mercoledì, 12 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Generazione
Pubblicato il 18-04-2018


Difendo la mia generazione dove individui con una o due lauree hanno sacrificato la professione per fare politica a tempo pieno. Hanno sfidato con la qualità delle idee e con una solida cultura ed esperienza politica, maturata nel movimento studentesco già a partire dai Licei, la generazione precedente sostituendola senza accantonarla e tanto meno rottamarla. Hanno saputo affermarsi cominciando ad attaccare i manifesti, a servire alle feste di partito e a scrivere e distribuire volantini, a girare per le sezioni con una cinquecento scassata, dove si trovavano compagni che brontolavano sempre, a organizzare congressi e campagne elettorali. Poi, dopo una dura selezione sul campo, qualcuno veniva eletto dirigente e se aveva i voti consigliere comunale della sua città. Solo chi mostrava una forte capacità di leadership poteva aspirare al Parlamento, dove si accedeva a suon di preferenze e ne occorrevano tantissime e in più province. La vita politica era dura con mille tensioni anche interne e capitava di perdere il sonno senza poter perdere un attimo. Ci voleva molta passione, ma anche un carattere forte. Era un mestiere, diciamo la verità, che per tempra solo in pochi potevano permettersi, ma non era riservato ai ricchi. Anzi. Tanti figli di operai hanno avuto la possibilità di emergere grazie ai partiti. Gli altri, per dirla con Venditti, andavamo in banca e ci facevano anche un po” pena. Siamo stati presuntuosi? Forse ma a 31 anni non abbiamo mai pensato di fare il presidente del Consiglio. Ne’ di passare da sindaco a premier cacciando in malo modo gli altri. Avvertivamo un rispetto sacrale per i nostri vecchi. Quasi tutti noi sfornavamo giornali a getto continuo e avevamo imparato bene l’arte della polemica e dell’ironia. Sapevamo scrivere relazioni, programmi, articoli, libri. Qualcuno di noi vive oggi praticamente solo attraverso un vitalizio parlamentare dopo aver rinunciato a una professione che gli avrebbe dato di più. Ho voluto ricordare tutto questo per difendere le nostre scelte di vita e il nostro contributo dato alla democrazia italiana. Ho voluto ricordarlo a tutti i giovani che pensano che coloro che li hanno preceduti hanno fatto.politica per interesse e non perché stimolati da un forte richiamo ideale. Ho voluto ricordarlo anche a me stesso perché, tutto sommato, e nonostante il fallimento del nostro progetto politico, esploso, proprio dopo la nostra vittoria storica, con i calcinacci del muro di Berlino, io non riesco a essere insoddisfatto della mia vita. Mi scuso del disturbo ma avevo bisogno, forse interpretando anche il sentimento di molti altri, di confessarvelo.

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Commenti all'articolo
  1. A conferma di quanto dice il Direttore, laddove scrive che forse sbaglia chi ritiene che “coloro che li hanno preceduti hanno fatto politica per interesse e non perché stimolati da un forte richiamo ideale”, sta il fatto che dopo l’azzeramento del vecchio PSI, un quarto di secolo fa, non sono stati in pochi quanti hanno continuato a far politica, senza mezzi e senza alcuna possibilità o probabilità di far “carriera” politica, e in clima a dir poco ostile, animati soltanto dal proposito di mantenere viva la “fiammella” socialista, e di non arrendersi ad una sorte che ci pareva ingiusta ed immeritata (mi sento di doverlo rammentare anche a memoria di chi era tra quelli e ora non più, essendo passato ad altra vita).

    Paolo B. 19.04.2028

  2. E’ stata proprio la crisi del pensiero politico che ha fatto balenare la lotta ai vitalizi come un’arma di giustizia. E’ anche il riflesso – ad un livello più alto – della tendenza a mettere i poveri uno contro l’altro, che alberga da sempre in coloro che temono che la plebe si rivolti o che si costituisca in organismi politicamente pericolosi.
    Tornando alle generazioni, io ho il privilegio di ricordarmi anche le generazioni precedenti; di dirigenti politici a livello locale che vivevano in quella che poi si sarebbe chiamata “la soglia di povertà” ed anche di quelli che di Venditti se ne fregavano, andavano in banca e facevano politica.

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