domenica, 18 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Caregiver, l’assistenza fai da te è spesso obbligata
Pubblicato il 16-04-2018


anzianiIn Italia ci sarebbero oltre 5 milioni di caregiver familiari, persone che si occupano direttamente, in casa, dell’assistenza ad un parente bisognoso di cure. Quella dell’assistenza fai da te è una scelta spesso obbligata: in sei casi su dieci, infatti, le cure domestiche dirette, senza l’aiuto di una figura esterna, sono le uniche economicamente sostenibili.

Il dato emerge da un’indagine condotta da Swg su un campione di 3mila persone in occasione della settimana della buona salute 2018, la campagna di sensibilizzazione per l’invecchiamento attivo promossa dal sindacato dei pensionati autonomi Fipac Confesercenti. Quest’anno la settimana, che prevede come sempre un ricco carnet di attività sul territorio, iniziata oggi per concludersi domenica 22 aprile, è idealmente dedicata al tema dell’assistenza.

Complessivamente, un cittadino su sette deve farsi carico di seguire, in vario modo, una persona con rilevanti problemi di assistenza. Il dato è volutamente di natura generale per non entrare nel privato delle persone ma riguarda l’insieme dei problemi posti dalle persone non autosufficienti, in toto o parzialmente, per anzianità o disabilità, dai cronicizzati, da invalidità a temporalità medio-lunga. Si tratta, pertanto di una platea di circa sette milioni di cittadini, dato di riferimento e con delle variazioni nel tempo. Queste persone hanno problemi differenziati e di varia intensità ma richiedono attenzione e un’azione di cura. Il dato che emerge dall’indagine è leggermente superiore alle cifre ufficiali su questa realtà che, però, non tengono conto degli aspetti a temporaneità protratta e di situazioni particolari che richiedono comunque forme di assistenza. Occorre anche osservare che il crescente invecchiamento della popolazione rende continuamente più ampia la platea degli interessati da necessità di cura: spesso, a loro volta, si tratta di persone anziane e prive delle risorse economiche necessarie.

Come segnalato, infatti, l’alta incidenza dell’assistenza familiare diretta, scelta dal 71% dei prestatori di cure, è dovuta nel 59% dei casi a motivazioni di tipo economico. Pesa, però, anche una certa preferenza per le cure domestiche: il 32% degli assistenti familiari, infatti, ammette di seguire personalmente il proprio parente perché preferisce non affidarne la cura ad estranei. Una scelta dettata da fattori culturali, ma anche da una diffusa sfiducia nelle strutture private, di cui si avvale solo il 4%. Basso anche il ricorso al pubblico (4%), ma c’è una quota di circa 200mila persone che segnala la mancanza di disponibilità nelle strutture del proprio territorio.

Tra chi può permetterselo, invece, si consolida la preferenza per le badanti: il 16% le impiega, per un esercito di circa un milione di addetti all’assistenza, uno su tre (il 35%) in servizio per oltre 18 ore a settimana. Anche la ricerca della badante è improntata al ‘fai da te’: il 72% ottiene il contatto attraverso il passaparola, mentre il 12% tramite lo sportello comunale o un’altra struttura pubblica. Il 9% si avvale dell’aiuto di associazioni e cooperative sociali, mentre il 5% attraverso la comunità religiosa.

Il presidente di Fipac, Sergio Ferrari, ha spiegato: “L’aumento dell’aspettativa di vita ed il progressivo invecchiamento della popolazione richiedono un maggiore sostegno per il settore del lavoro domestico, da parte della politica. Da tempo come FIPAC proponiamo la deducibilità di questo tipo di assistenza. Oggi gli incentivi per assumere legalmente un lavoratore domestico sono ancora troppo scarsi. L’offerta di un vantaggio fiscale apprezzabile potrebbe indurre anche 350-400 mila famiglie a regolarizzare i rapporti sommersi, con notevoli benefici anche in termini occupazionali. Abbiamo esempi virtuosi di questo tipo di politiche sociali in paesi europei come Francia e Germania: potremmo prenderne spunto e organizzare una coalizione di forze a sostegno di proposte che possono essere messe a punto tra chi è interessato”.

Tale problematica esistenziale, in realtà, interessa tutti i cittadini che durante il percorso di vita, o per disabilità temporanea causata da malattie o per patologie croniche invalidanti parzialmente o totalmente. L’onere di tale assistenza fatta da un familiare a persone che non hanno il riconoscimento di invalidità dalla legge 104, attualmente, è a totale carico delle famiglie. Sarebbe giusto una forma di assistenza, di solidarietà umana e sociale per compensare tali oneri. Insomma, rispetto alla problematica evidenziata, c’è una carenza normativa che necessita di essere affrontata non solo per fare emergere il sommerso ma per rendere giustizia sociale. Il Partito socialista ha tutte le competenze necessarie per presentare in tal senso un disegno di legge, dimostrando di continuare ad essere una presenza politica dal volto umano vicina alle esigenze dei cittadini.

Salvatore Rondello

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