martedì, 20 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

UNA NUOVA STORIA
Pubblicato il 17-04-2018


consultazioni Quirinale

Il secondo giro di consultazioni è finito. A breve Matteralla prenderà le sue decisioni su come sbrogliare la matassa post elettorale dando un mandato a chi ritiene possa coagulare una maggioranza in grado di sostenere un governo. Un mandato che può essere solo esplorativo oppure già pieno, ipotesi difficile al momento, in quanto i numeri su costruire un governo sono al momento del tutto assenti.

“Quando a dicembre – afferma il segretario del Psi Riccardo Nencini – dicevamo del pericolo grigio verde avevamo visto bene. In secondo luogo ora vediamo che i 5 Stelle hanno manifestato una capacità di adattamento programmatico di tipo doroteo. Anche loro nascono con posizioni antieuro e antieuropeisti e in politica estera erano molto attenti alle buone relazioni con la Russia di Putin. Oggi invece si sanno adattando come un camaleonte alla situazione italiana mentre Salvini per ora non ha cambiato di una virgola il suo approccio: Filoputiano era e filoputiano resta.

E la vicenda Siria lo dimostra…
Esattamente. Il comportamento di Di Maio è quello di chi in nome del governo è disponibile a gettare a mare parte rilevante del suo programma e addirittura a ritenere ambiguamente realizzabile alcune parti del programma in alleanza con qualcuno, chi esso sia, senza che questo faccia nessuna differenza.

Quindi il fine non è il programma ma il governo.
Ma siamo bel al di là del fine che giustifica i mezzi di Machiavellica memoria, in cui vi era molta più etica e responsabilità che nella posizione di Di Maio. Non vi è dubbio però che la vicenda Siriana abbia svelato il gioco. Perché una cosa, e penso a Salvini, è sostenere immaginificamente un rapporto con la Russia di Putin, lasciandolo cioè a livello teorico. Altra cosa è vederlo applicato. E la sua messa in pratica porterebbe l’Italia lontano dai legami euroatlantici che sono ormai un patrimonio largamente condiviso. Così condiviso da provocare fratture anche nel centrodestra che ha vinto le elezioni.

Salvini invece pensa alle regionali come una sorta di turno di ballottaggio…
Ma il Molise e il Friuli, un milione e 800mila abitanti non sono un grimaldello molto robusto.

La settimana scorsa sei salito al Colle per i colloqui per il Governo. Quali i punti posti dai socialisti?
La certezza di una politica estera euro-atlantica, la conferma di un ruolo forte in una Europa profondamente riformata a partire dal trattato di Dublino e dal Trattato di Maastricht. Terzo una attenzione perché non si sfori ulteriormente il debito pubblico. Ora la mia opinione è che i due vincitori delle elezioni devono avanzare una proposta concreta. Se non la hanno devono dire agli italiani la verità. Ossia che si è trattato di una vittoria mutilata e che questi due partiti, ricchi di voti ma poveri di strategia, non sono in grado di realizzare un governo per l’Italia.

E in caso di ulteriore empasse, governissimo o nuove elezioni?
Intanto Salvini e Di Maio devono presentare agli italiani il loro percorso. Le modalità le troverà il Capo dello Stato. Da lì si vedrà se vi è la possibilità di fare un governo o se la loro ipotesi cadrà. Solo in quel momento il centrosinistra deve entrare in gioco per senso di responsabilità. Non prima.

Questo è un punto su cui il dibattito all’interno del Partito Democratico è molto forte.
Nel Pd si fronteggiano due linee. Una molto più possibilista del governo subito con i grillini e un’altra che non è lontana dalla nostra. Ma soprattutto nel Pd non si è preso ancora atto che è finito un tempo. Il Pd nasce come soggetto che deve fronteggiare il Popolo della libertà in uno schema bipolare. Oggi non c’è né lo schema bipolare né lo schema maggioritario. C’è una legge largamente proporzionale e c’è uno schema a tre che sarà durevole in Italia e nel resto dell’Europa. Ecco perché se dovesse aprirsi un’altra fase per la formazione del governo, non è tanto al Pd che ci si debba rivolgere, ma a una sinistra riformista in costruzione che deve partecipare coralmente e condividere un indirizzo.

E questo è il tema di cui i Psi ha discusso a Bologna e poi a Napoli. Cosa si può trarre da questi due appuntamenti del Partito?
Da questi seminari viene fuori un partito vivo. Secondo viene fuori il desiderio pervicace di proseguire nella nostra iniziativa politica corredandola di diversi cambiamenti a cominciare da quello del punto di vista organizzativo. Terzo, arriva un appello al mondo socialista e riformista. Ma anche laico riformista e cattolico riformista per creare una sorta di concentrazione repubblicana e democratica da contrapporre a al populismo continentale ormai molto forte. Con una scadenza che siano le elezioni europee del prossimo anno per costruire una nuova storia.

Daniele Unfer

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