giovedì, 13 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

La laurea non ti fa diventare statista
Pubblicato il 18-04-2018


Il teatrino della politica è in pieno svolgimento. Una situazione che fa rimpiangere la “prima Repubblica” quando la politica aveva la parvenza di una cosa seria.

Le varie delegazioni sono state ricevute per due volte dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ma le consultazioni non sono approdate ad una soluzione per la costituzione di una maggioranza nei due rami del Parlamento, capace di dar vita a un nuovo governo.

Ai margini della trattativa, fra una dichiarazione e l’altra, Silvio Berlusconi ha rubato la scena a Matteo Salvini all’uscita del colloquio con Mattarella, prendendo la parola prima del leader della Lega e poi avviandolo all’uscita insieme alla Meloni di Fratelli d’Italia; ha rivolto ai giornalisti presenti la raccomandazione di fare i bravi.

E non è tutto: recentemente ha tirato di nuovo fuori il discorso che Luigi Di Maio non ha la laurea, cadendo nel risibile. E che i grillini non sono democratici.

Benedetto Croce, il più grande filosofo del Novecento non aveva la laurea. E così dicasi della poetessa Grazia Deledda (premio Nobel), di Salvatore Quasimodo (premio Nobel) ed Eugenio Montale (anche lui premio Nobel), per non parlare dei numerosi statisti senza laurea. Quando ci sono le condizioni è bene conseguire una laurea, ma non è la sola strada che porta alla conoscenza. Per rendere meglio il concetto, vale la pena di ricordare l’assunto di un filosofo pre socratico, che teorizzava che la “erudizione di una singola materia, non è garanzia, né di cultura e né che la persona sia intelligente”. Berlusconi dovrebbe comprendere che è finita l’epoca delle barzellette, a lui tanto care.

I nostri lettori conoscono la nostra posizione riguardo ai partiti e movimenti nati sul nulla. Noi siamo per i partiti delle idee, con radici storiche, con persone che si incontrano e dibattono, ma attaccare un giovane – come Luigi Di Maio – solo perché non ha la laurea è puerile.

Nelle ultime tornate elettorali Silvio Berlusconi ha perso qualcosa come 8 milioni di voti. È un dato che dovrebbe far riflettere il fondatore di Mediaset, al quale anche gli avversari politici, riconoscono i meriti imprenditoriali.

Silvio Berlusconi, da primo partito a quarta forza (dopo M5S, Pd, e Lega). Noi non siamo fra coloro che pensano che l’ex presidente del Consiglio debba ritirarsi dalla politica per l’età (Napolitano ha dieci anni in più dell’ex cavaliere ed è lucidissimo) ma dovrebbe evitare di salire in cattedra, perché i fatti non gli danno ragione (la vicenda giudiziaria che ha comportato la decadenza da senatore non è una questione da poco).

I veti incrociati dei grillini che non vogliono Berlusconi e del Pd che non prende in considerazione l’alleanza con il M5S determinano una situazione di stallo, che completa il teatrino e che con tutta probabilità porterà a nuove elezioni. È plausibile che il Pd rimanga all’opposizione. Tocca ai nuovi padroni del vapore (Lega e M5S) fare in fretta a dare un governo al Paese. Una situazione di stallo e ricorrere a nuove elezioni, potrebbe provocare un’onda di ritorno verso il Pd, all’insegna del motto “si stava meglio quando si stava peggio”.

Roberto Fronzuti

 

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