giovedì, 21 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Fmi: il protezionismo danneggia i poveri
Pubblicato il 11-04-2018


A Hong Kong, FMI-christine-lagarde, il direttore generale del Fmi, ha criticato aspramente il protezionismo affermando: “I governi devono evitare il protezionismo in ogni sua forma. La storia ci insegna che le restrizioni all’import fanno male a tutti, soprattutto ai consumatori più poveri. Il sistema di scambi commerciali internazionali ha trasformato il mondo. Ha contribuito a dimezzare la percentuale della popolazione mondiale che vive in condizioni di estrema povertà mentre le barriere protezionistiche impediscono al commercio di svolgere il suo ruolo fondamentale per rafforzare la produttività.
Ma questo sistema di regole e responsabilità condivisa corre ora il pericolo di essere distrutto. Questo sarebbe imperdonabile, un fallimento collettivo. Nello stesso tempo le troppe pratiche sleali, devono essere eliminate perché possono lasciare tracce sugli equilibri commerciali tra Paesi. In concreto, bisogna proteggere ad esempio proprietà intellettuali e ridurre le distorsioni che favoriscono le imprese statali”.

Christine Lagarde ha lanciato anche l’allarme debito: “Quello pubblico e privato ha raggiunto a livello globale la quota record di 164.000 miliardi di dollari con un incremento del 40% rispetto al 2007. Su questa crescita, la Cina rappresenta la metà. Il debito pubblico nelle economie avanzate è, dunque, a livelli non visti dalla Seconda Guerra Mondiale. Un indebitamento elevato rende i governi, le aziende e le famiglie più vulnerabili a una stretta delle condizioni finanziarie.

I governi dovrebbero usare l’attuale crescita per portare avanti le riforme: la finestra di opportunità è aperta, è necessario riparare il tetto nei periodi in cui splende il sole. Le riforme necessarie sono spesso politicamente difficili, ma sono più efficaci e facili da attuare quando le economie crescono”.

Il direttore generale dell’Fmi ha citato Henri Matisse: “La creatività richiede coraggio. Abbiamo bisogno di più coraggio, nelle stanze dei governi, nelle aziende, e nelle nostre menti. Nel mese di gennaio, il Fondo Monetario ha rivisto al rialzo le previsioni di crescita dell’economia mondiale al 3,9% per il 2018 e il 2019. E il Fondo continua ad essere ottimista perché le economie avanzate cresceranno sopra il potenziale di crescita media quest’anno e il prossimo e perché gli Stati Uniti sono in piena occupazione. Parallelamente  in Asia, le prospettive restano solide, il che è un bene per tutti, perché questa regione contribuisce a quasi due terzi della crescita globale.

Tuttavia, il ritmo di crescita prevista per il 2018 e il 2019 finirà per rallentare nella misura in cui le politiche a sostegno dell’economia si interromperanno soprattutto in Usa e Cina”.

Si addensano nubi scure su uno scenario (economico) globale che per ora resta soleggiato. Con la metafora meteorologica, la direttrice esecutiva del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, ha evidenziato che il Fmi continua a restare ottimista sul contesto della crescita mondiale, ma è anche preoccupato per il rischio che il commercio internazionale sia minato da tensioni protezionistiche in grado di incidere negativamente sull’economia globale, oltretutto in un momento in cui tendono ad affievolirsi gli stimoli fiscali e i tassi di interesse tornano a rialzarsi.

L’intervento fatto a Hong Kong da Christine Lagarde (dopo aver partecipato al Boao Forum), precede di una settimana la riunione plenaria che si farà a Washington con i 189 membri del Fmi, durante la quale sarà anche aggiornato l’Outlook del Fondo sull’economia globale (pronosticata nel gennaio scorso in crescita del 3,9% per quest’anno e per l’anno prossimo).

Le priorità economiche dovrebbero essere quelle di evitare le tentazioni del protezionismo, contenere i crescenti rischi finanziari e spronare con le riforme la crescita a lungo termine.

Largarde non ha citato esplicitamente Stati Uniti e Cina, protagonisti del tiro alla fune commerciale, tra dazi e controdazi, che sta allarmando il mondo intero per le possibili conseguenze dai risvolti imprevedibili. Nelle dichiarazioni rilasciate dopo il suo discorso, il direttore generale del Fmi ha comunque sottolineato che anche le questioni sulla proprietà intellettuale vanno trattate in un contesto multilaterale, non con la ricerca di favori specifici o con minacce unilaterali. In questo modo ha offerto una mediazione a Cina ed Usa sulle questioni che hanno visto disotterrata l’ascia del protezionismo che ha dato origine alla guerra sui dazi.

Salvatore Rondello

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