lunedì, 16 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

La spesa delle famiglie cresce più del reddito
Pubblicato il 13-04-2018


Istat-carrello spesa

Nel 2017 le famiglie hanno aumentato la spesa per consumi finali (+2,5% in termini nominali) in misura superiore rispetto all’incremento del reddito disponibile (+1,7%). Di conseguenza, la propensione al risparmio delle famiglie scende al 7,8%  (-0,7 punti percentuali rispetto al 2016). Lo ha reso noto l’Istat nel presentare i Conti nazionali per settore istituzionale per gli anni 2015-2017, risultati coerenti con i Conti nazionali ed il Conto delle amministrazioni pubbliche diffusi il 4 aprile scorso.

Secondo l’Istituto di statistica, per effetto dell’aumento dell’1,2% del deflatore dei consumi privati, la crescita del reddito disponibile corrisponde ad un incremento del potere di acquisto delle famiglie dello 0,6%, in rallentamento rispetto alle tendenze registrate nel biennio precedente.

Nel 2017, osserva l’Istat,  il prelievo fiscale  dovuto alle imposte sulla produzione e a quelle correnti e in conto capitale ha inciso sul reddito disponibile delle famiglie per il 16,2%, su quello delle società non finanziarie per il 23,8% e su quello delle società finanziarie per il 18,6%.

L’incidenza delle imposte sul reddito disponibile, ha spiegato l’Istituto di statistica, è diminuita per famiglie e società non finanziarie, mentre è aumentata per le società finanziarie.

I dati sono stati commentati dal Codacons, che ha diramato una nota successiva alla diffusione del report dell’Istat, sottolineando come gli italiani si stiano  trasformando da ‘formiche’ a ‘cicale’.

Il  numero uno del Codacons, il presidente Carlo Rienzi, ha detto: “Negli ultimi anni le famiglie avevano dimostrato una forte tendenza al risparmio, mettendo da parte i soldi a danno dei consumi la cui crescita era estremamente contenuta”. Nel 2017 assistiamo, invece, ad una  inversione di tendenza, con la spesa dei consumatori che aumenta più del reddito e va ad intaccare la propensione al risparmio, in diminuzione del -0,7% rispetto all’anno precedente. Tuttavia i numeri diffusi oggi dall’Istat  non appaiono soddisfacenti né rassicuranti, e sono ancora lontani dai livelli pre-crisi”.

Rienzi ha fatto notare: “Nel 2007, ad esempio, il potere d’acquisto delle famiglie cresceva al ritmo del +1,3% annuo contro lo 0,6% del 2017; peggio ancora per i consumi,  che sono saliti nell’ultimo anno del +2,5% contro il +4% del 2006”.

Dal rapporto dell’Istat è emerso anche che  il tasso  di profitto  delle società non finanziarie è sceso l’anno scorso al 41,7% (-0,7 punti percentuali rispetto al 2016), a  fronte di un  tasso di investimento salito al 21,1% (+0,9 punti percentuali).
In particolare, le società finanziarie hanno assistito una riduzione del valore aggiunto ai prezzi base (-1,4%).

Sull’incidenza del fisco, l’istituto ha indicato che nel 2017 il prelievo fiscale dovuto alle imposte  sulla produzione e a quelle correnti e in conto capitale ha inciso sul  reddito disponibile delle famiglie per il 16,2%, su quello delle società non finanziarie  per il 23,8% e su quello  delle società finanziarie  per il 18,6%.

L’incidenza delle imposte sul reddito disponibile è diminuita per famiglie e società non finanziarie, mentre è aumentata per le società finanziarie.

Per  la Federconsumatori  questa dinamica della spesa che cresce più del reddito vale soprattutto per i redditi medio-bassi mentre il rapporto si inverte in caso di reddito medio-alto, confermando dunque una grande disparità nella distribuzione della ricchezza in Italia. La Federconsumatori ha detto: “I dati rilevati oggi dall’Istat conferma in pieno quanto abbiamo denunciato con la presentazione del  report realizzato dalla Federconsumatori in relazione all’andamento dei redditi, della spesa delle famiglie e dei prezzi e tariffe dal 2013 al 2018. L’analisi ha messo in luce proprio come la spesa sia aumentata più del reddito, determinando un forte impoverimento delle famiglie”.

Con una previsione aggiornata a quest’anno, Federconsumatori stima che dal 2013 al 2018 ci sia stata  una crescita del reddito medio del +4,4%  (3,8% al netto dell’inflazione),  a fronte di un aumento della spesa del +6,4%. L’associazione dei consumatori ha aggiunto: “La spesa cresce più velocemente del reddito, per questo le famiglie non riescono a far fronte alle proprie spese, effettuando dolorose rinunce persino in settori delicati come quello della salute”. La Federconsumatori, però, ha anche evidenziato: “L’andamento non è uniforme per tutte le classi sociali e per tutti i livelli di reddito. L’andamento di spesa rispetto al reddito è fortemente differenziato a seconda del livello reddituale del percettore di riferimento del nucleo familiare.  Per i redditi medio-bassi, la spesa cresce più del reddito, mentre tale andamento si inverte se si prendono in considerazione i redditi medio-alti”.

Il presidente di Federconsumatori, Emilio Viafora, ha commentato: “Il quadro illustrato sottolinea non solo le forti disparità esistenti nel nostro Paese, ma evidenzia come queste siano destinate ad amplificarsi alla luce di una crescita diseguale.  È evidente come tale situazione richieda delle misure appropriate tese ad una redistribuzione dei redditi e ad un complessivo riequilibrio delle condizioni economiche e sociali, attraverso un piano di investimenti che miri al rilancio di un’occupazione di qualità.”

Non è dunque vero che le famiglie si sono trasformate da ‘formiche’ in ‘cicale’. Il disagio sociale è aumentato e le famiglie con reddito più basso, per ‘sbarcare il lunario’, sono costrette ad attingere ai risparmi accumulati negli anni precedenti la crisi.

Dal rapporto Istat, sorge qualche dubbio sulla quantificazione del lavoro ‘in nero’ e sulle attività svolte illegalmente che pure fanno parte della realtà del nostro Paese.

Salvatore Rondello

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