venerdì, 20 aprile 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

La politica e la guerra
Pubblicato il 13-04-2018


Se passiamo dalla polemica sulle autorimesse della Camera ai grandi temi della guerra e della pace la politica si alza e i nani non ci arrivano. E’ evidente che l’accelerazione di un intervento Usa o della Nato in Siria, alla luce di prove che Macron definisce sicure sull’uso di armi chimiche da parte del dittatore Assad, apre le porte a un tema che sembrava estraneo alla nostra agenda elettorale e post elettorale. Quando si alzano venti di guerra, o meglio di interventi militari che in qualche modo ci coinvolgono perché la guerra in Siria c’e da anni, si ha la sensazione di ritornare a parlare di questioni politiche di primo piano che attengono alla collocazione internazionale dell’Italia, alla sua autonomia di giudizio che può riferirsi ad un tempo alla partecipazione diretta del nostro paese, come pare intendano fare francesi e inglesi, ma non i tedeschi, ma anche alla possibilità di usare o negare le basi militari che l’Italia ospita.

Tutto questo nell’ambito di una comune visione del mondo che dovrebbe unire le coalizioni di governo di oggi e di domani. Parto da una premessa. Come personalmente sono stato dell’idea che combattere contro lo stato islamico fosse necessario e che la sottrazione di un territorio a uno stato terroristico fosse giusta e indispensabile, opzione che certo non avrebbe eliminato il terrorismo, ma ne avrebbe reciso i fili da una unica regia e troncato larga parte dei finanziamenti, così resto perplesso e anche piuttosto frastornato dagli obiettivi di un intervento militare Usa oggi in Siria. La conquista del territorio terrorista é avvenuta grazie all’eroismo dei curdi, all’appoggio degli hezbollah iraniani e degli eserciti regolari iracheno e siriano. Ma difficilmente si sarebbe ottenuto, e in tempi rapidi, senza l’appoggio aereo degli americani.

Oggi la Turchia, col beffardo nome di Ramoscello d’Ulivo, ha scatenato una nuova offensiva contro i curdi nella completa indifferenza degli Usa e dell’Occidente e in Siria continua una guerra cruenta e tremenda tra il governo di Assad, appoggiato dai russi, dagli iraniani e dai turchi, per motivi diversi, e la guerriglia divisa in segmenti e in aperto e sanguinoso conflitto anche tra gruppi che ne fanno parte. A cosa porterebbe un ulteriore immersione di parte in quel martoriato paese? Se Assad usa ordigni chimici, e la cosa é ovviamente negata dal suo governo e dai suoi alleati, gli Usa e la Nato conoscono da tempo dove sono posizionati i suoi arsenali. Perché non li hanno gia bombardati e distrutti? Solo a questo si ridurrebbe l’intervento reclamato? Si potrebbe fare in un’ora.

Se si ipotizza un vero intervento militare, sul tipo di quell effettuati in Libia e, prima ancora, addirittura con forze di terra, in Iraq, allora gli Usa innanzitutto dovrebbero preoccuparsi delle conseguenze. Quelle della Libia e dell’Iraq sono state oltremodo negative. Il governo in carica, ma l’Italia é priva da tempo di un’autorevole politica internazionale, ha scelto la comoda e un po’ ipocrita decisione di non partecipare ma di consentire concedendo le basi, che assomiglia al vecchio detto di Costantino Lazzari al tempo della prima guerra mondiale: “Né aderire, né sabotare”. La verità é che di fronte a questi eventi si deve o partecipare direttamente o non partecipare in alcun modo. E se non si è d’accordo, come fece Craxi nel 1986 quando Reagan decise di bombardare Tripoli e Bengasi, le basi vanno negate.

L’importante in queste questioni é assumere posizioni chiare e convincenti. Gli egoismi e i tatticismi producono solo ambiguitá contestabili sia da chi condivide sia da chi dissente. Un futuro governo Cinque stelle-Lega non so dove ci porterà. Sull’Europa si parte dall’euroscetticismo e da pronunciamenti muscolari che fan ridere, di fronte al conflitto Usa-Russia Salvini si propone come amico di Putin, mentre Di Battista ha pronunciato parole di comprensione addirittura nei confronti dei tagliagola dell’Isis. Il presidente Mattarella ha il dovere di accertarsi su quale politica estera voglia fare un eventuale governo Di Maio-Salvini. L’accordo sugli scontrini deve cedere il passo a quello sugli scontri internazionali. Lo capiranno? E lo capiranno i giornalisti e soprattutto i vari talk show che la politica internazionale é leggermente più rilevante del taglio dei vitalizi?

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi siria UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Hai ragione direttore, quando la politica si alza i nani anche se sono piccoli si abbassano ancora di più.
    La situazione in Siria non è certo risolta con il bombardamento di venerdì notte, certo è, che vi sono troppe forze contrapposte, troppi appetiti, troppi stati che vogliono aumentare il loro influenza sia per ragioni religiose ed economiche. L’Italia non può nascondersi, dietro frasi di comodo deve assumere una posizione chiara, la nostra posizione geografica al centro del mediterraneo, non ci consente in questi momenti di essere ondivaghi , non possiamo essere indifferenti, non possiamo non ricordarci la nostra collocazione nel campo occidentale.
    Il 4 marzo il popolo italiano ha votato per un cambiamento radicale, anche in politica estera, premiando i 5 stelle e la lega,( molti ci avranno pensato?) che sono sempre stati su posizioni vicine alla Russia di Putin, possiamo cambiare schieramento internazionale? con tutti i difetti dello dell’occidente, essendo le politiche di Trump agli antipodi dalle mie concezioni del vivere comune, preferisco la democrazia occidentale, agli oligarchi russi, e non vorrei che facessimo la fine dell’Ucraina dopo piazza Maidan.

  2. Bravo Direttore. Alziamo il tiro. Tra una “fake news” e l’altra proporrei un esercizio storico-politico. Quale ragione politica sta alla base di ciò che è accaduto in Ucraina ed in Siria?

Lascia un commento