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Opinioni e commenti
 

L’Avanti! protagonista della lotta di Liberazione
Pubblicato il 27-04-2018


apreL’Avanti! è sempre stato lo strumento più efficace di lotta politica e di propaganda delle idee socialiste, dalla sua fondazione nel 1896 agli anno ’70 del XX secolo, quando l’ingresso nel mercato editoriale di nuove testate o il rinnovamento di quelle esistenti con grandi investimenti tecnologici e finanziari ne hanno ridotto l’importanza nel panorama politico italiano.

Per questo, dopo la soppressione per legge da parte del regime fascista nel 1926, la principale preoccupazione del gruppo dirigente socialista in esilio in Francia o in clandestinità in Italia è stata quella di stampare e distribuire l’Avanti! per far conoscere ai compagni dispersi il punto di vista del PSI. In particolare, dopo l’armistizio con gli Alleati dell’8 settembre 1943, la stampa e distribuzione clandestina del giornale socialista nei territori della Repubblica Sociale e occupati dalle truppe tedesche darà un contributo importante all’organizzazione della lotta partigiana ed alla creazione di un’opinione pubblica ostile ai nazifascisti e desiderosa di giungere alla fine della guerra ed alla riconquista della libertà.

L’edizione clandestina per il nord Italia dell’Avanti! del 16 marzo 1944 proclamava: “La classe operaia in prima fila nella lotta per l’indipendenza e per la libertà”, con sottotitolo: “Lo sciopero generale nell’Italia Settentrionale contro la coscrizione, le deportazioni e le decimazioni”. Si tratta del grande sciopero del 1° marzo 1944, che paralizzò la produzione industriale delle fabbriche milanesi per un’intera settimana. Ha ricordato Marcello Cirenei, all’epoca segretario del PSIUP per l’Alta Italia: «Lo sciopero generale riuscì una impressionante e davvero imponente dimostrazione della volontà e potenza delle masse lavoratrici — compresi gli intellettuali — di abbattere il nazifascismo e di conquistare la libertà. Il partito Socialista ha avuto nella preparazione e nella esecuzione dello sciopero una parte essenziale, in fraterna e intima collaborazione con il partito Comunista». Il New York Times del 9 marzo 1944 scrisse: «In fatto di dimostrazioni di masse non è avvenuto niente nell’Europa occupata che si possa paragonare con la rivolta degli operai italiani. È il punto culminante di una campagna di sabotaggio, di scioperi locali e di guerriglie, che ha avuto meno pubblicità del movimento di resistenza francese perché l’Italia del nord è stata più tagliata fuori dal mondo esteriore. Ma è una prova impressionante che gli italiani, disarmati come sono e sottoposti a una doppia schiavitù combattono con coraggio e audacia quando hanno una causa per la quale combattere …» (Marcello Cirenei (M. Clairmont), “Il primo Comitato di Liberazione Alta Italia ed il problema istituzionale”, in “Contributo socialista alla Resistenza”).

EUGENIO COLORNI

Eugenio Colorni

L’edizione romana dell’Avanti! clandestino era curata (come ricordò Sandro Pertini in un numero unico del giornale del 25 dicembre 1946 dedicato al Cinquantenario dell’Avanti!), da Eugenio Colorni e Mario Fioretti: «[…] Ricordo come Colorni, mio indimenticabile fratello d’elezione, si prodigasse per far sì che l’Avanti! uscisse regolarmente. Egli in persona, correndo rischi di ogni sorta, non solo scriveva gli articoli principali, ma ne curava la stampa e la distribuzione, aiutato in questo da Mario Fioretti, anima ardente e generoso apostolo del Socialismo. A questo compito cui si sentiva particolarmente portato per la preparazione e la capacità della sua mente, Colorni dedicava tutto se stesso, senza tuttavia tralasciare anche i più modesti incarichi nell’organizzazione politica e militare del nostro Partito. Egli amava profondamente il giornale e sognava di dirigerne la redazione nostra a Liberazione avvenuta e se non fosse stato strappato dalla ferocia fascista, egli sarebbe stato il primo redattore capo dell’Avanti! in Roma liberata e oggi ne sarebbe il suo direttore, sorretto in questo suo compito non solo dal suo forte ingegno e dalla sua vasta cultura, ma anche dalla sua profonda onestà e da quel senso di giustizia che ha sempre guidato le sue azioni. Per opera sua e di Mario Fioretti, l’Avanti! era tra i giornali clandestini quello che aveva più mordente e che sapeva porre con più chiarezza i problemi riguardanti le masse lavoratrici. La sua pubblicazione veniva attesa con ansia e non solo da noi, ma da molti appartenenti ad altri partiti, i quali nell’Avanti! vedevano meglio interpretati i loro interessi». Purtroppo, il 28 maggio 1944, pochi giorni prima della liberazione della capitale, Colorni venne fermato in via Livorno da una pattuglia di militi fascisti della famigerata banda Koch: tentò di fuggire, ma fu raggiunto e ferito gravemente da tre colpi di pistola. Trasportato all’Ospedale San Giovanni, morì il 30 maggio sotto la falsa identità di Franco Tanzi. Nel 1946 gli fu conferita la medaglia d’oro al valor militare alla memoria.

1944 - 07.06 - assassinio di Bruno BuozziIl giornale uscì a Roma in clandestinità fino alla liberazione della capitale il 4-5 giugno 1944. L’edizione straordinaria del 7 giugno 1944 diede la notizia dell’eccidio romano de La Storta del 4 giugno, titolando: “Bruno Buozzi Segretario della Confederazione Generale del Lavoro assassinato dai nazisti con 14 compagni” (in realtà il numero dei martiri assassinati dai nazisti era di 14, compreso Buozzi).

L’Avanti! riprese la diffusione pubblica nella capitale e nei territori italiani via via liberati, mentre rimase clandestino nei territori della Repubblica Sociale.

Sempre Pertini fu protagonista della stampa e diffusione del primo numero del giornale a Firenze, immediatamente dopo la liberazione della città: «[…] improvvisamente all’alba dell’undici agosto, la “Martinella” – il vecchio campanone di Palazzo Vecchio – suonò a distesa; risposero festose tutte le campane di Firenze. Era il segnale della riscossa. Scendemmo, allora, tutti i piazza; i fratelli nostri d’oltre Arno passarono sulla destra, i partigiani scesero dalle colline, la libertà finalmente splendeva nel cielo di Firenze. Ci mettemmo subito al lavoro; tutti i compagni si prodigavano in modo commovente. Il nostro fu il primo Partito a pubblicare un manifesto rivolto alla cittadinanza e pensammo di fare uscire immediatamente l’Avanti! sotto la direzione del compagno Albertoni… Nel pomeriggio dell’undici agosto noi tutti uscimmo dalla sede del Partito di via San Gallo con pacchi di Avanti! ancora freschi di inchiostro e ci trasformammo in strilloni. L’Avanti! andò a ruba. Ricordo un vecchio operaio. Mi venne incontro con le braccia tese chiedendomi con voce tremante un Avanti!. Il suo volto, splendente di una luce che si irradiava dal suo animo, sembrava improvvisamente ringiovanire. Preso l’Avanti! se lo portò alla bocca, baciò la testata piangendo come un fanciullo. Sembrava un figlio che dopo anni di forzata lontananza ritrova la madre».

Andrea Lorenzetti

Andrea Lorenzetti

A Milano l’edizione clandestina dell’Avanti! era curata da Andrea Lorenzetti; nel periodo settembre 1943-maggio 1944, uscirono ben ventotto numeri, quasi uno la settimana: “L’Avanti! clandestino era regolarmente pubblicato: Lorenzetti si occupava della stampa e della ricezione e raccolta degli articoli: ne inviavano Guido Mazzali, e anche altri, tra i quali Ludovico d’Aragona, Lodovico Targetti, Giorgio Marzola” (Marcello Cirenei, op. cit.).

Il 10 marzo 1944 Lorenzetti fu catturato dalla Gestapo, assieme alla quasi totalità del gruppo dirigente socialista di Milano, nel corso della dura repressione seguita allo sciopero del marzo precedente. Gli esponenti socialisti, dopo un periodo di detenzione nel carcere milanese di San Vittore e di internamento nel campo di concentramento di Fossoli, vennero poi tutti deportati nel campo di sterminio di Mauthausen, dal quale uno solo fece ritorno.

Guido Mazzali

Guido Mazzali

Subito dopo l’arresto della redazione, la direzione milanese del giornale clandestino fu affidata a Guido Mazzali, grazie al cui impegno il giornale raggiunse una tiratura di 15 mila copie; esso aveva un recapito nei caselli daziari

Così Sandro Pertini ricordò l’impegno di Mazzali: «L’organizzazione politica e quella militare del nostro Partito procedeva nel Nord in modo febbrile e sempre più soddisfacente per opera di Morandi, di Basso, di Bonfantini. L’anima di questa organizzazione era l’Avanti! clandestino. Nel settentrione usciva in diverse edizioni: a Milano, Torino, Venezia, Genova, Bologna. Insieme all’Avanti! facevano uscire altri giornali clandestini… La pubblicazione di questi fogli in Milano la si deve alla tenacia, alla abnegazione, alla intelligenza di Guido Mazzali. Sempre sereno, egli non si turbava delle mie richieste di far uscire nuovi giornali: ascoltava tranquillo le mie sfuriate quando lo incitavo a pubblicare con più frequenza l’Avanti! e si metteva paziente al lavoro. Il giornale lo faceva lui, e lui ne curava la stampa e la diffusione. Si pensi che nella sola Milano siamo riusciti a stampare fino a 30.000 copie per numero dell’Avanti!. Il nostro giornale era lettissimo, soprattutto perché non si limitava a fare opera di patriottismo, come facevano i giornali di altri Partiti, ma prospettava sempre quelle che poi dovevano essere ed erano le finalità della guerra di liberazione, e cioè: l’indipendenza, la Repubblica, il Socialismo…».

«… nel tardo pomeriggio del 25 aprile 1945, un signore, tutto trafelato e dall’aria distinta circolava impavido per Milano insorta, con una bicicletta malandata e una borsa piena di carte che altro non erano che materiale da pubblicare su un giornale. Questo signore era Guido Mazzali che attraversava Milano per arrivare al Corriere della Sera. Il giorno successivo, il 26 aprile 1945, usciva finalmente, dopo vent’anni, il primo numero normale dell’Avanti!, alla luce del sole …» (Giuseppe Manfrin, Mazzali Guido: la tensione etica, in Avanti della Domenica del 22 settembre 2002, anno 5, numero 34).

1945-27-aprile-Avanti-Vento-del-NordVenerdì 27 aprile 1945, mentre nell’Italia settentrionale si andava completando la liberazione dei territori dall’occupazione tedesca, apparve sull’Avanti! un articolo, a firma di Pietro Nenni, il cui titolo divenne famoso: “Vento del Nord”. In esso il leader del PSIUP, nell’esaltare lo sforzo dei partigiani che erano riusciti a cacciare o a costringere alla resa i nazifascisti, individuava nella volontà di riscatto e di rinnovamento delle popolazioni del Nord il “vento” che avrebbe spazzato via i residui del regime che aveva governato l’Italia per oltre vent’anni: «Vento di liberazione contro il nemico di fuori e contro quelli di dentro».

Avanti del 1-¦ maggio 1945Il 1º maggio 1945 uscì a Milano il primo numero dell’Avanti! dedicato alla festa del 1º maggio, che venne celebrata per la prima volta dopo 20 anni con uno storico comizio di Sandro Pertini. Nella prima pagina compariva la foto di Bonaventura Ferrazzutto, sopra il titolo Gli assenti, in cui si ricordavano i compagni caduti sotto il piombo nazifascista o vittime della deportazione nei campi di sterminio.
Dopo la Liberazione l’Avanti! costituirà, con gli infuocati articoli di Nenni, uno straordinario strumento di propaganda per il voto a favore della Repubblica nel referendum istituzionale e per il PSIUP nelle elezioni per l’Assemblea Costituente del 2 giugno 1946.

Alfonso Maria Capriolo

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