domenica, 23 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Governo del Presidente ma non solo per prendere tempo!
Pubblicato il 17-04-2018


Un Governo del Presidente se nasce deve registrare la distanza tra chi poteva dare un governo al Paese e non ce l’ha fatta. E’ per questo che avendo fatto man bassa delle cariche parlamentari né centrodestra né grillini possono legittimamente attendersi che uno dei due Presidenti sia incaricato. Sarà più facile sfociare in un governo per tutti nella misura in cui non si configuri come l’incubazione di una maggioranza ma la premessa per il chiarimento tra e dentro le forze politiche ai fini di far nascere un governo con un minimo di affidabilità per il Paese.

Le occasioni per fare chiarezza tra le dichiarazioni spesso mutevoli e le scelte da fare non mancheranno a partire dalle internazionali sul tappeto. Si capirà subito chi traguarda verso elezioni anticipate forzando ulteriormente i toni per qualche voto (crede) in più e chi si prepara ai difficili impegni che lo attendono diradando la cortina fumogena della facile demagogia elettoralistica.

Ebbene comunque si rigiri il panorama politico italiano e la sua struttura finora tripolare, senza che nessuno abbia conseguito la maggioranza assoluta per governare, un potere determinante ricade su chi è nel mezzo ed a minor distanza di quella che separa le forze potenzialmente alternative. Nella vulgata questa posizione viene denominata “ago della bilancia” e questo fa pensare ad un’attenta valutazione dei pro e dei contro, delle convenienze non escluse affatto quelle della minore distanza dai propri orientamenti ideali. In realtà la posta in gioco è più alta del far pendere il piatto della bilancia da una parte e dall’altra.

Si tratta della consapevolezza di disporre delle leve per azionare gli scambi per uscire dalla stazione della seconda Repubblica per traguardare verso istituzioni governanti e governabili in grado di tenere il passo con le accelerazioni che la dimensione globale impone. Due gesti di grande coraggio da statisti si richiedono a Renzi e Berlusconi. A Renzi il coraggio di essere coerente con l’intuizione che gli fece scegliere con chi ci stava, senza preclusioni di sorta, di varare una legge elettorale che grazie al ballottaggio, strappato alla destra da sempre ostile, avrebbe indicato dopo lo scrutinio chi avrebbe governato ed in parallelo grazie alla riforma istituzionale il superamento del bicameralismo paritario passando al rapporto unico tra Governo e Camera senza l’estenuante pingpong tra Camera e Senato col risultato dello svuotamento del Parlamento, compresa la sua maggioranza per corrispondere all’urgenza delle scelte.

La bocciatura di ambedue le misure indicate aveva una sola ragione: impedire a chi veniva dato(una vera e propria personalizzazione simultanea di Renzi e dei suoi concorrenti) per beneficiario di poter governare. Con l’acqua sporca (sic) venivano soppressi anche due creature da tutti attese. Ebbene un Renzi coerente con le sue idee dovrebbe porre al PD ed al Paese la necessità di ripartire da dove il suo lungimirante disegno strategico è stato interrotto riproponendo le riforme istituzionali minime necessarie ma con una modalità che coinvolga tutti, slegata dagli equilibri di governo a cui le riforme sono state sempre subordinate,ricorrendo ad un’Assemblea Costituente su pochi punti nodali, con membri incompatibili con incarichi parlamentari e di governo, senza oneri aggiuntivi perché eletta congiuntamente con le elezioni europee, una proposta che formulai con le stesse modalità ai tempi di Veltroni segretario PD e che più recentemente è stata caldeggiata da Stefani Parisi quando sembrava l’unto di Berlusconi e successivamente da Calenda prima della sua adesione al PD. Sulla riforma della legge elettorale, comunque necessaria per la chiara incostituzionalità dall’aver voluto collegare il voto, preminentemente personale, al listino per giunta bloccato del proporzionale ( un matrimonio a tre tipo “io, mammeta e tu), accedere a forme sperimentate come il doppio turno in Francia con ammissione dei primi tre classificati al primo turno o al modello della legge elettorale vigente nelle regioni per essere rispettosi della struttura tripolare dell’attuale sistema politico.

Questo per quanto riguarda il PD con il responsabile e coerente apporto di Renzi in prima fila. Per quanto riguarda Berlusconi è di un’assoluta evidente la castrazione come leader a cui ha voluto andare incontro con un confronto impari col più giovane ed arrembante competitore mettendo a nudo i contraccolpi di non aver voluto passare ad una sorta di monarchia istituzionale con la l’investitura del nuovo leader dalla base e lui padre nobile come presidente onorario del Partito. E pensare che con le elezioni europee ormai alle porte, l’investitura di Taiani, ma non a mezzo servizio ma con alta valenza d’impegno europeistico, riaprirebbe la conta con Salvini oltre che proteggere la sua creatura dall’opa in atto.

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