domenica, 23 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Il lutto dell’Aventino non si addice al PD tantomeno a Renzi
Pubblicato il 10-04-2018


Partiamo dalla constatazione che i vincitori relativi delle ultime politiche sono alle prese con la quadratura del cerchio del come arrivare a formare una maggioranza di governo. Lo stesso problema che hanno avuto e risolto in Germania solo facendo appello alle proprie radici ed agli interessi prevalenti del loro Paese e dell’Europa. Nulla di simile in Italia dove solo la lungimiranza di Renzi si era adoperata con il ricorso al ballottaggio (nell’Italicum) pur di avere la certezza di un vincitore-responsabile (tutto l’opposto dell’inciucio di cui era accusato) delle sorti del Paese ma anche di poterlo governare con la fine del bicameralismo perfetto, specie nel rapporto unico Governo-Camera dei Deputati.

Un vestito che dopo le Europee sembrava su misura di Renzi e perciò tutti, ben oltre la personalizzazione, furono sparati contro con il no al referendum. Per l’eterogenesi dei fini, che in politica è una costante, era un’occasione storica per il Paese ed in primo luogo per Berlusconi che seppure ridimensionato,sarebbe oggi l’indubbio timoniere della coalizione, oltre al prestigio riconosciuto di finire la sua carriera come padre costituente della terza Repubblica. Fatte queste constatazioni, occorrerebbe ripartire dalle riforme istituzionali, meglio se con un’apposita Assemblea costituente con l’apporto di tutti, senza interferenze con i problemi di governo, da eleggersi in contemporanea con le europee e perciò senza costi aggiuntivi. Sul fronte altrettanto urgente della riforma elettorale chi vuole garantire una maggioranza governante deve mettere in conto la struttura tripolare del sistema politico.

Ci viene in soccorso il modello francese in cui al ballottaggio sono ammesse le tre maggiori forze risultanti dal primo turno o ripiegare sul modello della legge elettorale regionale. Si tratta di ripartire da dove Renzi era stato costretto a fermarsi e non c’è dubbio che l’Aventino sarebbe una vera e propria diserzione a partire dallo stesso Renzi . Non tornerebbe d’attualità il suo intento di ritirarsi dalla politica ma, rinunciando lui alle sue battaglie, per espiare questa gravissima colpa di omissione, non gli rimarrebbe che andare in convento. Tenendo ben ferma questa premessa che non suonerebbe affatto come sconfessione del suo operato con gli unici interlocutori disponibili e poi pentitisi per un salvacondotto impossibile, c’è da mettere a fuoco un punto dirimente per le scelte da farsi ed è che si tratta non di assumere il ruolo di ago della bilancia ma di fare un uso responsabile delle leve di comando dello scambio delle rotaie appena fuori dalla stazione della II Repubblica.

Far correre il rischio al Paese di azzerare tutti gli sforzi compiuti concorrendo alla saldatura tra due formazioni politiche più o meno euroscettiche, è una responsabilità gravissima perché aver ragione sulla pelle di un Paese disastrato non potrebbe essere perdonato a chi poteva evitarglielo. Non sfugge a nessuno che tra un Salvini rimasto alla prima Le Pen, che sta cercando di uscire dall’isolamento in cui si è cacciata dialogando con la destra moderata, ed un Di Maio, diciamo flessibile, che ambisce al salotto buono d’Europa. Infatti dopo il tentativo dei 5stelle di smarcarsi da Farange con la richiesta respinta al gruppo più europeista del Parlamento europeo, si ha la conferma ufficiale della richiesta di Di Maio di ricercare intese con Macron ricevendone una risposta di fatto sospensiva legata all’evolversi della situazione italiana. Male fa Gozi o chi per lui, a quanto ipotizzato sulla stampa, a proporre il PD come alternativa nell’adesione a Mcron a quella dei 5stelle per due motivi: primo perché il PD ha già una collocazione a cui tener fede senza pruriti centristi e poi perché Macron per bilanciare la Merkel e i democristiani non può che ricercare l’intesa con le forze socialiste. Una responsabilità in più verso quell’Europa solidale di cui vorremmo che l’Italia fosse protagonista.

Roca

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Commenti all'articolo
  1. L’idea del convento mi pare pregevole.
    La costituente sarebbe ottima. C’è un però: le forze in campo non divergerebbero molto da quelle che sono risultate dalle ultime elezioni. La vedo dura mettere la riforma costituzionale in quelle mani.
    Se Gozi pensa a Macron per disfarsi del PD, può darsi che questo partito possa passare dalla padella nella brace.
    Stento molto a trovare un po’ di “umore socialista” in ciò che resta del PD.

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