lunedì, 17 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Arabia Saudita, in 4 mesi
48 condanne a morte
Pubblicato il 27-04-2018


arabia-saudita

L’Arabia Saudita ha messo a morte 48 persone nei primi quattro mesi del 2018, metà dei quali per reati non violenti legati alla droga. Sono quasi 600 le esecuzioni nel Regno dall’inizio del 2014, più di un terzo per crimini di droga, quasi 150 solo lo scorso anno. I dati drammatici sono stati resi noti in queste ore da Human Rights Watch (Hrw). Il rapporto tra pena di morte e reati di droga resta un tema centrale per gli attivisti per i diritti umani, nonostante siano solo quattro i paesi (Arabia Saudita, Cina, Iran e Singapore) che ufficialmente eseguano sentenze capitali per questa tipologia di reati (ma Amnesty International ritiene che non siano da escludere neppure Malesia e Vietnam, pur non dichiarandolo espressamente). Peraltro, si registrano tendenze discordanti tra paese e paese, perché se in Iran l’entità di esecuzioni di questo tipo si è ridotta dal quasi 60% del 2016 al 40% del 2017, probabilmente – spiega Amnesty nel suo recente rapporto sulla pena di morte – a causa delle modifiche legislative intervenute nel 2017 alle leggi antinarcotici, in Arabia Saudita invece le sentenze capitali eseguite per reati connessi alla droga sono aumentate dal 16% delle esecuzioni complessive nel 2016 al 40% nel 2017.

L’Arabia Saudita punisce con la pena di morte anche reati come terrorismo, omicidio, stupro, rapine a mano armata e i condannati a morte sono decapitati con una spada. Ma le organizzazioni per i diritti umani hanno ripetutamente espresso preoccupazioni sulla equità dei processi nel Regno, che è governato da una rigorosa forma di osservanza della legge islamica.

«È abbastanza grave che l’Arabia Saudita metta a morte così tante persone, ma molte di loro non hanno commesso un crimine violento – ha dichiarato al Guardian Sarah Leah Whitson, direttore di Hrw per il Medio Oriente – Qualsiasi piano per limitare le esecuzioni per reati di droga deve prevedere miglioramenti al sistema giudiziario che non prevede processi equi».

Il principe ereditario Mohammed bin Salman, erede al trono designato, ha rivelato recentemente in un’intervista alla rivista Time che il Regno avrebbe preso in considerazione la possibilità per alcuni reati, tranne l’omicidio, di cambiare la pena dalla condanna capitale all’ergastolo. Una speranza per le organizzazioni umanitarie, ma in molti temono che gli annunci del principe siano solo di facciata.

Massimo Persotti

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Commenti all'articolo
  1. Arabia Saudita, Israele e Giordania. Il nuovo segretario di Stato Usa Mike Pompeo, ex direttore della Cia, si è recato in questi tre paese nel fine settimana. “A tutti gli interlocutori – riporta il Corriere – ha confermato che il prossimo 12 maggio Trump ripudierà l’accordo sul nucleare con l’Iran firmato nel 2015 da Stati Uniti, Russia, Cina, Regno Unito, Francia e Germania”. “A meno che gli alleati europei non trovino il modo per correggere l’intesa”, ha detto Pompeo, ma le possibilità sono oramai remote e la nuova fase della politica mediorientale Usa sembra volgere verso lo scontro diretto con l’Iran. “Il primo ministro Benjamin Netanyahu – sottolinea il Corriere della Sera – è pronto da tempo allo scontro con Teheran. Anzi lo ha già avviato in proprio, il 9 aprile scorso con il bombardamento della base siriana T-4 controllata da milizie iraniane”.
    (Fonte Pagine Ebraiche)

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