mercoledì, 12 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

La rievocazione della memoria. I ricordi dipinti di Cristina Messora
Pubblicato il 20-04-2018


FIG.1_CRISTINA_MESSORAÈ la rievocazione della memoria e di eventi legati ad episodi d’infanzia il campo concettuale d’indagine dell’artista modenese Cristina Messora. Memoria che cerca di resuscitare quei frammenti di vita vissuta rimasti a lungo assopiti nelle piaghe della mente dando loro consistenza concreta di segni, solchi, oggetti inusitati scalfiti sulla tela o per mezzo di istallazioni sospese a mezz’aria.

FIG_2_COLLEZIONE_Verrebbe certo da pensare ad un possibile accostamento con la Recherche proustiana, opera chiave del Novecento letterario europeo e mondiale, se non ci fosse una sostanziale differenza nella ricerca che, a mio parere, la pittrice attua nella sua personale ri-elaborazione del tempo: e cioè la quête di un passato che – tendenzialmente – riconduce all’avvenire. Al passato non si dà dunque il compito di lenire le possibili minacce del futuro o peggio la paura della morte, come succede nell’epopea del giovane Marcel, ma valore di esperienza e di conoscenza storica in un quadro esiziale dove il semplice risuscitamento della memoria involontaria viene affiancato da un labile processo mnestico che porta con sé tangenze messianiche.

L’idea insomma di un passato seppur greve ma necessario per poter ricomporre l’infranto, come ebbe a dire Benjamin, quello che Cristina utilizza nelle sue opere, l’accrescersi in una distanza dolorosa e al contempo presenza di un Io che però si cela imperterrito dietro quella che Janus chiama la “face cachée de l’ombre”, la faccia nascosta dell’ombra. Così il ricordo d’infanzia – anche negativo – affiora nel mentre si compie il lavoro artistico, e annullando la normale concezione del tempo cronologico l’artista modella il suo vissuto interiore adattandolo ad un infinito non certamente razionalizzante, ma aperto al respiro, all’elaborazione del lutto.

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Cristina Messora

Se solo nella parabola terminale della Recherche, Le temps retrouvé, Proust si rende conto che l’acerrimo nemico dell’uomo, il tempo, debba essere combattuto scrivendo una opera dall’ampio afflato memorialistico, la Recherche du temps perdu per l’appunto, lo ritrova anch’essa, al termine delle sue opere, ma è in ogni caso un tempo che per converso appare come gioia e dolore, manifestazione di un passato redento adito a farci meglio comprendere e capire la caducità intrinseca della umana condizione.

Riccardo Bravi

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