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Opinioni e commenti
 

Migliora il Paese, ma resta il divario con il Mezzogiorno
Pubblicato il 27-04-2018


istat pil mezzogiorno

L’ISTAT ha presentato oggi il rapporto “Noi Italia”. Dalla descrizione dei principali fenomeni economici, sociali e ambientali emerge un Paese in netto miglioramento in molti ambiti  ma persistono alcuni punti di debolezza con riferimento  soprattutto al Mezzogiorno. Sul fronte dell’occupazione, il Sud si colloca  all’ultimo posto nella graduatoria dell’Ue, nel confronto tra macro-aree italiane e Paesi Ue. Ma ci sono anche le eccellenze agroalimentari e il buon andamento degli aspetti legati alla salute.

Secondo l’Istat, l’Italia presenta un’aspettativa di vita fra le più alte in ambito europeo: occupa il secondo posto per gli uomini e il quarto per le donne. La speranza di vita (come indicatore sintetico della qualità delle condizioni di vita) nasconde tuttavia l’esistenza di disuguaglianze a livello territoriale, riassumibili in uno svantaggio del Mezzogiorno di circa un anno rispetto al resto del Paese, ma che diventano circa tre anni considerando gli estremi della provincia autonoma di Trento (valore più alto) e la Campania (valore più basso).

Tra il 2015 e il 2016 la quota delle famiglie che vanno avanti sotto la soglia della povertà, in Italia, è rimasta sostanzialmente stabile, confermando inoltre il forte svantaggio del Mezzogiorno.

Però, se si guarda all’intensità del fenomeno, ovvero a quanto poveri sono i poveri, allora si riscontra un aumento: dal 18,7% del 2015 al 20,7% del 2016. La cosa che può apparire come una sorpresa: l’intensità della povertà assoluta risulta più accentuata al Centro Nord (dal 18,0% al 20,8%) che nel Mezzogiorno (dal 19,9% al 20,5%).

Oltre all’analisi dell’Istat, oggi, la Banca d’Italia ha presentato il rapporto semestrale sulla stabilità finanziaria. L’Istituto centrale avverte: “In Italia l’impatto sul costo medio dei titoli di Stato di un eventuale rialzo dei tassi di interesse sarebbe attenuato dalla loro lunga vita residua. L’alto livello del debito pubblico rende tuttavia l’economia italiana vulnerabile a forti tensioni sui mercati finanziari e a revisioni al ribasso delle prospettive di crescita”.

Il rapporto della Banca d’Italia ha anche evidenziato: “La situazione finanziaria delle famiglie italiane è solida. L’indebitamento è contenuto; la crescita del reddito disponibile e i bassi tassi di interesse ne favoriscono la sostenibilità. Mentre la ripresa economica sostiene la redditività delle imprese e ne attenua la vulnerabilità. Permangono però aree di fragilità tra le imprese di minore dimensione e nel settore delle costruzioni, caratterizzato da un indebitamento elevato e da livelli di attività ancora contenuti”.

Mentre, per le banche: “La qualità del credito continua migliorare e i flussi di nuovi prestiti deteriorati sono sui livelli precedenti la crisi finanziaria. Il peso dei crediti deteriorati nei bilanci degli intermediari è in forte riduzione, soprattutto per le banche che hanno effettuato ingenti operazioni di cessione; rimane però elevato per diversi intermediari”.

Concludendo, la Banca d’Italia ha affermato: “La crescita robusta dell’economia globale mitiga i rischi per la stabilità finanziaria. I mercati azionari e obbligazionari appaiono tuttavia particolarmente esposti a eventi economici e geopolitici inattesi che possono innescare, come avvenuto in recenti episodi, variazioni anche ampie dei prezzi dei titoli”.

Le preoccupazioni manifestate dalla Banca d’Italia non sempre si presentano in modo inatteso. Oggi, arrivata notizia sulla preoccupante brusca frenata della crescita economica in Gran Bretagna ad inizio di quest’anno. Il Pil del primo trimestre ha registrato un incremento limitato allo 0,1 per cento, il più basso da 5 anni a questa parte. Secondo l’ufficio di Statistica della Gran Bretagna, che ha diffuso la stima preliminare, si tratta infatti del progresso più contenuto da quello registrato nel quarto trimestre del 2012.

In particolare, nel Regno Unito, si è assistito ad un netto rallentamento del settore manifatturiero. Nell’ultimo trimestre del 2017 il Pil inglese aveva segnato un più 0,4%. Sulla frenata inglese, potrebbero influire gli effetti della ‘Brexit’.

Come si potrà notare, la situazione economica resta precaria e gli sviluppi futuri potrebbero essere imprevedibili.

Salvatore Rondello

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