domenica, 22 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

Embraco, Alcoa e Ilva: settimana infuocata
Pubblicato il 09-04-2018


embraco

Per Alcoa, Embraco, Ilva e Italiaonline inizia una settimana decisiva sulle vertenze al tavolo del Mise. Contemporaneamente, al Quirinale parte il secondo giro di consultazioni per cercare di formare un nuovo governo. I tavoli di confronto al Mise tra sindacati e aziende vanno avanti: si lavora a restituire un futuro alle produzioni ma sopratutto a disinnescare la mina esuberi che per le quattro vertenze complessivamente vede in ballo il destino di oltre 5mila lavoratori.

Oggi è il turno di  Embraco  e di Alcoa. Per Embraco si cercherà di scongiurare la chiusura del sito torinese di Riva di Chieri. Il tempo incalza. Il governo ha ottenuto nelle scorse settimane il congelamento a fine anno dei 497 licenziamenti annunciati dalla società del gruppo Whirlpool e sta cercando di verificare con Invitalia la possibilità di cedere il sito ad altre realtà industriali interessate alla reindustrializzazione dell’area. Dunque, si dovrebbero scoprire le carte sulle manifestazioni di interesse realmente perseguibili, e all’orizzonte sembrerebbero esserci alcune proposte, con cui ridare un futuro a tutti i 597 lavoratori dello stabilimento. Ci sarebbero tre gruppi internazionali interessati a rilevare lo stabilimento  Embraco di Riva di Chieri: uno italiano, uno israeliano con finanziamenti cinesi che produce robot per la pulizia di impianti fotovoltaici e una multinazionale giapponese con stabilimenti italiani. A riferirlo sono state alcune fonti sindacali al termine dell’incontro al Mise.

Il prossimo incontro al ministero è previsto il 23 aprile e poi ci saranno incontri ogni 10 giorni, come si apprende dalle stesse fonti sindacali. Ugo Bolognesi della Fiom di Torino ha spiegato: “Al momento ci sono tre opzioni sul tavolo in fase più avanzata e altre potrebbero aggiungersi ai tre gruppi interessati che sono un’azienda italiana del Nord Est che già lavora nel settore degli elettrodomestici, la società israeliana con finanziamenti cinesi e la multinazionale giapponese con siti già in Italia. Nel corso dell’incontro il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, ci ha confermato che  lo strumento del fondo contro le delocalizzazioni è stato deliberato e che ora deve essere solo registrato. Alla fine di questo mese può essere operativo. Questo paracadute può essere aperto nel momento in cui l’opera di reindustrializzazione non si fosse completata entro il 31 dicembre”.

Sul tavolo del Mise approda anche la vertenza sullo stabilimento ex-Alcoa di Portovesme ceduto due mesi fa alla Sider Alloys. E’ il primo incontro fatto dopo l’acquisizione da parte dell’azienda svizzera con Fim, Fiom e Uilm. I sindacati si attendono di conoscere il piano industriale con cui rilanciare la produzione di alluminio in Sardegna e rioccupare i 400 operai rimasti e attualmente in cassa integrazione. Ma le attese potrebbero andare deluse: l’azienda infatti, pur ribadendo la volontà di fare presto e di voler far decollare il revamping prima dell’estate sarebbe ancora in attesa del dettaglio delle offerte economiche, cinesi della Chinalco in testa, per il restart dello smelter cosa che non consentirebbe alla società di entrare nel vivo del piano.

I lavoratori di Alcoa avranno il 5% della newco post acquisizione Sider Alloys e un posto in Consiglio di sorveglianza. Lo ha annunciato il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, al termine del tavolo sullo stabilimento di Portovesme, affermando: “È il primo caso in Italia in cui i lavoratori partecipano alla gestione di una società e credo che se lo siano ampiamente meritato”.

In realtà si tratterebbe di una nuova realtà che nasce per la prima volta da una trattativa al Mise, anche se la cogestione è prevista dall’art. 46 della Costituzione. Settimana decisiva anche per l’Ilva. Il confronto tra Arcelor Mittal e sindacati non riesce a decollare. E’ muro contro muro sui 4mila esuberi annunciati dal gruppo e sulla discontinuità contrattuale che l’azienda vorrebbe applicare ai 10 mila lavoratori riassunti nella ‘nuova Ilva’. Un braccio di ferro che ha di fatto paralizzato il confronto già peraltro condizionato da ‘fattori esterni’, dalla decisione dell’Antitrust europeo attesa per maggio a quella sulla sentenza del Tar del Lazio per la sospensiva del Pdcm ambientale del governo. Dunque, si deciderà mercoledì prossimo, 11 aprile, se la vertenza Ilva avrà un futuro o meno, almeno nell’immediato. Se i numeri dell’occupazione non dovessero cambiare e se venisse confermata la volontà di non riconoscere una continuità contrattuale per i lavoratori riassunti, Fiom e Uilm hanno già minacciato la scorsa settimana un brusco stop del tavolo negoziale.

Corsa contro il tempo anche per la vertenza su  Italiaonline. Il governo dimissionario è riuscito a replicare il modello Embraco e ha ottenuto nelle scorse settimane una sospensione per i 400 esuberi annunciati dal gruppo, di cui 248 a Torino, e uno stop anche ai 241 trasferimenti da Torino a Milano.

Al Mise, mercoledì’ 11 aprile, si continuerà a lavorare alla ricerca di soluzioni alternative per il territorio e l’occupazione.

Salvatore Rondello

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