martedì, 14 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

PUNTO E A CAPO
Pubblicato il 30-04-2018


di maioSe il M5S piange, il Pd non ride. Matteo Renzi chiude ogni possibilità di intesa con Di Maio, anticipando una decisione che spettava alla Direzione Nazionale prevista per giovedì e portando di conseguenza tensione all’interno del Pd. “Il governo lo faccia chi ha vinto, altrimenti vorrebbe dire che i giochetti dei caminetti romani contano più del voto degli italiani”, taglia corto Renzi. A prendere la parola contro le dichiarazioni di Matteo Renzi durante la trasmissione Fabio Fazio a ‘Che tempo che fa’ è il segretario reggente, Maurizio Martina.
“Ritengo – dice – ciò che è accaduto in queste ore grave, nel metodo e nel merito. Così un partito rischia solo l’estinzione e un distacco sempre più marcato con i cittadini e la società”. “Servirà una discussione franca e senza equivoci perché è impossibile guidare un partito in queste condizioni e per quanto mi riguarda la collegialità è sempre un valore, non un problema”, aggiunge. “In queste ore – afferma Martina – stiamo vivendo una situazione politica generale di estrema delicatezza. Per il rispetto che ho della comunità del Partito Democratico porterò il mio punto di vista alla Direzione Nazionale di giovedì che evidentemente ha già un altro ordine del giorno rispetto alle ragioni della sua convocazione. Servirà una discussione franca e senza equivoci perché è impossibile guidare un partito in queste condizioni e per quanto mi riguarda la collegialità è sempre un valore, non un problema”. “Ritengo ciò che è accaduto in queste ore grave – aggiunge – nel metodo e nel merito. Così un Partito rischia solo l’estinzione e un distacco sempre più marcato con i cittadini e la società; si smarrisce l’impegno per il cambiamento e non si aiuta il Paese. Per questo continuo a pensare che il Pd abbia innanzitutto bisogno di una vera ripartenza su basi nuove”, conclude Martina.
A intervenire anche Gianni Cuperlo, leader della minoranza dem e ospite di Circo Massimo a Radio capital: “A questo punto la direzione del Pd” – che si riunirà giovedì 3 maggio – “dovrebbe cambiare l’ordine del giorno, ovvero la preparazione di una nuova campagna elettorale, cioè una cosa da far tremare i polsi”.
“Ancora una volta, dopo il risultato catastrofico del 4 marzo, noi non abbiamo discusso, abbiamo operato una sostanziale rimozione di quanto è successo”, spiega Cuperlo.
“Un partito non decide la sua linea politica negli studi televisivi, convoca gli organi dirigenti. Ieri sera vedendo l’intervista dell’ex segretario ho provato un senso di dispiacere perché quella discussione avrei volto farla con lui nel luogo giusto, cioè la direzione del partito. E invece – osserva Cuperlo – stiamo qui a commentare un’intervista attesa per ore come una finale di calcio. Così la politica si spegne, si spegne la vitalità di un partito”.
Per il Segretario del Psi, Riccardo Nencini “Va allargato lo spazio per un governo ‘costituente’: riformare la natura dello Stato e poi, solo poi, costruire un’adeguata legge elettorale. Inutile girarci intorno. Senza una ‘grande riforma’ l’Italia a tre poli non funziona”.
Mentre i dem sono alle prese con l’ennesimo conflitto interno che rischia di bruciare il Centrosinistra, i pentastellati provano a marcare di nuovo la Lega. Di Maio, dopo la stoccata di Renzi, propone, a questo punto, a Salvini di chiedere al Colle di tornare al voto a giugno, quello, evidenzia, sarà il “ballottaggio” che in diversi vorrebbero come modifica del sistema di voto. “A questo punto – dice Di Maio su Facebook – non c’è altra soluzione, bisogna tornare al voto il prima possibile, poi ovviamente deciderà il presidente Mattarella. Tutti parlano di inserire un ballottaggio nel sistema elettorale ma il ballottaggio sono le prossime elezioni quindi io dico a Salvini, andiamo insieme a chiedere di andare a votare e facciamo questo secondo turno a giugno. Facciamo scegliere i cittadini tra rivoluzione e restaurazione”.
“Questa è una legge elettorale assurda (voluta dal Pd e dal centrodestra) che permette anche a forze che perdono le elezioni come Forza Italia e Fdi di rivendicare una pseudo-vittoria in nome di una coalizione di comodo. In ogni caso, come avevo detto e ripetuto più volte in campagna elettorale, visto che abbiamo ottenuto un risultato straordinario ma non abbiamo ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi, ci siamo rivolti alle forze politiche per far partire un governo di cambiamento sulla base di un contratto che comprendesse i temi prioritari per gli italiani”, spiega Di Maio.
Ma la Lega non sembra aver digerito le aperture dei pentastellati ai dem e nel frattempo incassa un altro successo con la regione del Friuli Venezia Giulia. “Dopo i Molisani, anche donne e uomini del Friuli Venezia Giulia ringraziano il PD per l’egregio lavoro svolto, e salutano Di Maio & Compagni. GRAZIE!!!!! #andiamoagovernare io sono pronto!”. Così su twitter il leader della Lega Matteo Salvini, che pubblica la foto di una carta del 2 di picche dentro la sabbia su una spiaggia.

Ai festeggiamenti per Fedriga si unisce anche Silvio Berlusconi: “Il centro-destra unito si conferma vincente e accresce ancora i suoi consensi. Questo conferma una volta in più che siamo non soltanto la prima coalizione del Paese, ma anche quella più in sintonia con gli umori e le esigenze degli elettori. Sul piano politico complessivo questa è una ragione in più per affidare al centro-destra la guida del governo nazionale”. Gli italiani stanno “rapidamente abbandonando” i 5S e questo “conferma ancora una volta che i grillini sono considerati del tutto inadatti a governare, sia una regione, sia a maggior ragione l’intero Paese”.
Il M5S assiste a una vera e propria debacle nella Regione del FVG, il candidato 5s Alessandro Fraleoni Morgera arriva appena a 11,6%, un crollo rispetto alle politiche del 4 marzo quando nella Regione avevano preso il 24,6%. La Lega risulta prima per preferenze dei votanti col 34,94%, seguita da Forza Italia al 12,07% e Fratelli d’Italia al 5,47%. Il Centrosinistra nonostante tutto si attesta al 26,8%

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