lunedì, 20 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Luca Pellegri
Giovinezza, giovinezza
Pubblicato il 18-04-2018


E’ di queste ore uno scambio di messaggi tra il Direttore Mauro Del Bue e giovani Compagne e Compagni dirigenti del PSI. Oltre al fatto che questo scambio pare nascere più da una equivoca interpretazione di un post su Facebook del Compagno Del Bue, non mi avventuro in giudizi. In qualità di esodato della Politica (vecchio tra i giovani, giovane tra i vecchi), mi resta la testimonianza di una militanza che fu e che è reiniziata un paio di anni fa.

Entrato nella FGS nel 1986 (16 anni), ne divenni Segretario di federazione a 18 e Segretario regionale nel 1990. Fin qui tutto bene, a parte un epico scontro con Bettino Craxi, che, volendo legiferare sulla Droga su ispirazione del fondatore di San Patrignano Vincenzo Muccioli, ordinò alla FGS di raccogliere le firme per sostenere le nuove norme anti-stupefacenti. Raccoglievamo le firme insieme ai ragazzi di San Patrignano e accadde questo: uno di loro mi chiamò di nascosto e mi chiese una sigaretta con aria cospiratrice. Stupito, nel porgergli la bionda (una Lucky strike senza filtro) gli chiesi conto dell’aria clandestina: “Vedi”, mi disse “ ci sono concesse 5 sigarette al giorno, altrimenti veniamo puniti”. Stupito e scandalizzato approfondii il discorso e si aprì il vaso di Pandora di soperchierie, regime carcerario, punizioni persino corporali, settarismo e plagio a cui erano sottoposti ragazze e ragazzi che dovevano liberarsi della maledetta Eroina. Dopo quell’agnizione, comunicai il mio rifiuto di collaborare ulteriormente ad una legge non condivisibile nel merito e nel metodo. Il prezzo che pagai fu tutto sommato modesto e cioè un terribile cazziatone di Craxi al telefono (i contenuti sono irriferibili); a Bobo, anche lui su posizioni libertarie ed antiproibizioniste, andò pure peggio, visto che fu mandato a fare il marmittone.

Fin qui tutto bene, dicevo. Nel 1993, in piena tragedia, fui eletto Segretario del PSI di Forlì (23 anni) per due ragioni: la stima dei Compagni ed il fatto che nessuno ambiva a quel ruolo: ancora non so quale fosse la ragione predominante.

Cominciò ad andare meno bene. Tre settimane di Guardia di Finanza al Partito, 8 ore al giorno, 5 giorni su sette sempre in mia presenza. Piccola nota surreale: un giorno, il Maresciallo mi chiede “ma lei perché è sempre qua?” “ E’ mio dovere, sono il segretario del Partito” (lo sguardo dell’investigatore si illumina) “Ah! E quando è stato assunto?”. Le ore seguenti dovetti tenere una lezione sul fatto che il Segretario di un Partito non viene “assunto” ma “eletto” con esibizione del verbale Congressuale. Dopo tre settimane estenuanti, ci fu fatto un verbale di 400.000 Lire, non ricordo per quale irregolarità formale, con la seguente spiegazione: “Sapete, siamo stati tre settimane qui, qualcosa dovevamo pur contestare”. Naturalmente cercavano ben altro, un altro che semplicemente non esisteva, come il mitico tesoro di Craxi che gli consentiva una vita da Sardanapalo ad Hammamet.

Le cose peggiorano. Nel 1994 Elezioni Amministrative e Politiche, per la prima volta con l’elezione diretta del Sindaco. Ci accordiamo come coalizione di centro-sinistra chiedendo al PDS una rosa di nomi su cui discutere per un approccio al nuovo sistema realmente unitario. Il Segretario del PDS è molto disponibile ma, purtroppo muore ancor giovane in un terribile incidente stradale al rientro di una riunione di Partito (Ciao Davide). Siamo in pre-campagna elettorale e arriva il Commissario del PDS. La rosa dei nomi viene buttata nel cestino, a noi alleati viene dato un nome secco, mi ribello, faccio interviste, scrivo articoli, il PSI è compatto con me. Alla riunione decisiva, ripropongo il problema della collegialità ed il Commissario del PDS, interrompendomi, dice “Pellegri mi hai rotto i coglioni, voi Socialisti dovete stare molto attenti, ché un Esposto in Procura arriva in un attimo”. Gelo degli astanti, terrore mio. Con vergogna (che resiste nel tempo), mi piego.

Nel frattempo, telefono sotto controllo, l’immancabile “Socialista ladro” davanti al mio portone ed altre prelibatezze. Gli unici che ci tendono una mano sono i Popolari con cui facciamo la lista: 6%, 5 consiglieri, ma, per il gioco delle preferenze nessun Socialista. Avrei dovuto candidarmi io, per tante ragioni scelsi di non farlo, sbagliai. Riuscimmo però a mettere un Socialista in giunta.

Completamente svuotato, terrorizzato (24 anni), umiliato oltre il ragionevole, mi dimetto irrevocabilmente e mi ritiro completamente dalla vita pubblica. Chiudo tutti i contatti (la nascente FI e il PDS mi corteggiavano, gli uni perché avevano bisogno di ceto politico, gli altri perché ero da loro battezzato non-Craxiano), e mi rifugio in sala operatoria, in Clinica Chirurgica a Bologna, dove ero Allievo interno. Poi la malattia mia, i problemi di mio padre che lo porteranno alla morte per una malattia degenerativa ed altre cose che qui non hanno alcun interesse, mi conducono ad una sorta di eremitaggio fino all’inizio del 2016.

Questa è la storia di un ex-giovane del PSI: c’è una morale nel racconto? Non lo so. C’è un messaggio? Non lo so.

E’ una testimonianza, piuttosto intima e dolorosa, che mi sento di regalare a Compagne e Compagni dai 18 ai 99 anni.  Fatene quel che volete. Un abbraccio fraterno a tutti

Luca Pellegri

Commissione Nazionale Garanzia PSI

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