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Opinioni e commenti
 

La liberazione, l’attualità del 25 aprile 73 anni dopo
Pubblicato il 24-04-2018


25 aprile milano

Come ogni anno, il 25 Aprile trascorrerà per molti come se fosse un giorno qualunque. Nonostante la pausa dal lavoro e la chiusura di uffici e scuole, molti infatti ignorano la ragione sociale e politica della festa e l’attualità delle tematiche connesse alla “Liberazione”..

Eppure, la Festa della democrazia, possibile – si sottolinea – solo quando c’è libertà in uno con la Liberazione dal nazifascismo, che l’Italia festeggia il 25 aprile, è sicuramente la pagina del nostro paese che meglio rappresenta questo processo. Un’Italia che continua a cambiare, a 73 anni di distanza, ma che nel 25 aprile ricrea in larga parte la memoria condivisa di una transizione decisiva: dall’occupazione tedesca alla riconquista del Nord del paese e di una città simbolo come Milano. Segno premonitore quindi della definitiva vittoria nel conflitto bellico più sanguinoso della storia e della fine della dittatura.

Proprio dall’avvicendarsi anno dopo anno della ricorrenza della Liberazione, è possibile capire e comprendere l’evoluzione stessa del modo in cui gli italiani recepiscono e partecipano una giornata che non è mai stata immune da aspri conflitti politici e culturali. Come infatti è stato lucidamente osservato dallo storico Giovanni De Luna, non sono mai scarseggiate momenti in cui l’anniversario stesso ha subito i contraccolpi di altre vicende e processi, che hanno portato in alcuni casi a far sì che “gli “aspetti celebrativi tendevano a soppiantare quelli militanti”, fino a pervenire però al punto in cui si può riconoscere che “ricordare il 25 aprile 1945 vuol dire anzitutto dare la possibilità a chi non c’era di conoscere la Resistenza nella nuda e scarna verità in essa racchiusa: quel giorno l’Italia ha riacquistato la libertà; lo ha fatto grazie all’impegno attivo di una strenua minoranza”.

Non sono mancati neanche, negli anni, tentativi di mettere in discussione il 25 aprile, dentro una più vasta tendenza volta a riconfigurare in chiave critica alcuni aspetti della lotta partigiana: come più volte ben evidenziato dal presidente della Repubblica Mattarella in occasione dei precedenti, tradizionali festeggiamenti, “la Liberazione è un punto di connessione della storia del nostro popolo” e “non c’è equivalenza possibile tra la parte che allora sosteneva gli occupanti nazisti e la parte invece che ha lottato per la pace, l’indipendenza e la libertà. […] Pietà per i morti, rispetto dovuto a quanti hanno combattuto in coerenza con i propri convincimenti: sono sentimenti che, proprio perché nobili, non devono portare a confondere le cause, né a cristallizzare le divisioni di allora tra gli italiani”.

La “Liberazione” ed i valori di cui si è fatta portatrice sono, dunque, assolutamente attuali e rappresentano il filo conduttore da seguire per uno sviluppo in senso democratico del nostro Paese, che ancora oggi mostra purtroppo significative criticità in tal senso.

Farli vivere oggi significa inevitabilmente aggredire positivamente nervi scoperti della nostra società e del nostro mondo. Le violenze, le forme di oppressione che abbiamo combattuto sono tuttora presenti in molte parti, sia pure limitate, del mondo.

I valori della nostra Resistenza – giova ricordarlo – sono valori di tutti. Aldilà di ogni ostacolo e di ogni frontiera.

Carlo Pareto

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Commenti all'articolo
  1. Una nuova tappa del percorso di ampio respiro sviluppato dalla Fondazione Museo della Shoah per riflettere, nell’ottantesimo anniversario dalla loro promulgazione, sulle Leggi antiebraiche del 1938. Con “1938, l’anno della vergogna”, inaugurata lo scorso settembre, ci si proponeva di parlare sulle Leggi su un piano più strettamente “scientifico” attraverso fotografie, manifesti, documenti, giornali, oggetti e filmati, in gran parte inediti, che raccontavano l’iter di questa infamia dalla parte del regime. In “1938. Vite spezzate”, inaugurata ieri pomeriggio alla Casina dei Vallati, la ferita delle Leggi viene raccontata dal punto di vista di chi ne pagò le conseguenze. E quindi, nell’accurata ricostruzione di Marcello Pezzetti e Sara Berger, curatori dell’allestimento, lo spazio questa volta è per le biografie di alcune decine di ebrei italiani, suddivisi per professioni o gruppo di appartenenza, che furono allontanati dal lavoro, dalla scuola, dalla società.
    (Fonte Pagine Ebraiche)

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