mercoledì, 15 agosto 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Blue Boy. Quel ragazzo che racconta l’autismo con una pennellata di blu
Pubblicato il 26-04-2018


blue boy

“Blue Boy, guida all’Infinito chiuso in una stanza” è un fumetto ideato, scritto e disegnato da Alex Caligaris e pubblicato in occasione della Giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo. Il fumetto è edito da Anonima Fumetti, curato da Domenico Vassallo, realizzato in collaborazione con l’Operazione Miccia, l’Angsa (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici) Novara e Vercelli onlus e finanziato dalla Consulta giovani del Consiglio regionale del Piemonte e da Compagnia di San Paolo.

Il fumetto è disponibile in due versioni. Oltre all’edizione su carta, 40 pagine, edizioni Anonima Fumetti, distribuita gratuitamente nelle varie iniziative di presentazione in tutto il Piemonte da parte di associazioni, enti, onlus, Accademie, “Blue Boy” è scaricabile, sempre gratuitamente, dai siti afnews.info (Speciali-AnonimaFumettipresenta) e quotidiano piemontese.it (in home page con logo dedicato).

L’Anonima Fumetti è una ultra ventennale associazione di fumettisti che coniuga la valorizzazione di giovani talenti con campagne di civiltà quali l’attenzione ai diseredati, la violenza contro le donne, l’autismo. In tanti anni ha dimostrato che il fumetto è un mezzo immediato e di facile veicolazione anche di messaggi difficili. A patto che il prodotto, sempre gratuito, sia di alta qualità e realizzato da giovani professionisti preparati e talentuosi.

“Blue Boy” è il frutto dell’esperienza sul campo di Alessandro Alex Caligaris (Torino, 27 marzo 1981) nel doppio ruolo di disegnatore e operatore sociale. Dopo due lauree (primo e secondo livello) in arti visive conseguite all’Accademia Albertina delle Belle Arti di Torino, si è specializzato in arte-terapia clinica al Lyceum di Milano.

Alex Caligaris ha al suo attivo anche una notevole carriera artistica che spazia dai cartoni animati alle graphic novel, “Hoarders” e “Revolushow”, entrambe pubblicate da Eris Edizioni, passando per mostre, workshop e grafica pubblicitaria. Dai primi anni Duemila si occupa di workshop didattici, laboratori artistici e setting di arte terapia rivolti anche a bambini con disabilità, compresi quelli autistici.

testopag.36softIniziamo con una domanda che sembra ma che non vuole essere banale: cosa è l’autismo?
L’autismo è un disturbo del neurosviluppo caratterizzato dalla compromissione dell’interazione sociale e da deficit della comunicazione verbale e non verbale che provoca ristrettezza d’interessi e comportamenti ripetitivi. I genitori di solito notano i primi segni entro i due anni di vita del bambino e la diagnosi certa spesso può essere fatta entro i trenta mesi di vita. Attualmente risultano ancora sconosciute le cause di tale manifestazione, divise tra cause neurobiologiche costituzionali e psicoambientali acquisite. Più precisamente, data la varietà di sintomatologie e la complessità nel fornirne una definizione clinica coerente e unitaria, è recentemente invalso l’uso di parlare più correttamente di Disturbi dello Spettro Autistico (DSA o, in inglese, ASD, Autistic Spectrum Disorders), comprendendo tutta una serie di patologie o sindromi che hanno come denominatore comune le suddette caratteristiche comportamentali con vari gradi o livelli di intensità.

Da quanti anni ti occupi di arte-terapia?
Ho cominciato quando avevo 22 anni, assistendo, tramite il volontariato, alcuni operatori che tenevano laboratori creativi sia in strutture psichiatriche ospedaliere sia in centri di aggregazione gestiti dai servizi sociali. Mi sono orientato verso questo ambito perché ero e rimango convinto che il senso ultimo del possedere doti grafiche innate, sia quello di restituirle al mondo sotto forma di opere o della trasmissione di conoscenza.

Perché l’arte usata come terapia?
Perché il disegno ha una importanza fondamentale per il corretto sviluppo dell’individuo e della società a cui appartiene. Saper disegnare, infatti, implica l’acquisizione di un metodo in base al quale si selezionano i segni socialmente condivisibili necessari alla resa dell’immagine mentale creata dal soggetto. Il disegno non é un surrogato del discorso, anzi, arriva a descrivere proprio ciò che il linguaggio fatica a carpire con precisione. Il disegno rappresenta una vera e propria invernate biologico-espressiva, innata e naturale, una dimensione intersoggettiva e cosmogonica.

E questo è molto importante?
Certo. L’attività creativa, infatti, obbliga il soggetto a implementare la propria capacità osservativa, imponendogli di acquisire più dettagli e informazioni riguardo al soggetto che si propone di rappresentare. Le attività di laboratorio di questo tipo permettono al soggetto di aumentare la propria competenza nell’osservazione spaziale, intesa come carattere estensivo della competenza, tanto quanto nell’osservazione temporale, intesa come carattere intensivo della competenza.

Chi partecipa a questi laboratori?
I laboratori sono molto vari, ma si tenta sempre di garantire omogeneità nella costituzione dei gruppi e nello sviluppo dei percorsi didattico/riabilitativo, rispettando le differenze dell’utenza. Oltre a individui con diagnosi di DSA, molto diversi tra loro, ospito anche disabili o utenti psichiatrici con diagnosi differenti; l’età è molto variabile, e anch’essa è criterio discriminante per la costituzione dei nuclei di lavoro, partiamo quindi dai minori, sino ad arrivare a individui di età avanzata.

E quali sono i benefici?
In questo contesto laboratoriale a carattere analogico/espressivo (simile ai setting arte-terapeutici), i luoghi, gli strumenti forniti, i materiali e i supporti  sono i mezzi utilizzati per interagire con l’individuo. L’obiettivo è quello di fornire ai diversi soggetti un apparato che possa permettere loro di acquisire nuove abilità o di potenziarne alcune che già possedevano, realizzando manufatti dal forte valore simbolico per li ha concepiti e realizzati, traendone una profonda soddisfazione personale.

E tu, sei cambiato? E come?
Ho intrapreso questa ricerca proprio per poter cambiare! Imparando a conoscere meglio il mio stesso lavoro, osservando per anni i processi creativi altrui. I ragazzi con cui ho avuto il piacere di lavorare in questi anni mi hanno sempre aiutato a ricordare il lato istintivo, disinteressato e genuino della produzione artistica, ovvero “creare” per il puro piacere di farlo, per poi condividerlo come tesoro comune.

Ritengo che chiunque si voglia ritenere “artista”, sia chiamato ad avere un ruolo socialmente utile e attivo per la propria comunità, l’artista “rock-star”, avulso dalla vita e dai problemi reali, che, al massimo si limita a descrivere, criticare o schernire ciò che lo circonda, per me comincia a essere “indigesto” e anacronistico.

Perché un fumetto sull’autismo?
Fondamentalmente per fornire un pretesto con il quale poter parlare della patologia e di come società e istituzioni l’affrontano. Come ho detto, i ragazzi e le loro famiglie mi hanno arricchito affettivamente e moralmente, era giunto il momento di “sdebitarsi” in parte, tentando di smentire tutta una serie di luoghi comuni che risalgono ancora al film “Rain man”. (1988, regia di Barry Levinson con Tom Cruise e Dustin Hoffman, Orso d’oro al Festival di Berlino, nda).

“Blue Boy”, perché la scelta di questo titolo?
Blu è il colore che è stato associato alla campagna di sensibilizzazione per l’autismo, a livello mondiale, e a me è piaciuto giocare con le molteplici sfumature che questa cromia permette di creare.

Hai inserito anche disegni realizzati dai ragazzi che partecipano ai tuoi laboratori?L’intero fumetto parte dai fondi realizzati dai ragazzi in laboratorio, secondo le loro capacità e il loro gusto; ho poi scansionato quasi un centinaio di fogli che sono serviti come basi per costruire ogni vignetta e ogni singolo sfondo di pagina.

Non è facile trattare in maniera leggera un argomento come l’autismo. Quali difficoltà hai affrontato con “Blue Boy”?

Il fumetto è tratto dalla mia esperienza quotidiana, ma non è rivolto solo agli specialisti. Quindi, la difficoltà maggiore è stata quella di trovare un registro narrativo che fosse interessante e che non sfociasse né nel pietismo, né nel tecnicismo, ma riuscisse invece ad arrivare in modo leggero e autoironico anche a chi dell’autismo conosce solo gli stereotipi.

Come è stato accolto “Blue Boy” dai lettori?
Sono davvero stupito dal calore e dall’interesse con cui è stato accolto questo piccolo libricino! Questo mi fa supporre che la sua realizzazione fosse ormai un “atto necessario”, richiesto dalle circostanze. Sono sicuro che come progetto crescerà ancora, includendo una platea di lettori sempre più ampia, o almeno, me lo auguro.

Antonio Salvatore Sassu

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento