lunedì, 16 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

Luca Fantò
Il socialismo del III° millennio
Pubblicato il 16-04-2018


La disfatta elettorale pone ancora una volta, ma con più forza, la domanda sulla necessità in Italia di un partito socialista. Domanda ci rimanda all’opportunità o meno di continuare la battaglia per il Socialismo, per i suoi valori, i suoi obiettivi.

Equità e solidarietà sociale, valori imprescindibili che animano noi socialisti, equa distribuzione della ricchezza e pari opportunità per i tutti i cittadini, gli obiettivi comuni. Impossibile quindi confondere questi obiettivi con quelli del neoliberismo (riducibile essenzialmente all’efficienza del mercato come autoregolatore sociale). Impossibile che il neoliberismo non resti il nostro principale antagonista. Neoliberismo che è innegabilmente alla base della crisi economica appena superata, neoliberismo che per distrarre l’attenzione dalle sue responsabilità e rendere più efficace il suo dominio sulla società è riuscito a far perdere ai cittadini la consapevolezza della propria reale condizione. Noi stessi socialisti, siamo caduta in quella trappola culturale che ci ha fatto dubitare della possibile esistenza di un Socialismo del terzo millennio.

Non è un caso quindi che quelle che i lavoratori, i precari, i disoccupati non cerchino nei partiti che dovrebbero essere i loro naturali riferimenti politici, i partiti che si richiamano al Socialismo, una sponda elettorale. Bernstein diceva che “il socialismo è una possibilità, non una necessità”. Spetta a noi proporre una possibilità in grado di essere accettata e condivisa da coloro che intendiamo sostenere.

Spetta innanzitutto a noi socialisti tornare a credere che il Socialismo sia anche per il terzo millennio la strada da percorrere per rendere migliore, giusta ed equa, la società. E’ evidente come, pur avendo sostenuto per anni l’onere del governo, PSI e PD non abbiano saputo, proporre agli italiani, nonostante l’indubbio sforzo fatto a sostegno dei diritti civili, un progetto all’altezza della storia e dei propri valori e come i cittadini abbiano preferito sostenere le proposte di altri, ritenuti più credibili, più affidabili, più efficaci.

Nuove proposte, nuovi programmi, rinnovamento (non rivoluzione) dell’organizzazione, sono quindi vitali per far sì che le nostre proposte siano non solo coerenti con i nostri valori, la nostra ideologia, ma anche condivisibili dai cittadini che pretendiamo di sostenere e quindi rappresentare.

Pensare ad un Congresso è naturale e giusto, ma il percorso verso il Congresso nazionale e non solo, deve essere caratterizzato dalla consapevolezza dell’importanza del momento storico che ci troviamo a vivere. Un Congresso che si svolga non sull’onda emotiva della disfatta elettorale, ma come atto finale di un processo di cambiamento politico, culturale ed organizzativo.

A Bologna e a Napoli si è preso atto della sconfitta netta del partito alle recenti elezioni politiche. Ma da Bologna e Napoli viene posta ai compagni una serie di domande: se il compito del PSI sia esaurito. Se sia utile e necessario riorganizzare il partito ed è stata fatta una proposta che a livello territoriale di fatto fotografa l’attuale situazione del PSI in Veneto. Un Coordinamento regionale delle attività e maggior responsabilizzazione ed autonomia degli organismi provinciali (di fatto in Veneto è già questa la struttura organizzativa). Una struttura che veda le province in grado di agire autonomamente e la Segreteria regionale svolgere compiti di coordinamento territoriale, prevedendo a livello regionale incarichi di lavoro su specifici argomenti ed una consulta degli amministratori coinvolta nelle decisioni. Sui territori la possibilità di creare di club sul modello “labour party”. E ancora, la proposta di rafforzare le possibilità dei territori lasciando al Consiglio Nazionale un compito consultivo e dando alla Direzione Nazionale, formata dai rappresentanti regionali, potere propositivo e di indirizzo politico.

Il Segretario nazionale a Bologna, ha sottolineato come, nonostante sia stato più volte paventato da molti compagni, il PSI resti una forza autonoma dal PD come da qualunque altro partito. Ma la battaglia per l’autonomia del partito, più che decennale, ci ponga ora la questione se sia ancora opportuno, utile e fattibile pensare, in questo momento storico, pensare di continuare ad affrontare i principali appuntamenti elettorali in solitudine o con liste fittizie.

Dopo le amministrative, in cui nei Comuni superiori a 15000 abitanti presenteremo il simbolo dove possibile o cercheremo di eleggere il maggior numero di amministratori in liste civiche, la possibilità emersa a Bologna e a Napoli è che si impegni l’intero partito per sostenere, agevolare e rendere possibile la creazione di qualcosa di nuovo, una formazione politica che unisca l’intero centrosinistra, anche permettendo a ciascun componente di mantenere la propria autonomia.

Culturalmente è necessario accettare come ineluttabile l’esistenza del mercato ma è altrettanto necessario assumersi il compito di far sì che lo Stato si presenti di nuovo ai cittadini come Ente regolatore. Predisporre programmi, porsi al fianco di chi nella società ha difficoltà a vedere rappresentati i propri diritti. E’ necessario riuscire a d avere il sostegno della cittadinanza.

Posto che l’economia di mercato è un dato di fatto che non può essere messa in discussione, come socialisti è necessario assumere il fatto che oggi la salvaguardia dei molti cittadini senza privilegi è legata in maniera indissolubile alla salvaguardia dell’ambiente (i compagni verdi hanno avuto il merito di sollevare per primi il problema), alla difesa dei diritti dei lavoratori (sempre più a disagio), alla corretta gestione dei migranti, all’abbattimento della precarietà e della disoccupazione, alla redistribuzione della ricchezza in Italia, in Europa e nel mondo.

Tutto ciò che ho scritto non può che inserirsi in un sistema globale che veda l’Unione Europea rafforzata, unita ed in grado di porsi come antagonista delle superpotenze statunitense e cinese.

La richiesta fatta dal PSI di un Congresso straordinario del PSE diventa fondamentale per avviare un processo di rinnovamento, rinnovamento che deve essere esteso anche all’Internazionale socialista.

Ogni battaglia per la protezione ambientale, come dimostrano le scellerate decisioni della nuova presidenza statunitense, è inefficace se non come frutto di un processo globale. La difesa dei lavoratori e delle piccole imprese, come dimostrano le scelte scellerate degli imprenditori che “delocalizzano” e degli Stati che permettono lo sfruttamento dei loro lavoratori, è impossibile.

Gli Stati nazionali non sono più in grado di offrire un’adeguata protezione sociale ai loro cittadini, protezione che per essere dovrà essere il risultato dell’azione di Istituzioni più forti ed efficaci.

Deve riprendere vigore la battaglia per il rafforzamento delle Istituzioni europee, noi socialisti dovremmo farne uno dei cardini del nostro programma. Non è un caso che tale rafforzamento sia impedita da chi oggi, anche in Italia, si dimostra indulgente con l’arroganza russa e statunitense.

Ecco perché è giunto il momento di archiviare la domande se sia ancora utile o meno il socialismo, la giustizia e la solidarietà sociali ed è giunto il momento di realizzare il socialismo del III millennio.

Luca Fantò

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