domenica, 22 luglio 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Povertà. Aumenta il rischio anche per chi lavora
Pubblicato il 05-04-2018


Pensioni

PENSIONI, PARTE IL RECUPERO CREDITI

Arrivano le indicazioni in materia di indebiti derivanti da prestazioni pensionistiche e da trattamenti di fine servizio/fine rapporto.

Indicazioni relative alla procedura che sono state riepilogate nella circolare Inps n. 47 dello scorso 16 marzo, alla luce del regolamento approvato con determinazione presidenziale il 26 luglio 2017 – n. 123 – e in relazione alle innovazioni normative.

Il regolamento stabilisce anche i criteri, i termini e le modalità di gestione del recupero dei crediti Inps nelle fasi antecedenti l’iscrizione a ruolo del lavoratore.

Tfr – “Il recupero delle prestazioni pensionistiche e di fine servizio o di fine rapporto (Tfs/Tfr) indebitamente corrisposte dall’Inps ha carattere di doverosità” si legge sul sito dell’Istituto, riferendosi alle somme non erogabili o erogate in eccedenza.

Ministero – La circolare ha acquisito il parere favorevole del ministero del Lavoro con protocollo 947 del 6 febbraio 2018, rappresentando un primo passo del processo di armonizzazione del settore.

Due parti – Tale circolare consta di due parti: la prima parte fornisce un quadro complessivo del sistema normativo degli indebiti (tenendo conto di tutte le gestioni confluite in Inps e ricondotte per sintesi a ‘Gestione Privata’ e ‘Gestione Pubblica’); la seconda parte, invece, è dedicata al procedimento di recupero degli indebiti secondo quanto previsto dal nuovo Regolamento.

Inps

IMMOBILI ALL’ASTA

Al via la dismissione di immobili dell’Inps. E, a questo proposito, è stata siglata una convenzione tra l’Istituto e il consiglio nazionale del Notariato per la gestione della dismissione del patrimonio immobiliare attraverso aste telematiche e tradizionali.

La collaborazione triennale – sottoscritta tra Tito Boeri e Salvatore Lombardo (in linea con i piani di investimento e disinvestimento Inps) – permetterà di svolgere aste on line attraverso la ‘Rete Aste Notarili’ (Ran).

Tale strumento consentirà così la più ampia partecipazione dei soggetti interessati, “che potranno presentare la propria offerta anche da remoto presso lo studio di uno dei notai abilitati” sul territorio nazionale, “in piena trasparenza e sicurezza e con un conseguente risparmio di costi”, si legge in un comunicato dell’Istituto.

I bandi – Sono 63 i bandi d’asta di enti pubblici gestiti attraverso la Ran per un valore di aggiudicazione di oltre 156 milioni di euro. Le aste pubbliche delle unità immobiliari principali Inps (appartamenti, negozi, uffici) saranno interamente gestite attraverso la Ran mentre quelle delle unità secondarie (cantine, soffitte, box e posti auto) potranno essere gestite anche mediante aste tradizionali, con modalità semplificate.

Le aste – La prima fase del programma di dismissione mediante asta pubblica del patrimonio immobiliare dell’Istituto riguarderà immobili liberi, sia ad uso residenziale che ad uso non residenziale, e verrà avviata entro la prima metà del 2018. Gli avvisi d’asta e le indicazioni utili per la partecipazione alle aste saranno disponibili sul sito dell’Inps e sui siti del Notariato.

Civ Inps

APPROVATO IL BILANCIO PREVENTIVO 2018

Il Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’Inps ha approvato all’unanimità, nella seduta del 13 marzo scorso, il bilancio di previsione dell’Istituto per l’anno 2018. Un bilancio preventivo che sarà comunque oggetto di una prossima variazione per gli effetti della legge di bilancio dello Stato per il 2018.

Il Civ ha evidenziato l’esigenza di risolvere gli elementi di criticità organizzativa e funzionale per riconoscere le prestazioni pensionistiche e previdenziali nei termini previsti dalla carta dei servizi. A tale scopo devono concorrere politiche deflattive del contenzioso: la più puntuale applicazione della ratio della normativa e un efficiente funzionamento del contenzioso amministrativo può contribuire a ridurre le troppe ingenti risorse impegnate nel contenzioso in sede giurisdizionale.

Sotto il profilo della razionalizzazione del patrimonio immobiliare funzionale alla attività, bisogna agevolare l’utenza e diffondere la presenza dell’Inps sul territorio, anche mediante modelli come quello della Casa del Welfare. Il Civ ha anche sottolineato come sia necessaria una verifica dei contratti in scadenza delle sedi dell’Istituto, con particolare riferimento agli immobili Fip, per ridurre i costi di locazione.

Infine, nella logica della crescente trasparenza che caratterizza l’attività dell’Istituto, il Civ riconosce l’indispensabilità di mettere a disposizione sia di tutti gli organi dell’Istituto che del mondo accademico i dati di archivio dell’Inps, in modo da garantire il migliore accesso degli stessi per lo svolgimento di compiti istituzionali e permettere all’opinione pubblica di avere una reale fotografia dello stato del nostro sistema di welfare.

Quasi uno su otto

A RISCHIO POVERTA’ ANCHE CHI LAVORA

Cresce il lavoro precario e part time e aumenta il fenomeno dei “working poor”, ovvero di coloro che pur avendo un’occupazione sono a rischio povertà. Secondo i dati Eurostat riferiti al 2016 l’11,7% degli occupati in Italia, quasi uno su 8, pari a circa 2,6 milioni di persone, è a rischio povertà. La percentuale è in crescita rispetto al 2015 (era l’11,5%) e soprattutto sul 2010 (+2,2 punti percentuali) mentre si fissa largamente al di sopra della media europea (il 9,6% degli occupati). Punta il dito sull’occupazione precaria anche la Cgil che con uno studio ha evidenziato la crescita del fenomeno affermando che circa 4,5 milioni di occupati (tra chi ha un contratto a tempo determinato e chi ne ha uno di part time ma involontario) sono da considerare nell’area del disagio.

Chiaramente le due analisi non sono sovrapponibili dato che solo una parte di quelli che hanno contratti precari e part time ricade nell’area di povertà (magari perchè ha uno stipendio adeguato anche se temporaneo o c’è un coniuge che guadagna di più). E d’altra parte ci sono persone con contratti a tempo pieno e indeterminato che sono comunque in una situazione di povertà.

Il dato italiano sui lavoratori a rischio povertà è tra i più alti in Ue (fanno peggio solo Romania, Grecia, Spagna e Lussemburgo). Il rischio – spiega Eurostat – è influenzato fortemente dal tipo di contratto con un dato complessivo doppio per coloro che lavorano part time (15,8%) rispetto a quelli che lavorano a tempo pieno (7,8%) e almeno tre volte più alto nel complesso tra coloro che hanno un impiego temporaneo (16,2%) rispetto a quelli con un contratto a tempo indeterminato (5,8%).

Gli uomini sono più a rischio povertà (10%) rispetto alle donne (9,1%). In Italia per chi lavora part time il rischio di povertà è del 19,9% (uno su cinque) in crescita di quasi cinque punti e mezzo rispetto al 2010, a fronte del 10% per chi lavora con un contratto a tempo pieno.

Se si guarda invece al tipo di contratto di lavoro, in Italia i lavoratori dipendenti con un contratto a tempo indeterminato a rischio povertà sono il 7,5%, in aumento dal 6,7% del 2010. Nel caso di lavoratori con contratto temporaneo il rischio di povertà è del 20,5% a fronte del 16,2% in Ue con una crescita di oltre un punto dal 2010 ma di oltre cinque punti dal 2008. Guardando ai dati di contabilità nazionale la Cgil sottolinea come rispetto al periodo pre crisi (il 2008) siano diminuite sia le ore di lavoro (-5,8%) sia le Ula, le unità di lavoro a tempo pieno,(-4,7%). “Il numero totale degli occupati, pur importante – dice il presidente della Fondazione Di Vittorio, Fulvio Fammoni, rappresenta un’immagine molto parziale della condizione del lavoro in Italia, dove la qualità dell’occupazione è in progressivo e consistente peggioramento. E’ evidente dai dati, che la ripresa non è in grado di generare occupazione quantitativamente e qualitativamente adeguata, con una maggioranza di imprese che scommette prevalentemente su un futuro a breve e su competizione di costo”.

Carlo Pareto

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi siria UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento