venerdì, 17 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Per la centralità del Parlamento non basta la foglia di Fico
Pubblicato il 24-04-2018


Fico è chiamato alla prova del nove per dimostrare come si riafferma la centralità del Parlamento andando oltre alla ben nota ed elettoralistica foglia di fico sulle vergogne dei vitalizi. Ci saremmo aspettato ed ancora ci aspettiamo da Fico, per la grande occasione che gli si offre, che emergano le criticità per il superamento di una lunga agonia della II Repubblica mettendo le basi per la terza. Intanto l’affermazione in favore di restituire la centralità al Parlamento, se non è una frase d’occasione per l’assunzione della carica di Presidente, è un impegno di Fico di voler difendere una repubblica parlamentare contro le tentazioni dell’uomo forte per la somma dei poteri rispetto ad una democrazia forte grazie ad istituzioni governanti e governabili da chi è legittimato dal mandato popolare.

Per chi come me si ispira alla bussola indicata e pagata con la vita da Moro e Ruffilli, rispettivamente della “democrazia matura”dell’alternanza e del “cittadino arbitro” non solo della rappresentanza ma anche del governo del Paese, la qual cosa implica il superamento della delega in bianco propria di ogni forma di proporzionale, è evidente che la priorità assoluta è nel mettere le basi della terza repubblica su binari sicuri e condivisi per evitare una instabilità istituzionale , palla al piede per il Paese. Due punti su tutti, una sorta di colonne d’Ercole da attraversare per non indulgere alla tentazione dell’uomo forte.

Bisogna avere l’onestà di ripartire da dove il lungimirante lavoro di Renzi è stato stroncato pur conseguito con le uniche forze resisi disponibili. Punto essenziale aver individuato il superamento del bicameralismo paritario nel raccordo essenziale tra il Governo ed una sola Camera, onde evitare l’umiliante ping-pong tra Camera e Senato con licenza di impallinare ogni riforma oltre che costituire l’alibi dei voti di fiducia a ripetizione per motivi d’urgenza, di cui sono vittime sia le minoranze che la stessa maggioranza, obbiettivo questo sicuramente nelle corde di Fico. Evito altri punti altrettanto essenziali per venire all’altro versante in grado di far nascere la III Repubblica, quello della riforma elettorale.

Anche qui Renzi aveva fatto un passo da gigante strappando letteralmente ad una destra sempre ostile il ricorso al ballottaggio per sapere dopo lo spoglio a chi il popolo, ovvero i cittadini arbitri avevano attribuito l’onere di governare senza ricorrere agli alibi degli impedimenti altrui. E questo alla faccia di chi si sgolava contro l’inciucio che l’Italicum avrebbe escluso in partenza. Ultima considerazione la consapevolezza di dover fuoriuscire dal regime dei nominati in tutto o in parte per evitare che dopo una legislatura anche gli innovatori finiscano per essere annoverati nella Casta da abbattere, quelli cioè che rispondono solo alle oligarchie dei partiti perché sono stati recisi i rapporti diretti di fiducia tra eletti ed elettori. Il passaggio dagli eletti ai nominati è stato il più grosso attentato alla repubblica parlamentare e non è un caso che le forze antisistema o molto critiche abbiano solo in Italia superato il livello del 20 % di consenso. I due modelli elettorali rispettosi della struttura tripolare del nostro sistema politico appaiono: quello francese che vede ammessi al secondo i primi due e chi abbia superato il 12’50%; l’altro è quello da noi vigente nelle regioni. Dai Presidenti dei due rami del Parlamento ci saremmo attesi questi chiarimenti preliminari a qualunque alleanza programmatica purchè su binari istituzionali condivisi.

La speranza è che il ricorso ad una personalità super partes da parte del Presidente della Repubblica veda in parallelo l’impegno sui due punti strutturali sopra richiamati, magari ricorrendo per la riforma istituzionale ad un’Assemblea costituente con punti e tempi delimitati, con componenti incompatibili con incarichi parlamentari, di governo e sottogoverno, da eleggere senza aggravio di costi in concomitanza con le europee, con l’apporto di tutti in piena autonomia. Se nulla di questo accadrà, il Presidente potrebbe essere costretto a dare l’incarico al rappresentante del gruppo misto diventato nel frattempo il primo in assoluto per responsabilità dei veti incrociati e conseguente tentazione di elezioni anticipate.

Roca

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