mercoledì, 18 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

RIPARTIRE DA BOLOGNA
Pubblicato il 09-04-2018


apre bologna

C’erano oltre trecento dirigenti e militanti socialisti al convegno del Psi del centro-nord che si è svolto a Bologna all’Hotel Savoia sabato scorso. La relazione introduttiva è stata opera del coordinatore della segreteria Gian Franco Schietroma che ha analizzato brevemente i risultati elettorali e ha proposto alcune necessarie modifiche alla nostra vita interna e alla nostra politica. E’ stata poi la volta del responsabile dell’organizzazione Enzo Maraio che ha dato appuntamento a un successivo Consiglio nazionale per talune modifiche statutarie e ha letto un documento che dovrà passare al vaglio del successivo convegno di Napoli dove verranno coinvolti i socialisti del centro-sud e aperto alle eventuali modifiche. Poi si è aperto un dibattito al quale hanno partecipato numerosi compagni, tra i quali il direttore dell’Avanti! Mauro Del Bue che ha insistito sulle proposte già lanciate attraverso il quotidiano socialista (una convention aperta a tutti i socialisti italiani, l’ipotesi della doppia tessera, una federazione tra socialisti, verdi e radicali pannelliani, un nuovo partito riformista della sinistra italiana come approdo finale).

Il compagno Buemi ha dichiarato che il vertice del partito deve assumersi appieno tutte le responsabilità del pessimo risultato elettorale, Luigi Covatta ha parlato dell’esperienza di Mondoperaio e della suggestione del nuovo partito riformista, Rita Cinti Luciani ha messo in evidenza i temi concreti di un possibile rilancio del centro-sinistra, Luca Pellegri ha presentato un documento organizzativo che prevede una struttura che parte dalla base con un semplice coordinamento nazionale, Federico Parea ha sottolineato la necessità di un cambiamento generazionale, come anche Maria Pisani che ha contestato le futili promesse dei Cinque stelle, Pasquotti ha puntato il dito sui temi più vicini alla vita delle persone dei quali anche il nostro partito ha perso conoscenza, anche Broi, segretario del Psi di Milano, ha presentato un documento critico nei confronti del gruppo dirigente, mentre Lorenzo Cinquepalmi ha esortato a comprendere la sconfitta senza precedenti della sinistra italiana. Particolarmente suggestivo e applaudito l’intervento di Ugo Intini che ha esortato i socialisti a battersi contro le tendenze antidemocratiche che stanno prevalendo. Intini ha ricordato che sul tema della difesa della democrazia non ci devono essere barriere tra destra e sinistra.

“Che il vento soffiasse a favore di Lega e M5S  lo avevamo capito, quello che non abbiamo capito  era la potenza di quel vento”, ha ricordato Riccardo Nencini concludendo i lavori. Nel corso dell’assemblea dei socialisti si è tracciato il cammino politico per il futuro: commentando l’ipotesi di una possibile alleanza di governo con i 5S, Nencini ha ribadito di escludere l’opzione di “un governo a trazione grillina, perché i 5Stelle hanno un tasso di anti parlamentarismo esagerato e perché hanno valori diversi dai nostri”. Il segretario del Psi sottolinea che “bisogna stare all’opposizione per lavorare alla nascita di un soggetto dentro la sinistra riformista”. Un progetto, analizza Nencini, che potrà vedere la luce solo se c’è una vera ” disponibilità a cedere parte della propria sovranità lavorando ad un disegno nuovo e comune”. Secondo Nencini “va cambiato il canone di lettura dei bisogni perché la nostra comunità si salva solo se c’è condivisione di una visione comune e se ognuno deve fa sua parte”.
Tornando al risultato elettorale del 4 marzo Nencini ha sottolineato che “i temi della sicurezza e dei migranti sono stati centrali nel definire l’agenda della campagna e noi lo avevamo capito da anni. Si tratta di problemi reali e non dovremmo fare finta di credere che il voto grillino e leghista sia semplicemente populista. Il risultato delle urne ci dice che noi della sinistra non abbiamo letto bene una serie di condizioni che nella società erano già maturate”.

Di fronte a questo scenario, e alla realtà di un PD che ” ha esaurito la sua funzione”, Nencini ha detto che la comunità socialista “sarà in grado di conservare autonomia solo e parte un disegno politico che coinvolga tutta la sinistra riformista italiana:  una concentrazione repubblicana che si prepari alle elezioni europee 2019 in cui la sinistra riformista possa confluire” ha concluso Riccardo Nencini.

Nel corso dei lavori sono intervenuti:

Enrico Buemi, Gian Franco  Schietroma,  Enzo Maraio, Maria Cristina Pisani,  Luca Pellegri, Lorenzo Cinquepalmi, Federico Parea, Rita Cinti Luciani, Pia Locatelli, Marco Andreini, Riccardo Mortandello, Mauro Del Bue, Luigi Covatta, Mauro Broi, Oreste Pastorelli, Giorgio Azzalini, Dario Mantovani (sindaco Pd i Molinella), Enrico Pedrelli, Tomas Carini, Ugo Intini, Marco Parlato, Francesco Bragagni, Ranieri, Ottavio Pasquotti, Alessandro Pietracci

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Commenti all'articolo
  1. Secondo me la Sinistra dovrebbe uscire dal proprio isolamento, sedersi a un tavolo con Di Maio ed elaborare insieme un piano di governo, pochi punti sui quali convergere. Altrimenti si finisce con il tornare di nuovo alle urne con un Salvini forte di questa aura di politico ragionevole e moderato che la sua recita delle ultime settimane gli sta creando intorno. Insomma, fra due mali bisogna scegliere quello minore, e quello minore sono i cinque stelle. Meglio un compromesso per il bene dell’Italia piuttosto che un’asse populista al governo o nuove elezioni in estate dalle quali verrebbero fuori un M5S con il 40 % e una lega con il 30 %. E allora chi li fermerebbe più?

  2. P.s. so che questo mio commento è in contraddizione con uno precedente in cui definivo un disastro un ipotico governo PD-M5S però in fondo credo che se questo governo si riducesse a un programma di pochi punti, un esecutivo più di responsabilità che politico, qualcosa di buono potrebbe venirne fuori. Servirebbe a disinnescare il pericolo leghista.

  3. Nel leggere questo “resoconto”, e il commento di Mario, ma anche seguendo l’evolversi del dopo elezioni, quanto a tentativi e trattative per il varo di un Governo, e osservando il loro alterno andamento, mi verrebbe da dire che il programma sta avendo una sorta di “rivincita” sul leaderismo, ossia sulla figura dell’uno o altro Leader.

    Ci eravamo infatti abituati o assuefatti all’idea che la giusta risposta per i problemi del nostro tempo potesse essere nelle mani dell’una o altra personalità politica, vista come “forte”, il che poteva forsanche realizzarsi qualora il rispettivo partito avesse ottenuto la maggioranza “assoluta” (anche se non ne abbiamo la controprova, stante l’esito del voto).

    Non essendo comunque uscita dalle urne una tale condizione, non vedo altra strada verso la nascita del Governo – se e quando sarà superata la fase dei “veti”, o delle tattiche come dice qualcuno – che non sia quella di un accordo dove si trovi la mediazione tra i diversi programmi elettorali delle forze contraenti.

    In questo modo il programma, quantomeno la parte oggetto dell’accordo, diviene di fatto elemento di garanzia, vuoi per la tenuta dell’Esecutivo che si andasse eventualmente formando, vuoi anche per gli elettori dei partiti sostenitori di detto Esecutivo che in tal modo non resterebbero del tutto delusi e amareggiati.

    D’altronde il ruolo della politica è stato storicamente quello di saper comporre – giustappunto anche tramite compromessi, e reciproche rinunce – controversie e contrapposizioni che diversamente potevano sfociare in conflitti, anche bellicosi e guerreschi, e a me sembra che questo aspetto non andrebbe mai ignorato.

    Partendo da siffatta logica, io credo che un partito autenticamente riformista non dovrebbe avere preclusioni preconcette e ideologiche verso una determinata alleanza o intesa, al punto da escluderla a priori, nel senso che dovrebbe essere invece il programma a funzionare sostanzialmente da “bussola” nel regolare i rapporti con gli altri soggetti politici.

    E’ mia opinione che così facendo non vi sia bisogno di “disinnescare” alcun pericolo, e men che meno “il pericolo leghista” – anche perché la Lega ha saputo interpretare il malessere del Paese – ma ci si debba piuttosto indirizzare sul confronto dei programmi, prendendo altresì le distanze dalla abitudine, molto cara ad una certa sinistra, di costruire via via dei “nemici”.

    Paolo B. 09.04.2018

    • Caro Paolo,
      il mio riferimento al pericolo leghista nasce dall’esperienza personale, ormai quasi settennale, con il Paese in cui risiedo, l’Ungheria. Anche in Ungheria il partito Fidesz iniziò con una maschera di liberalismo, anzi in origine non era neanche una maschera ma liberalismo vero, era il partito dei giovani dell’89 che le borse di studio elargite dalle libere università e associazioni di Soros fecero studiare all’estero e acquisire le conoscenze basilari per prendere in mano la macchina dello stato. Quegli stessi giovani oggi sono al governo, e da otto anni non hanno fatto altro che concentrare tutti i propri sforzi per cancellare quelle libertà di cui essi hanno beneficiato. Tutta la loro politica, riscritte per fini propri e senza alcun referendum confermativo la costituzione e la legge elettorale, messi a capo della repubblica e della corte suprema uomini loro, è stata, da allora : contro la UE, contro gli immigrati, contro Soros, contro gli ebrei, contro i musulmani, contro la libertà di stampa e di opinione. A questa banda di malfattori si ispirano, neanche velatamente, Salvini, Meloni, la Lega, FdI e anche, in parte, Forza Italia.
      Questo è il pericolo al quale mi riferisco. E in giuoco, se il Paese finisce in mano a Salvini, è anche l’Unione Europea.
      L’errore è quello di credere che fascismi e dittature debbano per forza ripresentarsi nelle vesti di un tempo e che quindi non essendovi camicie nere o brune che marciano indisturbate non esiste pericolo. Invece esiste un modo molto più subdolo per instaurare una dittatura, e lo dimostra Erdogan: togliere le libertà ai cittadini, piano piano, una per una, come se fossero dei denti. Discretamente. E i pretesti per farlo non mancano mai: necessità di governo forte, sicurezza nazionale, immigrazione incontrollata, etc. All’uomo forte e alla riduzione della libertà in cambio di stabilità ci si abitua in fretta.
      Non dimentichiamoci che Salvini non è il politico moderato e responsabile di queste ultime settimane, è (anche) quello che insultava noi del Sud, e i musulmani, e che parlava di ruspe e di sparare ai barconi. Ed è quello ambiguo del dopo-Macerata, che condanna con delle parole ma assolve con altre. Soprattutto, è il capo di un movimento che non vede l’ora di farci uscire da UE e d euro, il che sarebbe un disastro.
      Cordialmente, Mario.

  4. Caro Mario,

    non sono personalmente in grado di valutare quali affinità o dissimiglianze possono esservi oggigiorno tra la situazione nostra e quella magiara, ma prendo a prestito un passaggio che troviamo in queste righe della Redazione Avanti, ossia “si tratta di problemi reali e non dovremmo fare finta di credere che il voto grillino e leghista sia semplicemente populista. Il risultato delle urne ci dice che noi della sinistra non abbiamo letto bene una serie di condizioni che nella società erano già maturate”.

    Di fronte a detta affermazione, io continuo a chiedermi come mai, coi tanti segnali che ci sono stati nel corso di mesi se non di anni, i governanti di turno non si siano accorti del malessere accusato dal Belpaese, ed espresso in tanti modi, o non ne abbiamo voluto tener conto, e mi è sorto di riflesso il dubbio che tale “distacco” o “insofferenza” possano essere il frutto di una mentalità sostanzialmente elitaria ed autoreferenziale, e se così fosse non mi sembrerebbe una grande virtù politica (per usare un eufemismo).

    Voglio in sostanza dire che se la sinistra non è stata in grado di leggere bene “una serie di condizioni che nella società erano già maturate”, quando c’era tutto il tempo per poterlo fare, non ci si può poi meravigliare, o lamentare, se gli elettori prendono altre strade, e mi restano altresì inspiegabili le ragioni per cui una forza liberal riformista, come dovrebbero essere i socialisti, continui a vedersi stabilmente alleata con una sinistra che pare essere sempre in ritardo, rispetto ai problemi con cui deve confrontarsi la nostra società.

    Cordialità.

    Paolo 12.04.2018

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