domenica, 22 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

Scrive Andrea Zirilli:
 La loro libertà
Pubblicato il 06-04-2018


Qualche settimana fa sono andato allo Stadio per vedere una partita di calcio. Ho comprato dei biglietti di curva e ho portato mia figlia di 7 anni. Intorno a me due diverse generazioni: alla mia sinistra un gruppo di quattro ragazzi tra i 15 e i 17 anni, sotto di me al lato destro un gruppo di tre quarantenni. I gruppi erano formati da uomini e donne.

Quello che mi ha colpito di tutti i gruppi era il disinteresse completo per la partita: avevano solo la voglia di stare assieme e (citando uno dei quarantenni) “spaccarsi a bestia”!
Prima della partita, la media era di almeno 3 birre per ogni persona dei due gruppetti. Al fischio d’inizio i 3 “caciaroni” dei due gruppetti, tirano fuori il tabacco, le cartine e il loro pezzettino di fumo con una normalità disarmante e da lì un rito veloce e ripetitivo per i due gruppi: prendono una noce di tabacco mista a fumo, la squagliano con l’accendino e la sfilacciano nel palmo della mano. Arrotolano la cartina, inseriscono il filtro e girano la sigaretta tra le dita in modo che il tabacco misto a fumo potesse scorrere uniformemente. Poi il rito dell’accensione e il passaggio tra i membri dei vari gruppi.

Tutto nella completa normalità con quel l’odore acre che aleggiava in libertà. Purtroppo accanto a noi avevo mia figlia e un suo amichetto e che per la libertà di questi ragazzi di spaccarsi a bestia, sono stati costretti a respirare il loro fumo per 2 ore. Ragionando sull’accaduto si capisce che gli assuntori di cannabis non sono più identificabili con un unico ceto sociale e si distribuiscono in tutte le classi e in tutte le fasce di età, senza distinzioni di sesso. È cambiata la percezione della droga che dissociandola dall’immagine dell’eroinomane emarginato, è vista come una sostanza del tutto compatibile con una normalissima vita. Si sa che presenta dei rischi, anche se prevale un’idea d’innocuità di queste sostanze e un’atmosfera di normalità che si sta diffondendo. Sono sostanze che facilitano la socialità e non sono sostanze da inoculare e quindi non lasciano segni visibili.

Il mondo del consumo è spesso caratterizzato dalla poliassunzione, abbinato anche con sostanze “lecite”: si beve alcol e alla fine con una canna ci si rasserena gli animi. Sono cambiati gli assuntori, ragazzi e ragazze giovani che studiano o lavorano ma anche professionisti di fascia alta. Cambiano anche i luoghi di consumo, non solo durante le partite, i rave e in discoteca, ma anche tra le mura domestiche.
Ciò che preoccupa è che tutto questo avviene davanti a tutti, senza preoccupazioni: è normale.

Alla fine della partita ho contato almeno una media di otto birre e di quattro canne per uno.
Una domanda per chi legge: questi due gruppetti fumavano perché il prodotto era proibito o perché soddisfavano un bisogno (quello di spaccarsi)? La proibizione è legata all’offerta, ma l’offerta esiste perché c’è una domanda e la domanda c’è, non perché il prodotto è proibito, ma perché corrisponde ad un bisogno la cui origine è psicologica e sociologica. La domanda di droga se non affrontata in maniera adeguata continuerà a crescere.

Andrea Zirilli

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