mercoledì, 12 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Petrolio, aumento dei prezzi della benzina
Pubblicato il 20-04-2018


petrolio prezziIeri l’Eni ha deciso il rialzo dei prezzi dei prodotti petroliferi. Subito dopo è partita una raffica di rialzi sulla rete carburanti nazionale anche perché sui mercati petroliferi internazionali il barile ha toccato ieri nuovi massimi dal 2014, mentre continuano a salire anche le quotazioni dei prodotti raffinati in Mediterraneo.
Secondo la consueta rilevazione fatta da Staffetta Quotidiana, hanno aumentato di un centesimo al litro i prezzi consigliati di benzina e gasolio Esso, Italiana Petroli (TotalErg) e Q8, mentre IP ha deciso un rialzo di +0,7 cent su entrambi i prodotti e Tamoil di 1,2 cent sulla benzina e di un cent sul gasolio.
Le medie dei prezzi dell’Osservatorio prezzi del ministero dello Sviluppo economico ed elaborati dalla Staffetta Quotidiana vedono la benzina self service a 1,576 euro/litro, il diesel a 1,445 euro/litro e il Gpl a 0,632 euro/litro con il metano a 0,963 euro/kg.
Oggi è iniziato il vertice Opec in Arabia Saudita, con l’accordo sui tagli alla produzione che continua a vedere una buona compattezza nonostante il rialzo dei prezzi petroliferi ai massimi da tre anni. Alexander Novak, ministro dell’Energia russo che partecipa agli incontri perché l’accordo sui tagli riguarda anche altri grandi produttori non-Opec come la Russia, ha spiegato ai giornalisti al suo ingresso al vertice di Jeddah che occorre ancora vedere una stabilizzazione dei prezzi per alcuni mesi prima di valutare qualsiasi cambiamento ai tagli di produzione: a giugno l’Opec+, che riunisce il cartello e gli altri produttori, potrebbe tornare a parlarne ma solo se sarà ritenuto necessario.
Khalid Al-Falih, ministro saudita, ha spiegato che l’Opec+ continuerà la sua collaborazione nel 2019 e che la domanda di greggio ancora non sta mostrando alcun impatto dai prezzi tornati intorno ai 70 dollari al barile.
L’Opec e la Russia non sembrano tuttavia sul punto di invertire la rotta, attenuando i tagli di produzione in vigore da gennaio 2017. All’epoca il barile valeva 55 dollari ed un anno prima era addirittura sceso sotto 30 dollari. Nonostante il rally dei prezzi, il comitato di monitoraggio della coalizione Opec-non Opec, riunito a Jeddah, non dovrebbe cambiare nulla nella strategia. La coalizione sembra anzi orientata a prorogare i tagli, in scadenza a fine anno, in modo da proseguire anche nel 2019.
Ad alimentare gli acquisti sui mercati petroliferi nelle ultime settimane sono state soprattutto le tensioni geopolitiche. Preoccupano in particolare i blitz in Siria e la possibilità di nuove sanzioni Usa contro l’Iran, su cui Washington dovrebbe decidere a maggio. Anche in Venezuela la situazione sta precipitando, insieme alla produzione di greggio. L’offerta di petrolio potrebbe a questo punto subire una riduzione eccessiva rispetto alla domanda, che resta molto forte.
Nel frattempo le scorte petrolifere, a lungo eccessive, sono tornate in linea con la media degli ultimi 5 anni, come volevano l’Opec e i suoi alleati.
Gli ultimi dati dagli Stati Uniti confermano la riduzione accelerata degli stock: la settimana scorsa c’è stato un calo di 1,1 milioni di barili per il greggio, secondo l’Eia. Ma a sorprendere sono stati soprattutto i carburanti:  -3 mb per le benzine e -3,1 mb per i distillati, in seguito al rallentamento delle raffinerie (le manutenzioni stanno cominciando), ma anche a consumi intensi. L’umore degli investitori è tornato ad essere decisamente rialzista, tanto che gli hedge funds hanno accumulato posizioni lunghe (all’acquisto) nette da primato sul Brent.
Nonostante l’aumento delle quote di mercato dei prodotti ‘green’, il cartello dei paesi produttori di petrolio continua a tenere i prezzi alti.

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