domenica, 22 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

La riforma delle ferrovie blocca la Francia
Pubblicato il 09-04-2018


treno franciaQuarto giorno di mobilitazione contro la riforma delle ferrovie in Francia. Circolano un TGV su cinque, un regionale su tre e tre Eurostar su 4. Le adesioni alla protesta sono leggermente più basse di quelle delle agitazioni della scorsa settimana: il 43% tra il personale indispensabile alla circolazione dei treni, contro il 48% delle altre due giornate di stop. Ma secondo la società delle ferrovie di stato Sncf, sciopera il 74% dei macchinisti, come nella altre giornate. È prevista la circolazione di un Tgv su cinque, un treno regionale su tre e un Intercity su sei. I sindacati definiscono “dogmatica” la riforma voluta dal governo, che secondo loro apre la strada alla privatizzazione delle ferrovie francesi. Il ministro dell’Economia, Bruno Le Maire ha detto di “non avere paura” di un movimento di lotta che, secondo lui, manifesta una “volontà di disordine”. Oltre agli scioperi dei ferrovieri in Francia sono in agitazione anche i piloti di Air France, gli studenti, gli insegnanti, gli addetti agli ospedali.

“Occorre avere attenzione per tutti – ha detto Le Maire – e rispondere alle preoccupazioni”. Nel settore ferroviario il governo vuole migliorare, efficienza, redditività e mettere fine a uno degli ultimi monopoli europei, avvicinando le ferrovie francesi agli standard europei. I sindacati protestano per il fatto che la riforma prevede di abolire lo statuto speciale per i nuovi assunti, l’apertura del servizio alla concorrenza (tra l’altro imposta dall’Unione europea e che comunque sarà adottata entro il 2019) e la trasformazione dell’azienda da società interamente pubblica a una società a capitale misto, che, dicono, apre la strada alla futura privatizzazione.

Il modello è quello delle ferrovie tedesche, già approvato da Bruxelles, che prevede una holding a capo della quale stanno le diverse società specializzate. La riforma “non è intesa a privatizzare la Sncf, non è intesa a chiudere le piccole linee, non è destinata a venire a meno allo status (della ferrovia) ma è destinata a uscire da uno status quo “che” non è più sostenibile”, ha insistito ieri il primo ministro Edouard Philippe.

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