sabato, 22 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Balletto proporzionale in salsa tripolare
Pubblicato il 16-04-2018


Il post elezioni ci ha consegnato già un mese e mezzo senza capacità di formare un nuovo governo. Con due possibili perni, anziché uno, la situazione sembra molto difficile: Salvini e Di Maio rivendicano il diritto di formare un governo, ma se il secondo lo fa forte del suo 32%, il primo è prigioniero di una coalizione in cui sì, la Lega, ha fatto la parte del leone, ma in cui le componenti forzista e meloniana (più la prima che la seconda) non sono trascurabili.

In mezzo ci sta l’immobilismo (o l’attendismo?) di un Pd uscito distrutto dal voto, massacrato nelle diatribe interne che sembrano non avere fine, con il fantasma del tennista Renzi che aleggia nelle riunioni di corrente o degli organismi dirigenti, legittimati, non si sa più fino a quando, a tirare il carro da una parte e dall’altra, col rischio di perdere le ruote. Ciò che si capisce chiaramente è che non eravamo più abituati ai tiramolla tipici della prima repubblica, tiramolla che, tuttavia, poggiavano su alcune certezze: che la Dc avrebbe nominato il presidente del consiglio; che una maggioranza, nel bene o nel male, si sarebbe trovata; che non si sarebbe spinto sul tema delle riforme dato che, si dava per scontato, l’Italia è un paese irriformabile.

Ma nella salsa tripolare in cui ci stiamo cuocendo, qualcuno dovrà mollare qualcosa. Il metamorfismo dei Cinque Stelle è stato mostruoso, e Di Maio si accredita come un Depretis in salsa moderna: prima spara a zero sul Pd e poi lo corteggia spudoratamente, poi cerca la Lega e i voti del centrodestra ma ripudia Berlusconi rompendo, di fatto, con la coalizione che potrebbe formare con lui una maggioranza. Berlusconi, tra uno scatto d’orgoglio e uno d’ira, continua a insistere con gli attacchi a Di Maio, accusandolo di non avere un lavoro, cosa che agli italiani pare non interessare più di tanto.

Poi i grillini incaricano un professore universitario di confrontare i programmi cercando punti di contatto, abdicando del tutto il ruolo dei politici e sacrificandolo alla tecnica. La confusione è tanta e forse solo l’esperienza di Mattarella riuscirà a dipanare dubbi e incertezze, proprio mentre la situazione internazionale e interna necessiterebbe di un governo stabile e in grado di affrontare con coraggio alcuni temi delicati. Il paese però dovrebbe prendere rapidamente coscienza di alcune questioni: 1) non credo vi siano i presupposti per tornare al voto, almeno fino a che non sarà modificata questa legge elettorale; 2) sarà molto difficile modificare la legge elettorale; 3) la situazione tripolare necessita dell’istituzione di un sistema maggioritario a unico o doppio turno, in grado di garantire una maggioranza che possa governare; 4) qualsiasi governo scaturisca da una possibile maggioranza costruita in parlamento non potrà che essere frutto di una mediazione al ribasso rispetto ai programmi elettorali con cui i partiti e le coalizioni si sono sottoposti al giudizio degli italiani. Possibile che tutto questo non sia sufficiente per capire la necessità di riformare il sistema? Possibile che gli italiani non abbiano ancora capito i guasti deleteri prodotti dal mancato sostegno al referendum costituzionale? Perché i partiti non sconfitti (Cinque stelle e Lega…un vero vincitore non c’è) non ripartono da un progetto di riforme istituzionali da scrivere insieme per avviare una nuova e autentica stagione rigeneratrice?

La strada a ostacoli può essere superata solo con uno slancio di generosità e responsabilità da parte di tutti. Di tempo se n’è perso anche troppo.

Leonardo Raito

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