partite entro Pasqua e i relativi pagamenti sono stati resi disponibili a partire dal 20 aprile.

Lavoro

ASSEGNO DI RICOLLOCAZIONE AL VIA DA APRILE

Dal 3 aprile scorso è entrato a regime l’assegno di ricollocazione, il contributo economico che va da 250 a 5.000 euro per i servizi per il lavoro che offrono un’opportunità di impiego ad un disoccupato che sia almeno da quattro mesi percettore di Naspi, la nuova indennità di disoccupazione, ma anche a chi rientra nelle politiche di contrasto alla povertà (nel Rei) o è in cassa integrazione straordinaria.

Si tratta di un voucher, un ammortizzatore sociale introdotto dal Jobs Act, con cui lo Stato finanzia i programmi di formazione per disoccupati. A gestirlo è l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro (Anpal). Punta ad aiutare le persone senza lavoro nella ricerca di un’occupazione, offrendo un servizio personalizzato e intensivo di assistenza nei Centri per l’impiego, agenzie per il lavoro accreditate e fondazione consulenti del lavoro.

Un assegno che diventa tanto più pesante quanto più è difficile (per formazione, territorio e quant’altro) ricollocare il lavoratore in questione. La somma viene percepita dai centri per l’impiego, dalle agenzia per il lavoro o da altri enti accreditati se l’operazione ha avuto successo, cioè se ha portato a un contratto di lavoro.

A quanto ammonta – L’assegno di ricollocazione va da mille a 5mila euro se il disoccupato trova un nuovo impiego a tempo indeterminato, apprendistato compreso. Da 500 a 2.500 euro se si firma un contratto a termine di almeno 6 mesi. Nelle regioni considerate “meno sviluppate” (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia) si può scendere a 250 fino a 1.250 euro se si instaura un rapporto a tempo tra i tre e sei mesi.

L’entità dell’assegno varia anche a seconda della difficoltà di reinserimento occupazionale dell’interessato, stabilita nella fase di profilazione. Si terrà conto, tra l’altro, di età, sesso, livello di istruzione, collocazione geografica, precedente esperienza lavorativa.

Chi ne ha diritto – L’assegno può essere richiesto non solo da chi ha diritto alla Naspi da almeno quattro mesi ma anche dai beneficiari del Reddito di inclusione e dai lavoratori in accordi di ricollocazione. L’importo dell’assegno non viene corrisposto alla persona disoccupata ma al soggetto che si prende in carico il lavoratore; viene messo in pagamento soltanto a risultato occupazionale acquisito. Una novità appena introdotta riguarda la procedura prefigurata dall’ultima manovra grazie alla quale il servizio può essere anticipato per i lavoratori già in Cigs.

La procedura – Una volta che il disoccupato presenta domanda, sceglie chi eroga il servizio di assistenza: può essere un centro per l’impiego o un ente accreditato ai servizi per il lavoro. La richiesta dell’assegno è volontaria e si può presentare anche in via telematica. Il centro per l’impiego, entro 15 giorni, deve decidere se rilasciare o meno l’assegno dopo le verifiche. Se viene accettato si deve quindi elaborare il Patto di servizio personalizzato e il programma di ricerca intensivo. A quel punto il disoccupato deve partecipare agli incontri concordati e deve accettare le offerte congrue di lavoro ricevute. Se rifiuta può andare incontro a sanzioni che partono da una prima decurtazione dell’assegno e arrivano fino alla sua perdita totale.

Come funziona – Un tutor seguirà il disoccupato, proponendogli un programma di ricerca intensiva di una nuova occupazione. Il destinatario dell’assegno dovrà svolgere le attività individuate dal tutor e accettare le offerte di lavoro congrue, come definite all’articolo 25 del decreto legislativo 150/2015. Un eventuale rifiuto ingiustificato da parte del soggetto farà scattare dei meccanismi di graduale riduzione delle misure di sostegno al reddito. Il servizio sarà sospeso se la persona ottiene un’assunzione in prova o a tempo determinato e riprenderà nel caso in cui il rapporto di lavoro abbia avuto una durata inferiore a sei mesi.

Come ottenere l’assegno – La somma viene intascata dal centro per l’impiego o dall’agenzia privata per il lavoro “a risultato raggiunto”, cioè alla firma del contratto subordinato. Il disoccupato, per ottenere l’assegno, deve presentare al servizio pubblico (una novità è il coinvolgimento anche dei patronati) la dichiarazione di immediata disponibilità a lavorare, la “Did”, e richiedere la somma. Il servizio si conclude dopo 180 giorni, con una possibile proroga di altri 180 giorni in caso di assunzione con contratto di almeno sei mesi.

Bonus bebè Inps

PER I NATI NEL 2018 ASSEGNO CORRISPOSTO SOLO PER UN ANNO

La legge di bilancio 2018 ha previsto che l’assegno di natalità, il c.d. bonus bebè, erogato dall’Inps, venga riconosciuto anche per ogni figlio nato o adottato dal 1° gennaio al 31 dicembre 2018. La legge, pur in continuità temporale con la legge 190 del 2014, istitutiva dell’assegno e tuttora in vigore, presenta alcune differenziazioni opportunamente precisate con la circolare Inps n.50/2018. In particolare per i nati o adottati nel 2018 l’assegno è corrisposto fino al compimento del primo anno di età o del primo anno di ingresso nel nucleo familiare a seguito dell’adozione.

Dal 1° gennaio di quest’anno, dunque, l’assegno di natalità trova la sua disciplina in due distinte normative: la legge 205 del 2017, relativa agli eventi che si verificheranno nel corso del 2018, che prevede un assegno di durata massima annuale, e la legge 190 del 2014, riferita agli eventi verificatisi nel triennio 2015-2017, che prefigura un assegno di durata massima triennale e, proprio per tale specifico motivo, ancora in corso di applicazione.

Ape e Rita

IL PUNTO A ROMA CON GLI ESPERTI

Ape volontaria, Ape aziendale, Rita. E’ ruotata intorno alle tre forme di flessibilità in uscita dal mercato del lavoro la discussione nel corso dell’evento promosso di recente a Palazzo dell’Informazione, a Roma, da Manageritalia e Fondazione studi dei consulenti del lavoro. Un appuntamento che è stato anche l’occasione per presentare un protocollo di collaborazione in ambito previdenziale tra Manageritalia e Fondazione studi dei consulenti del lavoro. Manageritalia avrà la possibilità, in particolare, di accedere a un elenco di consulenti del lavoro specializzati in materia previdenziale.

“Siamo onorati che Manageritalia – ha spiegato Carlo Martufi, vicepresidente della Fondazione studi dei consulenti del lavoro- ci veda come interlocutori esperti nella valutazione delle situazioni delle persone che sono in uscita dal mercato del lavoro. Noi abbiamo già 100 consulenti del lavoro che sono specializzati in materia previdenziale, e altri 500 saranno formati grazie al supporto della nostra cassa previdenziale, l’Enpacl. Noi vogliamo essere di supporto a Manageritalia per l’analisi di queste soluzioni normative”. L’intesa punta anche alla realizzazione di eventi centrati sul tema della previdenza

“Ape e Rita – ha concluso – sono opportunità per valorizzare e ottimizzare i periodi contributivi per arrivare a una soluzione pensionistica”.

Soddisfatto anche Mario Mantovani, vicepresidente di Manageritalia. “Ape e Rita – ha spiegato – sono importanti perché permettono la flessibilità in uscita e danno la possibilità di garantire la sostenibilità del sistema ma anche alle persone di programmare il futuro. Sono dei tentativi di dare flessibilità, vedremo nei prossimi anni il successo che avranno. Stiamo dedicando sempre più tempo ai temi previdenziali. E siamo sempre più convinti che non si possano più correre rischi di cadere in situazioni di insostenibilità previdenziale. Con questo protocollo intendiamo avvalerci – ha aggiunto – di professionisti specifici come i consulenti del lavoro che conoscono i dettagli normativi per aiutare i nostri colleghi a programmare il proprio futuro previdenziale”.

E del futuro del nostro sistema previdenziale ha parlato anche Guido Carella, presidente di Manageritalia: “Noi vogliamo partire dalla valutazione degli indici demografici, che molto spesso purtroppo sono dimenticati o ignorati. Il nostro è un Paese che nel prossimo decennio avrà una composizione demografica fortemente focalizzata sugli over 60. Avremo un terzo del Paese che avrà un’età superiore ai 60 anni. E c’è un indice di natalità molto preoccupante. E tutto questo non può che farci riflettere su indici di sostenibilità a 10-20-30 anni del sistema pensionistico”.

“Io credo -ha sottolineato Carella- che la riforma Fornero non debba essere toccata e noi siamo fermamente convinti che sarebbe un disastro. Anzi va rinforzata per renderla sostenibile nei prossimi 15-20 anni”.

All’appuntamento ha partecipato anche Stefano Patriarca, del nucleo coordinamento della politica economica-presidenza del Consiglio dei ministri, che ha contribuito all’ideazione dei nuovi strumenti Ape e Rita.

“L’utilità di Ape e Rita -ha puntualizzato Patriarca- consiste nel fatto che consentono alle persone di decidere quando andare via dal mercato del lavoro alcuni anni prima dell’età di pensionamento. Rita permette di farlo 5 anni o 10 se si è disoccupati, e l’Ape 3 anni e 7 mesi prima. Questo lo si fa con l’Ape sociale se si rientra nelle categorie gravose o se si è disoccupati, e gratuitamente perché è lo stato che paga l’indennità. Se non si rientra in queste categorie ognuno può scegliere liberamente di avere un pezzo della sua pensione in anticipo col patto poi di ‘restituirla’ al sistema bancario che eroga il prestito, con costi molto bassi”.

Per Patriarca, sulle riforme in ambito pensionistico non si può tornare indietro. “L’aumento dell’età di pensionamento -ha detto- è ineluttabile in un paese che invecchia. Non si possono modificare gli elementi fondamentali della riforma Fornero perché l’equilibrio finanziario è molto delicato, e allora questi strumenti come Ape e Rita consentono di perseguire ugualmente un obiettivo, che è quello di aiutare le persone rispetto al mercato del lavoro, senza oneri rilevanti a carico dello Stato”.

E sulle possibili modifiche alla legge Fornero, Patriarca ha rimarcato: “Io do un giudizio tecnico: il nostro già precario equilibrio finanziario sta diventando più precario perché abbiamo dei problemi sul dato dell’invecchiamento della popolazione che è più veloce di quello che pensavamo, e anche dal punto di vista dello sviluppo e della crescita. E questo mette in pericolo gli elementi di stabilità finanziaria. Io penso che non ci siano spazi tecnici per eliminare la riforma Fornero, poi la politica può decidere molte cose. Occorre invece trovare forme nuove -ha concluso- e questi strumenti possono dare una risposta”.

Per Antonello Orlando, esperto di Fondazione studi dei consulenti del lavoro, “Ape e Rita sono due strumenti che di fatto permettono il prepensionamento rispetto alle scadenze per le pensioni di vecchiaia che ormai sono sempre più dilatate nel tempo”. “Sono in qualche modo complementari – ha precisato – anche se pesantemente diversi. Rita consente un risparmio fiscale molto importante perché c’è un sistema di tassazione agevolata che è assolutamente imbattibile rispetto ai redditi tradizionali. I due strumenti potranno essere d’interesse per due platee diverse”.

E per Romano Benini, giornalista economico ed esperto della Fondazione studi dei consulenti del lavoro, “i cambiamenti nel mercato del lavoro richiedono una gestione della flessibilità non solo in ingresso, ma anche in uscita”. Gli strumenti come Ape e Rita possono riscontrare una forte domanda di alcune categorie, come quella dei manager, che è fortemente scossa da questi cambiamenti nel mercato del lavoro, e che potrebbe quindi utilizzare al meglio questi strumenti”, ha terminato.

Carlo Pareto

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