domenica, 18 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Dazi, la Cina risponde a Trump
Pubblicato il 03-04-2018


usa cinaLa Cina ha introdotto i dazi su 128 prodotti made in Usa, in risposta alle decisioni già adottate dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Lo ha riferito il ministero delle Finanze di Pechino, specificando che i dazi imposti oscillano fra il 15% e il 25%. Tra i prodotti colpiti il vino, la carne di maiale e la frutta importati in Cina dagli USA. Queste tariffe di rappresaglia, che erano state precedentemente annunciate da Pechino e che sono state stimate pari a un valore complessivo di circa 3 miliardi di dollari, sono l’effetto dei dazi sulle importazioni di acciaio e alluminio negli Stati Uniti dalla Cina, in vigore da una settimana. Per il momento, Pechino non ha ancora annunciato ritorsioni per le ulteriori misure punitive indicate dal Presidente Trump, per un massimo di 60 miliardi di dollari. Pechino ha chiesto agli Stati Uniti di non decidere altre misure specificando di volere evitare una controversia ma di non avere paura di una guerra commerciale. Donald Trump, invece, ha annunciato di voler rincarare la dose.

Immediata la reazione delle borse che hanno reagito negativamente. Chiusura in ribasso per la borsa di Tokyo, con gli investitori innervositi dalla guerra commerciale, a colpi di dazi all’importazione, tra Usa e Cina. Il Nikkei ha ceduto lo 0,45%, chiudendo a 21.292 punti.

Oggi, avvio in calo anche per le borse europee, sotto pressione per la guerra commerciale tra Usa e Cina: Francoforte cede lo 0,77%, mentre Parigi perde lo 0,49%. Male anche Londra, in ribasso dello 0,71%.

Le altre principali borse di Asia e Pacifico hanno chiuso al ribasso  senza replicare il tonfo di Wall Street a seguito dell’inasprirsi della guerra dei dazi fra Usa e Cina, dopo le contromisure annunciate da Pechino:
Shanghai ha ceduto l’1,33%, Taiwan lo 0,61%, Seul lo 0,23% e Sidney lo 0,13%. In ribasso anche Hong Kong (-0,39%) e Mumbai (-0,18%). Positivi i futures su Wall Street, dopo lo scivolone dell’1,9% delle vigilia e del 2,7% del Nasdaq. Negativi i futures sull’Europa dopo vendite al dettaglio inferiori alle stime in febbraio in Germania ed in attesa degli indici Markit sulla fiducia dei manager del settore manifatturiero in Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna e nell’Ue. Piazza Affari, in apertura, ha confermato il calo (Ftse Mib -0,37%).

Però, forse, è il caso di dire che non tutti i dazi vengono per nuocere. Da una analisi della Coldiretti su dati Istat divulgata in occasione dei superdazi cinesi nei confronti di 128 beni importati dagli Stati Uniti, il vino italiano potrebbe avvantaggiarsi della  guerra commerciale tra Usa e Cina dopo che le nostre esportazioni vinicole nel gigante asiatico hanno raggiunto il massimo storico di oltre 130 milioni di euro nel 2017, grazie all’aumento su base annua del 29%.

Secondo la Coldiretti: “Gli Stati Uniti hanno esportato vino in Cina per un valore di 70 milioni di euro in aumento del 33% nel 2017 e si collocano al sesto posto nella lista dei maggiori fornitori, immediatamente dietro all’Italia. Per effetto di una crescita ininterrotta nei consumi la Cina è entrata nella lista dei cinque Paesi che consumano più vino nel mondo ma è in testa alla classifica se si considerano solo i rossi. Un mercato dunque strategico per i viticoltori italiani mentre per quanto riguarda la frutta fresca l’Italia può esportare al momento in Cina solo kiwi e agrumi anche se il lavoro sugli accordi bilaterali per pere e mele è ad uno stadio avanzato e potrebbe aprire opportunità, dopo lo stop alle forniture statunitensi. Si tratta di superare barriere tecniche cinesi che riguardano molti prodotti del Made in Italy come l’erba medica disidratata. In realtà l’estendersi della guerra dei dazi tra i due giganti dell’economia mondiale ai prodotti agroalimentare apre scenari inediti e preoccupanti nel commercio mondiale anche con il rischio di anomali afflussi di prodotti sul mercato comunitario che potrebbero deprimere le quotazioni. Una situazione che va attentamente monitorata per verificare l’opportunità di attivare, nel caso di necessità, misure di intervento straordinarie”.

Le opportunità sorte per l’Italia dalla guerra sui dazi Usa-Cina, in realtà, non riguardano soltanto l’agroalimentare ma tutto il ‘made in Italy’, per aumentare le esportazioni in Cina.

Salvatore Rondello

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