lunedì, 15 ottobre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Reddito di cittadinanza in Finlandia già archiviato
Pubblicato il 30-04-2018


luigi-di-maio

Il cavallo di battaglia elettorale del M5S, in Italia è ancora sul tavolo della politica per gli sviluppi futuri. Altrove, l’introduzione di una forma di reddito di cittadinanza è un’idea che sta per essere archiviata da chi ha già provato a metterla in pratica. Aveva destato molta curiosità a livello internazionale il progetto pilota lanciato dalla Finlandia nel 2017. Un piano biennale che alla sua scadenza a fine 2018 non sarà rinnovato. Ancora non sono chiari i motivi tecnici. Un rapporto ufficiale sul progetto verrebbe pubblicato non prima dell’anno prossimo, ma, intanto, il governo finlandese vuole esplorare altre forme di welfare in sostituzione del reddito di cittadinanza.

Il ministro finlandese delle finanze, Petteri Orpo, sui media locali, ha parlato in particolare di introdurre un ‘universal credit’ analogo a quello impiegato in Gran Bretagna: un meccanismo che unifica, semplificandoli, tutta una serie di sostegni e bonus fiscali. Nel progetto pilota di reddito di cittadinanza  sono coinvolti 2.000 finlandesi senza lavoro che ricevono circa 690 dollari al mese in sostituzione dei sussidi di disoccupazione, senza alcun vincolo. Anche se trovassero un impiego, manterrebbero comunque l’assegno. I partecipanti, di età compresa tra 25 e 58 anni, sono stati selezionati dalla Kela (l’istituto di  previdenza sociale finlandese).

Il piano iniziale prevedeva di espandere l’esperimento, a inizio 2018, e coinvolgere anche chi già ha un lavoro. Questo però non è successo. Per la delusione dei ricercatori della Kela, che avrebbero voluto studiare l’impatto sociale di un reddito di cittadinanza universale, sistema in cui una somma di denaro è destinata a tutti, per il semplice fatto di essere vivi.

Un’idea che negli ultimi tempi ha visto un sostegno crescente da figure di spicco della Silicon Valley, come il patron di Tesla e SpaceX Elon Musk o il cofondatore di Facebook Chris Hughes. Imprenditori preoccupati dagli sconvolgimenti per lavoratori e consumatori derivanti dall’avvento della robotica, che peraltro loro stessi stanno in buona parte favorendo. Molti partecipanti al progetto finlandese hanno riferito di un calo nei livelli di stress dopo l’inizio dei pagamenti ma i ricercatori denunciano che la durata troppo breve del programma impedirà loro di trarre conclusioni definitive sui suoi effetti.

L’idea del reddito di cittadinanza era sostenuta dal 70% dei finlandesi, secondo un sondaggio pubblicato da Fortune. La percentuale, però, è crollata al 35% quando agli intervistati è stato spiegato che le tasse già altissime del Paese sarebbero aumentare per coprire il costo del programma.

In Italia esistono già il salario minimo garantito, le politiche attive di sostegno al reddito e la riforma dei centri per l’impiego, ma non il reddito di cittadinanza. Ci sono la semplificazione fiscale e la riforma del processo tributario, ma non la flat tax. Ci sono assunzioni nelle forze dell’ordine, ma nessun giro di vite sull’immigrazione.

La relazione consegnata dal professor Giacinto della Cananea a Luigi Di Maio, frutto del lavoro del comitato di esperti incaricato dal M5S per l’analisi scientifica dei programmi, contiene uno schema in dieci punti che il Movimento potrebbe siglare con la Lega o con il Pd per formare il cosiddetto ‘esecutivo del cambiamento’, sterilizzando le reciproche divergenze. L’obiettivo: “Tutelare un insieme di interessi collettivi, al servizio del nostro Paese”.

Il documento contiene un avvertimento: “Le divergenze, che si sono ampiamente manifestate ben prima dell’ultima campagna elettorale, riguardano temi e problemi tra quelli più rilevanti per l’azione dello Stato, all’interno e all’estero, e sono quindi tali da rendere ardua la formazione di un governo coeso”. Su Europa, pensioni e giustizia penale le posizioni dei tre partiti sono molto lontane. È, dunque, soltanto pagando il prezzo dell’addio ai rispettivi cavalli di battaglia che si può immaginare una piattaforma comune. L’operazione tentata dal documento, che alle divergenze dedica due pagine scarse su 28, offre invece una sinossi molto pragmatica delle convergenze possibili. Le priorità del Paese sono state sintetizzate in dieci punti: giovani e famiglie, lotta a povertà e disoccupazione, contrasto agli squilibri territoriali, sicurezza e giustizia, difesa del Servizio sanitario nazionale, imprese e innovazione, fisco, infrastrutture, amministrazione efficiente e trasparente.

La data ultima fissata per consegnare la relazione era il 30 aprile, ma il M5S ha preferito accelerare e scoprire la carta del confronto sui temi proprio all’inizio della scorsa settimana, dopo che il Presidente della Repubblica ha conferito il mandato esplorativo al presidente della Camera Roberto Fico. Così i pentastellati cercano di giocare d’anticipo, anche per rivendicare il ruolo propositivo che hanno cercato di ritagliarsi sin dal 5 marzo e soprattutto per convincere i due fronti, quello ben avviato ma fermo della Lega e quello tutto da aprire del Pd, a dialogare sui programmi, concentrandosi sulle sintonie.

Della Cananea, docente di diritto amministrativo a Tor Vergata, ha chiamato a comporre il comitato altri cinque “esperti indipendenti”: Elena Granaglia e Fabio Giulio Grandis (Roma Tre), Leonardo Morlino (Luiss), Gustavo Piga (Tor Vergata) e Andrea Riggio (Università di Cassino). Angela Ferrari Zumbini, dell’ateneo Federico II di Napoli, ha fornito al comitato un supplemento d’indagine sull’accordo di coalizione recentemente siglato in Germania.

La proposta del contratto per il programma di governo del M5S parte da una garanzia: il rispetto degli impegni assunti in sede europea e internazionale. Ma viene chiarito: “l’esecutivo sarà fermo nel pretendere il rispetto dell’eguaglianza tra gli Stati che fanno parte dell’Unione e nell’esigere, per tutti e in ogni caso, l’assolvimento degli obblighi di solidarietà. Si farà promotore di iniziative innovative, per esempio per quanto concerne il regolamento di Dublino. Terrà fede agli impegni assunti in sede atlantica, nel quadro di una piena condivisione dei fini e dei mezzi”. Sulla riforma dell’Unione, la bozza di intesa ritiene indifferibile la razionalizzazione delle sedi dell’Europarlamento, la revisione del bilancio dell’Unione e soprattutto un contributo attivo dell’Ue sugli investimenti: “Non vi sono ragioni per cui le istituzioni dell’Unione non assecondino l’ammodernamento delle infrastrutture, materiali e immateriali, di cui l’Italia ha bisogno per partecipare appieno all’integrazione più stretta in Europa”.

In materia di aiuti alle famiglie, lo schema di accordo insiste sull’espansione della rete dei servizi per la prima infanzia e del sostegno monetario al costo dei figli, sulle politiche di conciliazione, sulla promozione dei valori della convivenza civile a scuola. La ricetta per ridare fiato all’occupazione e contrastare la povertà passa per il salario minimo garantito, le politiche attive di sostegno al reddito (ma non si specifica quali) e la riforma dei centri per l’impiego. Altrettanto prioritario è combattere gli squilibri territoriali, agendo su più fronti: sicurezza e legalità da un lato, infrastrutture dall’altro. Qui lo schema di contratto cita “il recupero dell’originaria vocazione delle istituzioni pubbliche, come la Cassa depositi e prestiti, chiamate a sostenere le opere di interesse collettivo e una più efficace gestione dei fondi europei attraverso meccanismi di incentivi e disincentivi”.

Per le Pmi è previsto un disegno di legge annuale da presentare alle Camere entro il 30 giugno di ogni anno. Sarebbe questa la proposta principe per le imprese, che dovrebbe servire a ridurre gli oneri amministrativi, fiscali e parafiscali che gravano sulle attività economiche e che tutte e tre le forze politiche prese in esame segnalano come target da centrare. Le azioni concrete da promuovere sarebbero la digitalizzazione, l’abolizione delle imposte sui negozi sfitti e sui fabbricati destinati alla produzione di beni e servizi di commercianti, artigiani e piccole e medie imprese, varo di un piano per la formazione e l’istruzione universitaria necessario a far nascere nuove figure professionali adeguate alla quarta rivoluzione industriale. Sul fronte creditizio, si propone un diverso trattamento fiscale tra banche d’affari e banche commerciali per favorire queste ultime. Sull’agricoltura, infine, si guarda al modello “multifunzionale”, con la tutela del paesaggio, una strenua difesa del made in Italy, interventi sulle filiere per tutelare il reddito degli agricoltori.

Il capitolo sulle infrastrutture è accompagnato dallo slogan: “Un Paese da ricostruire”. Investimenti pubblici mirati “non sono più differibili”: impiego tempestivo di 5,7 miliardi già disponibili per le comunicazioni elettroniche e mobilitare altre risorse, “una volta scorporate dalla spesa pubblica rilevante ai fini dei criteri stabiliti dall’Unione europea”. Interventi condivisi dalle parti riguardano l’edilizia carceraria, scolastica e universitaria, le infrastrutture relative al gas, la transizione energetica, il potenziamento di accessibilità degli scali e delle banchine nei porti. Lo schema di contratto prevede inoltre la creazione di un’unica cabina responsabile per la strategia relativa al digitale che sostenga lo sviluppo della banda ultralarga, ampliando la gamma delle applicazioni verticali del 5G con aree di eccellenza nazionale, dal cibo al vino. Sull’ambiente la scommessa è su mobilità sostenibile, green economy, transizione energetica e decarbonizzazione, punti presenti nei programmi di tutti e tre i partiti, come l’impegno su rifiuti e contro il consumo di suolo e dissesto idrogeologico.

In materia di “fisco” l’accordo proposto dal comitato di esperti si sviluppa lungo due direttrici: da un lato ripensare l’impostazione complessiva dell’amministrazione fiscale, digitalizzando i processi di liquidazione e di pagamento delle imposte; dall’altro lato riformare il processo tributario, rigettando norme e prassi che implicano un’inversione della prova a carico del contribuente e garantendo al giudice terziarietà, professionalità e autonomia. L’esigenza di ricalibrare la pressione fiscale è accennata, ma non si fa alcun riferimento agli strumenti. La ragione è semplice da intuire: sono un rebus che divide i partiti. La flat tax indicata di nuovo ieri da Matteo Salvini come “il principio giusto per far ripartire economia, produzione e consumi” resta distante dalla riforma Irpef elaborata dai Cinque Stelle. Uniformi, invece, le vedute sulla Pa: rivedere la formazione del personale, investire sul capitale umano, semplificare, digitalizzare.

Insomma, sono ancora ampie le divergenze tra le tre principali forze politiche presenti in Parlamento. Bisognerà attendere il summit del Pd per comprendere la fattibilità della mediazione di Fico per la formazione di un nuovo governo.

Roma, 29 aprile 2018

Salvatore Rondello

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Sergio Mattarella Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento