domenica, 23 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Lula rischia il carcere, Brasile spaccato
Pubblicato il 05-04-2018


lula da silvaLula Da Silva vede svanire anche l’ultima possibilità. Nella giornata di oggi il Tribunale Supremo Federale (Tsf) ha respinto la richiesta di habeas corpus presentata dall’ex presidente del Brasile già condannato ad una pena di 12 anni di reclusione. Per lui, adesso, potrebbero presto aprirsi le porte del carcere.

La decisione della Corte è arrivata dopo una seduta fiume, carica di tensioni, durata undici ore e terminata nella notte: sei voti contro cinque. Ad essere decisivo il voto di Rosa Weber, magistrata che, sino ad oggi, non aveva fatto trapelare nulla sulle sue opinioni, rimanendo sempre molto riservata. È stata Weber a rompere gli equilibri. Nel suo discorso, che ha decretato la fine per il leader del Partito dei Lavoratori, ha citato il giurista italiano Gustavo Zagrebelsky.

Secondo una nota diffusa dal Pt quella di oggi è stata “una giornata tragica per l’economia e per il paese”. La Costituzione sarebbe stata “violata dal Tsf”, che avrebbe ceduto alle pressioni compiute “in modo scandaloso da Globo”, il gruppo mediatico principale del Brasile da sempre in contrasto con le posizioni di Lula. Subito dopo la sentenza dai quartieri residenziali di San Paolo sono stati lanciati fuochi d’artificio. I compagni dell’ex presidente hanno invece promosso lo slogan: “Lula vale la lotta”. Davanti alla sede dell’Alta Corte a Brasilia è andata in scena la protesta di due folle contrapposte: da una parte chi pensa che Lula sia un eroe popolare vittima di un golpe giudiziario, dall’altra chi pensa sia l’emblema della corruzione. Mai come oggi, dunque, il Brasile ha mostrato tutte le sue divisioni interne.

Ad essere in bilico, infatti, non era solo la libertà personale di Lula, ma il futuro politico di una nazione che a ottobre prossimo andrà al voto per eleggere un nuovo presidente. E stando agli ultimi sondaggi, il 30% di brasiliani voterebbe ancora per il sindacalista del Pernambuco. Ma per lui l’ultima piccola speranza di riconciliazione con i suoi è rappresentata da un ricorso che potrebbe presentare al Tribunale federale della IV regione, lo stesso che lo ha condannato a 12 anni. Alcuni vizi di forma legati alla sentenza potrebbero solo allungare la vicenda giudiziaria senza, però, cambiare la pena detentiva.

Sono sei i rinvii a giudizio collezionati da Lula nella sua carriera politica. Quello relativo alla sentenza del Tsf riguarda un attico di 240 metri quadrati sul litorale di San Paolo costato al leader del Pt circa 800 mila euro. Per i giudici l’immobile era una tangente offerta a Lula in cambio di una serie di appalti assegnati all’azienda petrolifera statale, la Petrobras. In seguito alla condanna di secondo grado, Lula ha fatto ricorso per motivi di forma in altri due tribunali. Il verdetto, però, è rimasto identico.

Cade dunque definitivamente il leader che ha incarnato una speranza per i (tanti) poveri brasiliani. Circa sei milioni di persone che non hanno più la loro guida. Così come il Pt, che ora deve mettere in campo una candidatura alternativa alle presidenziali che, con Lula fuori dalla partita, possono diventare ancora più imprevedibili.

Francesco Glorialanza

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