martedì, 14 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Cosa unisce Pd e Cinque stelle?
Pubblicato il 28-04-2018


Non riesco a individuare un solo tratto comune tra Pd e Cinque stelle che possa giustificare un’intesa. A ben pensarci ce ne sarebbe uno e lo definisco volutamente con un aggettivo forte, e cioè inquietante: il populismo. Il suo significato non ha nulla a che vedere con popolare, che significa di consenso ampio. Il populismo cavalca gli umori e li assorbe. Non forma l’opinione prevalente, ma é da essi formato. Sposa gli istinti, non le ragioni. Non mette la testa, ma accetta la pancia. Anche il Pd di Renzi ha ceduto a questo atteggiamento. Penso alla retorica sugli ottanta euro, un provvedimento gradito da chi li ha ricevuti come un omaggio, da chi neanche lontanamente pensava fino al giorno prima che gli sarebbero arrivati davvero.

Ma a cosa sono serviti? Avrebbero dovuto incentivare i consumi e per questo si é puntato al ceto medio e non ai più bisognosi. Col risultato che al ceto medio sono serviti poco o nulla e coloro che ne avevano bisogno hanno continuato giustamente a lamentarsi. Si sarebbe potuto alzare le cifre, invero ridicole, del reddito di inclusione e magari, lasciando l’Imu sulla prima casa, si sarebbe potuto tagliare di più il costo del lavoro. Si poteva usare la testa. Si é preferito dar retta alla pancia. E al risultato delle elezioni europee. D’altronde c’é qualcuno che in campagna elettorale ha parlato di come recuperare i 30 miliardi che servono per evitare l’aumento dell’Iva nel 2019 e nel 2020, inserito come clausola di salvaguardia? Troppo poco popolare. Meglio il silenzio populista.

Pensiamo al modo col quale il Pd ha condotto la campagna del referendum, tutta impostata sul taglio dei senatori e del costo della politica. Senza spiegare se diminuire il costo della politica avrebbe portato o meno a diminuire il livello della democrazia. E soprattutto senza dimostrare i benefici (e c’erano, ma la diminuzione del costo era l’ultimo dei problemi) che la riforma avrebbe generato. E ancora. L’inseguimento ai grillini sui vitalizi. Non ne parlo perché ne ho parlato anche troppo e poi, essendo direttamente coinvolto, non sarei creduto se dimostrassi l’assurdità e l’incostituzionalità della legge Richetti.

Non saprei su quale altro terreno é possibile riscontrare una convergenza tra Pd e Cinque stelle. Si dirà che siamo in una fase eccezionale e la governabilità è un valore assoluto. Ma di questa dovrebbero semmai farsi carico tutti i partiti senza giudicare, come fanno taluni, i governi di unità nazionale alla stregua di indigeribili inciuci. La Germania insegna e anche la Spagna. Quel che stupisce semmai é che le motivazioni che all’interno del Pd, ma penso anche alle dichiarazioni di Casini, vengono addotte per giustifucare un confronto e in fondo anche un accordo coi Cinque stelle siano proprio quelle stesse che dovrebbero essere poste alla base di un’intesa per governi di unità nazionale. Anche facendo due conti (al Senato mancherebbe un voto per ottenere la maggioranza dei consensi da parte di una intesa esclusiva tra Pd e Cinque stelle), più che di un governo di unità nazionale sarebbe, questo, un governo di divisione nazionale.

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Commenti all'articolo
  1. In questi giorni stiamo leggendo che il PD si orienterebbe alla consultazione della propria base riguardo ad un accordo coi Cinque Stelle, una prassi che dai miei ricordi non ha precedenti negli anni in cui i partiti tradizionali avviavano le trattative per la formazione dei Governi, talora “negoziazioni” non semplici ma che venivano condotte e risolte dai vertici delle forze politiche sedute a quei tavoli (ossia senza consultazioni interne così allargate).

    Mi sembra poi che anche l’altra parte abbia la consuetudine di interpellare la propria base, e quindi un “tratto in comune” pare oggettivamente esistere, ma a me sembra che la questione sia altra, con riferimento agli alleati del PD, avendo maturato l’impressione che la “sinistra sia solo il PD” – per mutuare un passaggio dell’articolo “LA PALUDE” – nonostante le assicurazioni ricevute in merito al coinvolgimento delle forze di coalizione.

    Se infatti il PD dovesse ricorrere al “referendum” – non ho compreso se limitato agli iscritti o esteso anche ai simpatizzanti, ma poco importa – giustappunto riguardo ad un’eventuale intesa di governo coi Cinque stelle, sarà inevitabilmente l’esito di tale “sondaggio” a determinare le relative scelte, e mi pare pertanto che le forze alleate del PD non avranno gran voce in capitolo, non fosse altro che per intuibili ragioni numeriche.

    Paolo B. 29.04.2018

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