sabato, 18 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

L’APERTURA
Pubblicato il 24-04-2018


martina quirinale

Inizia il tentativo di Roberto Fico per mettere assieme una maggioranza in grado di sostenere un governo dopo il nulla di fatto dei tentativi precedenti resi vani da veti reciproci. Giro di incontri per il presidente Mattarella che parte con l’incontrare la delegazione del Pd fino ad oggi rimasta alla finestra. Ma il cambio di esploratore potrebbe avere degli effetti. Fico infatti rappresenta l’anima di sinistra del Movimento 5 Stelle.

Il partito sembra diviso, con i renziani che sembrano rimarcare la linea della chiusura totale come più volte ribadita. “Non sono ottimista, non vedo le condizioni perché i programmi si possano allineare, ma le sorprese in politica sono sempre dietro l’angolo” ha detto ai microfoni di ‘Radio Anch’io’ il capogruppo al Senato del Pd, Andrea Marcucci. Invece Dario Franceschini si dice aperto a un confronto, così come l’area di Michele Emiliano, che nelle settimane scorse non è sembrata voler escludere del tutto l’idea di un confronto. Calenda sceglie l’ironia per commentare il cambiamento di passo dei Cinquestelle che in poche settimane hanno stravolto quelli che per loro erano considerati dei punti saldi ai quali il programma era ancorato. “Fico esplora, Salvini passeggia (ma non marcia), Di Maio inforna. Intanto programmi cambiano, contratti vengono redatti da Professori su input di chi considera Governo dei tecnici e professori male assoluto. Nessuno mette in discussione Nato e Euro. Non male per primi 50 g.”

La delegazione Pd composta da Maurizio Martina, Andrea Marcucci, Graziano Delrio e Matteo Orfini è arrivata al Colle dopo una riunione al Nazareno. “Abbiamo detto a Fico una cosa: dopo 50 giorni di questa situazione che abbiamo tutti osservato e vissuto di impossibilità ad arrivare ad una proposta di governo, noi siamo disponibili a valutare il fatto nuovo se verrà confermato in queste ore e cioè la fine di qualsiasi tentativo di un accordo con la lega”, ha detto il segretario reggente Maurizio Martina al termine dell’incontro con Fico.

“Con spirito di leale collaborazione, non nascondendoci le diversità e punti di partenza differenti anche dal punto di vista programmatico su temi essenziali, ci impegniamo ad approfondire questo possibile percorso di lavoro comunque coinvolgendo i nostri gruppi dirigenti”. Martina ha anche spiegato che “la direzione nazionale deve essere chiamata a valutare, approfondire discutere ed eventualmente deliberare un percorso nuovo che ci coinvolga”. Insomma il Pd è disponibile a dialogare con M5s. “Attendiamo di capire gli sviluppi – ha detto ancora Martina -, lo faremo con la massima disponibilità, tenendo fermi la chiarezza, la responsabilità, il riconoscimento della fase del Paese che sta attraversando”. Insomma Matina la mette giù parlando di  un è “disponibile a dialogare” con M5s sulla base dei 100 punti del suo programma di governo e su tre punti “già evidenziati durante le consultazioni al Quirinale”. Punti che così riassume: “Una agenda europeista, il rinnovamento della democrazia superando il populismo, politiche del lavoro rispettando gli equilibri di finanza pubblica”. Ma a frenare su un possibile accordo è il ministro Calenda: “Vedo il serio rischio – scrive su Twitter – che Pd sia troppo antisistema per allearsi con M5s attuale”.

Dopo il Pd è stata la volta dei 5 Stelle. “E’ chiaro che un governo del centrodestra non è più un’ipotesi percorribile, gli unici che non l’hanno capito sono forse proprio loro ma dopo il fallimento del mandato di Casellati quell’ipotesi tramonta del tutto”, ha detto il capo del M5s Luigi Di Maio, al termine dell’incontro con Roberto Fico. “Sono passati circa 50 giorni in cui abbiamo provato in tutti modi e tutte le forme a firmare un contratto di governo per il cambiamento del Paese con Salvini e la Lega ma loro hanno deciso di condannarsi all’irrilevanza per rispetto dei loro alleati e del loro alleato invece di andare al governo nel rispetto degli italiani”. “Se fallisce questo percorso per noi si deve tornare al voto non sosterremo nessun altro governo, tecnico, di scopo o del presidente”, ha detto ancora Di Maio.

Ma se nessuno dovesse tornare sui propri passi, la formazione di un governo resta un rebus. D’altronde non è facile muoversi dopo che ci si è ingarbugliati nelle solenni promesse del “mai con”. Vale per la Lega, per i Cinquestelle, per Forza Italia e anche per il Pd.  Per questo c’è chi non esclude la carta di un governissimo con tutti dentro. Ipotesi che sarebbe gradita a Silvio Berlusconi, il quale, pur ribadendo di voler restare nella partita con qualsiasi formula, sarebbe pronto a una maggioranza con tutti dentro. Opzione che i grillini vogliono invece scongiurare. Difficile quini ipotizzare quali possano essere gli scenari e le mosse del Colle se il mandato di Fico dovesse concludersi con un nulla di fatto.

Ginevra Matiz

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Commenti all'articolo
  1. Come ho scritto a commento di altro articolo di questo giornale, dal titolo “Accordo M5S-PD ? Sarebbe grave errore strategico”, mi sembrerebbe interessante, a mio avviso almeno, conoscere il pensiero dei vertici PSI in tema di alleanze, viste per l’appunto guardando l’eventuale formazione del nuovo Governo (salvo che tale parere esista già e mi sia involontariamente sfuggito).

    Paolo B. 26.04.2018

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