martedì, 16 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Olivetti. Processo per Amianto, tutti assolti
Pubblicato il 18-04-2018


olivetti“Finché non saranno depositate le motivazioni non sapremo il perché di questa sentenza. Ma se emergeranno dei profili per l’impugnazione, la impugneremo. E daremo battaglia”. È il commento del pg Carlo Maria Pellicano uno dei 3 magistrati che hanno sostenuto la pubblica accusa nella decisione della Corte di Appello di Torino sul processo Olivetti. “Per ora – ha concluso – noi e la difesa siamo sull’1-1”. Sono stati tutti assolti gli imputati per il Processo per Amianto dalla corte d’Appello di Torino, per la quale il fatto non sussiste. Viene così ribaltata la sentenza di primo grado emessa nel luglio del 2016 dal tribunale di Ivrea. Assolti quindi anche i big di questo processo, a partire da Carlo De Benedetti, il fratello Franco e l’ex Ad alla Olivetti, Corrado Passera. Le tredici condanne si sono trasformate in altrettante assoluzioni. La Procura generale di Torino, invece, aveva chiesto la conferma delle sentenze di primo grado per tutti gli imputati.
Per il legale della Fiom-Cgil e dell’Associazione familiari delle vittime dell’amianto, costituiti come parti civili nel processo, Laura Longo sono stati almeno 14 i casi di decessi dovuti all’esposizione dei lavoratori all’amianto, negli stabilimenti dell’Olivetti a Ivrea e nel circondario. Esposizione al di fuori delle norme di sicurezza della quale erano accusati manger e dirigenti transitati per Ivrea dagli anni ’80.
Ma è stata la controversia scientifica sul tema del cosiddetto “effetto acceleratore” nelle malattie provocate dall’amianto a far cadere le accuse al processo Olivetti. Questa l’analisi che, nell’attesa del deposito delle motivazioni della sentenza, viene fatta sia dall’accusa che dalla difesa. “In pratica – spiega uno degli avvocati – il dirigente è considerato responsabile solo per i primi due anni di esposizione del lavoratore all’amianto. In questo caso De Benedetti è stato in carica a partire dal 1978 e i dipendenti erano stati colpiti dalla patologia in un periodo precedente. Se fosse accertata l’esistenza di un “effetto acceleratore” sarebbe diverso. Ma nella comunità scientifica non c’è un consenso unanime. E quindi la giurisprudenza non può tenerne conto”.
Le difese hanno fatto leva sulle ultime sentenze della cassazione in materia, che negli ultimi anni hanno annullato diverse condanne simili.

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