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Opinioni e commenti
 

Autismo. Sotgiu: perché la tesi Antivax non è vera
Pubblicato il 23-04-2018


Lunedì 2 aprile si è celebrata l’undicesima edizione della Giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo, indetta dall’ONU per sensibilizzare popolazioni e governi del pianeta sulle esigenze delle persone affette dalla sindrome dello spettro autistico, sulla ricerca scientifica, sulle cure e sul necessario sostegno alle famiglie.

autismoL’autismo è una patologia del neurosviluppo caratterizzata da un’organizzazione atipica di alcune funzioni mentali e delle relative aree del cervello. Il disturbo, in pratica, riguarda quelle funzioni del cervello che influenzano emozioni, comportamento, abilità di apprendimento e socializzazione. E’ un disturbo che non ha confini: colpisce indiscriminatamente classi sociali, ricchi e poveri, razze, nazioni e continenti. Attualmente l’autismo colpisce un bambino su cento ma i casi, secondo recenti studi, stanno aumentando. In Italia sono almeno 500mila le persone affette da questo disturbo.

Sull’argomento abbiamo intervistato il professor Stefano Sotgiu, responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Neuropsichiatria Infantile dell’AOU (Azienda Ospedaliero-Universitaria) di Sassari; professore universitario di Neuropsichiatria infantile; pro-Rettore per gli studenti universitari con disabilità e disturbi dell’apprendimento. Da un mese è stato anche nominato a capo, facente funzione, del Dipartimento assistenziale per la tutela delle fragilità, un nuovo settore ospedaliero che si occupa di problemi psichiatrici e psicologici dei bambini e degli adulti.

-Che cosa è l’autismo?

-L’autismo, per l’esattezza il disturbo dello spettro autistico, appartiene alla grande categoria dei cosiddetti disturbi del neurosviluppo.

-Qual è la causa?

-Non ce n’è una sola, le cause sono tante ma non sono ancora note nella loro totalità. Di certo c’è che un 15/20 per cento dei casi è di chiara natura genetica; sulla restante parte sono in corso studi scientifici che spaziano dalla interazione tra i fattori genetici e quelli ambientali in grado di alterare il normale decorso della gravidanza, fino all’inquinamento ambientale, all’età avanzata dei genitori, soprattutto del padre, alla madre che fuma durante la gravidanza.

-Come si manifesta?

-In vari modi. Si chiama disturbo dello spettro autistico proprio perché non ha una identica manifestazione per tutti. Si va infatti dalle forme più lievi (cosiddette ad alto funzionamento) alle più gravi associate a disabilità intellettiva; in alcuni casi il bambino è così fortemente disturbato da non avere alcuna capacità di linguaggio sia verbale che mimico. All’interno dello spettro, quindi, c’è tutta una serie di sintomi che vanno dall’area della comunicazione e interazione sociale a disturbi che riguardano la presenza di interessi molto ristretti, ripetitivi e stereotipati, una forte fedeltà e adesione alla routine, tanto che un trasloco o un cambio di orari possono diventare un problema insormontabile. Un’altra caratteristica riguarda gli interessi insoliti verso aspetti dell’ambiente e della conoscenza.

-Si nasce autistici o si diventa?

-Si nasce, perché il disturbo è causato da danni nella crescita del cervello nell’età fetale. Per essere considerato autismo, quindi, il disturbo deve insorgere nella prima infanzia e presentare dei segni precoci precisi e particolari, che adesso anche molte mamme cominciano a individuare.

-Disturbi di che genere?

-Entro il primo anno i bambini generalmente non sorridono, non si girano se vengono chiamati, non interagiscono, non manifestano gioia o preoccupazione, angoscia o pianto nei rapporti con la mamma. Ci sono poi altre caratteristiche peculiari, anche se non permettono da sole di porre diagnosi, tipo insensibilità al dolore o ipersensibilità ad alcuni stimoli ambientali: colori, suoni o rumori.

-I vaccini influiscono in qualche modo?

-La storia dei vaccini nasce da una frode scientifica che ha girato per anni acquistando sempre maggior credito. Ma non c’è nessuna associazione scientifica valida perché con l’autismo si nasce. Va però aggiunto che alcuni bambini manifestano con più intensità i loro sintomi dopo uno stress, una febbre, un cambiamento del letto, una vaccinazione. Qualunque cosa alteri il loro instabile equilibrio scatena comportamenti che svelano la fragilità sottostante. Ma il disturbo c’era già perché, lo ripeto, autistici si nasce e non si diventa.

-Sono stati pubblicati studi sull’argomento?

-Sì. Posso citare un recente studio giapponese che dimostra chiaramente come la mancata vaccinazione dei bambini non ha portato a una riduzione dei casi di autismo.

-In due parole, come è nata la frode che i vaccini generano l’autismo?

In uno studio pubblicato negli anni novanta sulla rivista “Lancet” si sosteneva che il vaccino trivalente generasse nell’intestino dei bambini delle infiammazioni in grado di causare un passaggio, dall’intestino al cervello, di sostanze tossiche. Da allora, una ventina di ricerche compiute da gruppi indipendenti ha evidenziato l’assurdità delle conclusioni. Molti dei coautori dell’iniziale studio hanno ammesso che i dati epidemiologici erano stati alterati a loro insaputa dal primo autore, il dott. Wakefield, per interessi economici fino ad allora ignoti. Infatti il dr. Wakefield, che poi è stato radiato dall’Ordine dei medici inglesi, aveva interessi legali contro l’azienda che produceva il vaccino trivalente in quanto socio di una ditta concorrente. Insomma, una triste storia di denaro a scapito della verità scientifica e dei bambini.

-Ci sono particolari categorie a rischio?

-No. L’autismo colpisce senza distinzione di razza, colore o ceto sociale. E predilige i maschi nell’80 per cento dei casi. In pratica abbiamo quattro maschi e una femmina ogni cinque bambini colpiti.

– Sono aumentati i casi di autismo in questi ultimi anni?

-Sì. L’autismo è la patologia per la quale si è verificato un aumento del trend epidemiologico in assoluto più alto rispetto a tutte le altre. Disponiamo in generale di dati rilevati nelle sole società occidentalizzate e pochi dati dalle società economicamente meno privilegiate perché l’autismo infantile, tra molte popolazioni in via di sviluppo, non è in cima alla lista dei problemi più urgenti. Se negli anni 90 c’erano 5 casi di autismo ogni 10mila abitanti, negli anni Duemila siamo passati a una media di 4/6 casi ogni mille. Il dato più recente, diffuso dal Ministero della salute degli Stati Uniti, parla di 1 caso ogni 68 abitanti. Possiamo dare anche un altro dato che ci riguarda più da vicino: nel 2016 ho collaborato a un preliminare studio epidemiologico nella provincia di Sassari, realizzato ovviamente usando i criteri diagnostici degli Stati Uniti, che sono quelli che si usano in tutto il mondo, e abbiamo riscontrato un tasso di 1 a 75.

-Ci troviamo di fronte a un aumento biologico o ci accorgiamo di più di queste fragilità?

-Entrambe le cose. Ritengo che esistano dei fattori biologici associati al rischio di autismo: età più avanzata della paternità e della maternità, presenza di fattori di rischio metabolico della mamma gravida, tipo iperglicemia, obesità o ipertensione. E possiamo aggiungere anche i vari pesticidi contenuti negli alimenti e l’inquinamento ambientale. In secondo luogo, non possiamo non tenere conto che la società è cambiata e che oggi c’è una maggiore consapevolezza del disturbo da parte di genitori e insegnanti. Negli ultimi 10 anni, infatti, la richiesta di certificazioni per disturbi infantili è aumentata del 40 per cento.

-Come si cura l’autismo?

-Dato che non esistono farmaci curativi, solo in caso di gravi disturbi comportamentali si usano dei sedativi ma per brevi periodi, l’autismo si cura con tantissime strategie terapeutiche, tutte mirate, e che coinvolgono contemporaneamente diversi specialisti: neuropsichiatra infantile, psicologo, logopedista, psicomotricista ed educatore. Senza dimenticare che anche la famiglia e gli insegnanti hanno un ruolo importante nella cura. Prima si comincia con questa terapia “abilitativa” e meglio è. Il bambino raggiungerà così la massima autonomia, imparando a comunicare, a lavarsi, a vestirsi, e poi, crescendo, a gestire il danaro e i servizi pubblici.

-Come procedono gli specialisti in questo lavoro, quali strategie mettono in campo?

-Le strategie sono davvero tante. Il fine è quello di costruire una strada in modo che il bambino autistico non abbia reazioni abnormi e non si spaventi quando si trova di fronte a situazioni inattese oppure a contatto con gli altri. Si parte insegnando al bambino che esistono il linguaggio parlato e la comunicazione non verbale. Si cerca di insegnargli a capire le metafore, gli scherzi, il non detto, i sottintesi, la mimica. Poi c’è la psicoterapia cognitivo-comportamentale, che si basa sostanzialmente sull’uso del rinforzo positivo, di un premio che il bambino riceve quando raggiunge un obiettivo. Altre attività, poi, insegnano al bambino come relazionarsi affettivamente. Per esempio, a volte capita con la pet therapy che egli impari a stabilire un contatto emozionale prima col cane e poi con le persone. Mentre la terapia e il training familiare servono per insegnare ai genitori a capire cosa il bambino può fare e cosa non deve fare.

-Quanto dura questa terapia?

-E’ una terapia quotidiana che dura anni e anni, non per sempre ma quasi. E il training deve essere anche per gli insegnanti.

-E dà risultati positivi?

-I risultati positivi ci sono, anche se non si guarisce mai completamente. Ma non bisogna arrendersi. I genitori di tutti coloro che frequentano i centri e seguono correttamente la terapia a casa sono contenti: il bambino è più sicuro ed emotivamente adeguato. Purtroppo, durante l’estate osserviamo spesso una regressione allo stadio di pre-terapia. In pratica i piccoli passi compiuti in un anno scolastico rischiano di andare persi nei mesi estivi, proprio perché i centri sono chiusi per ferie.

-Ci sono degli aiuti economici per chi soffre di autismo?

-Ci sono diverse leggi, anche regionali, e quella della Sardegna è una delle migliori per questa patologia, in quanto garantisce un sussidio economico per pagarsi le terapie che il servizio pubblico non riesce a garantire.

-L’università di Sassari ha o ha avuto degli studenti autistici?

-Sì, e hanno anche un aiuto economico ad hoc. Il ministero, infatti, fornisce all’università dei fondi per gli studenti con disabilità, destinati al pagamento di un tutor. Grazie all’aumentata sensibilità dei miei colleghi docenti, gli studenti con autismo ora frequentano anche con buoni risultati, come dimostra la laurea in Scienze della Comunicazione di un ragazzo autistico nel 2016.StefanoSotgiu

-Ritiene adeguata ai tempi l’assistenza specialistica per gli autistici?

-Il problema della psicoterapia per la neuropsichiatria infantile è presente a livello nazionale ed è quello della scarsa offerta rispetto alle necessità che sono aumentate in misura dirompente. Negli ultimi dieci anni la domanda è raddoppiata per tutta la gamma dei disturbi, un aumento quattro volte superiore a quello per gli adulti. A fronte di questo aumento le neuropsichiatrie sono rimaste quelle di venti, trenta anni fa, e oggi ci troviamo spiazzati.

-Un’idea per il futuro?

-La creazione di centri residenziali o semi-residenziali dove un autistico in età adulta possa avere a disposizioni tutti gli specialisti con cui è stato in contatto sin da bambino. Faccio un esempio: finita la scuola dell’obbligo non c’è più il supporto educativo ed economico, e i ragazzi autistici stanno a casa, riperdono i contatti sociali, regrediscono e spesso vanno incontro a periodi di agitazione psicomotoria. Centri del genere impedirebbero che vada perso il lavoro di tanti anni, consentendo all’autistico di continuare con le terapie e mantenere così un grado accettabile di autonomia.

-Sono utili iniziative come la Giornata della consapevolezza bandita dall’Onu?

-La Giornata della consapevolezza è importante perché bisogna far sapere agli altri come relazionarsi con i bambini. La conoscenza del problema serve anche a sfatare luoghi comuni e falsi miti, tipo che il ragazzo con autismo è solo perché vuole restare solo. Non è vero. Loro vogliono avere relazioni sociali ma sono incapaci di farlo. Oppure che i bambini con autismo amano farsi del male, altra cosa non vera. Occasioni come la Giornata della consapevolezza aiutano a capire che gli autistici sono come noi, che hanno i nostri stessi desideri, le nostre stesse curiosità e le nostre stesse ansie, ma che non sanno come manifestarle, e che per questo si esprimono in maniera bizzarra, diversa dal solito, una maniera che può spaventare ma che alla fine non rappresenta un pericolo.

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