venerdì, 20 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

Diritto alla scienza nell’era della post verità
Pubblicato il 14-04-2018


 

Auspicio che il nono programma quadro dell’Unione europea tenga di conto del diritto alla scienza, appello affinché tutti gli Stati Membri dell’ONU ratifichino il Patto Internazionale sui IMG_8555Diritti Economici Sociali e Culturali e il suo protocollo addizionale e promozione di un comitato internazionale per la promozione della “Scienza per la Democrazia”. Questi i contenuti della dichiarazione finale della quinta sessione del Congresso Mondiale per la libertà di ricerca scientifica, organizzato dall’Associazione Luca Coscioni, che si è svolto a Bruxelles presso il Parlamento europeo dall’11 al 13 aprile.

Garantire agli scienziati la libertà di fare ricerca e dare a tutti la possibilità di trarre benefici dai risultati ottenuti dovrebbe essere in apparenza un dato scontato, ma la realtà è ben diversa. E lo è tanto più in un’epoca dove non solo sussistono forti resistenze ideologiche che impediscono la ricerca in alcuni campi, basti pensare alle modificazioni del genoma umano, alla ricerca sulle cellule staminali embrionali o all’uso di sostanze psicotiche in campo medico, ma anche gli stessi risultati acquisiti  e certificati vengono messi in discussione. Nell’era delle post verità, dove qualunque utente di Facebook che abbia un buon numero di lettori può parlare di cose che non conosce divulgando opinioni sulla pericolosità dei vaccini o sull’esito miracoloso di alternative cure per il cancro, i sostenitori della scienza e della ricerca vengono etichettati, nella migliore delle ipotesi, come una setta “elitaria” che vuole impedire la libertà di cura e, nella peggiore, come una combriccola di persone spinte dai propri interessi economici o da quelli delle case farmaceutiche. E se la cosa si limitasse ai social sarebbe un male sì, ma limitato. Il fatto è che sulla scia della notizia a tutti i costi (poco importa se vera o falsa) si sono inseriti anche i media tradizionali, televisioni in testa. Qualcuno forse ricorderà nel 2011 la trasmissione delle “Iene” che dedicò due servizi a una fantomatica sostanza anticancro, estratta dal veleno dello scorpione azzurro, disponibile solo a Cuba, che sarebbe stata in grado di uccidere le cellule tumorali, portando alla guarigione. Subito dopo ci furono centinaia di malati, o parenti di malati, senza speranze che si recarono all’Avana per procurarsi il miracoloso ritrovato. O il caso Stamina, addirittura in un primo momento avallato dal Governo, che ottenne largo spazio e sostegno da giornali e televisioni, o il recente dibattito sull’utilizzo dei vaccini, dove la Rai non ha esitato a mettere sullo stesso piano il virologo Roberto Burioni e il DJ Red Ronnie.

In un clima del genere ribadire e promuovere il diritto alla scienza, in quanto diritto umano e garantire l’applicazione della ricerca in tutti i campi possibili, non è certo cosa semplice, tanto più in Italia dove ai tradizionali veti oscurantisti, che ancora non consentono, dopo 40 anni, la piena applicazione della legge 194, si aggiunge la composizione di un nuovo parlamento la cui maggioranza è più propensa a sponsorizzare le “verità” di Facebook che quelle degli scienziati.

I numeri già parlano chiaro: su 46 nazioni, l’Italia è al trentesimo posto nel mondo per libertà di ricerca e autodeterminazione, dietro Vietnam, Singapore, Sud Africa e India, mentre secondo l’analisi  condotta da Andrea Boggio, della Bryant University , presentata al Congresso di Bruxelles come un primo studio volto a misurare la libertà di ricerca, per quanto riguarda gli studi sulle cellule staminali embrionali, si trova a metà classifica su 17 paesi.

“L’Italia dovrebbe seguire l’esempio di Belgio e Gran Bretagna – ha dichiarato Filomena Gallo, Segretaria dell’Associazione Luca Coscioni -, che non hanno rinunciato a governare un tema così delicato, consentendo anche ricerca sugli embrioni, coinvolgendo l’opinione pubblica, la comunità scientifica, senza restare ostaggio di approcci dogmatici. Mi auguro che il nuovo Parlamento voglia ascoltarci nell’interesse dei milioni di persone colpite da malattie come il Parkinson e il diabete, per le quali la ricerca sulle staminali embrionali è fondamentale e in paesi come la Svezia inizia a dare risultati incoraggianti”.

Da qui l’appello lanciato dall’Associazione Coscioni perché i governi sostengano la ricerca scientifica a livello nazionale, regionale e internazionale e promuovano l’accesso alle scoperte e agli sviluppi scientifici in modo trasparente e aperto, coerentemente con le esigenze gli interessi locali e globali, sia pubblici che privati. L’alternativa, purtroppo, è il veleno dello scorpione.

Emanuela Sanna

 

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