venerdì, 19 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Scrive Luigi Mainolfi:
I valori vanno coltivati
Pubblicato il 30-04-2018


Da alcuni anni, le date, che rievocano fatti carichi di nobili significati, non mi emozionano più. Ho cercato di capire le cause di questo essiccamento, che, però, ha lasciato il campo a una volontà di lottare contro le negatività, di qualsiasi colore, dell’attuale società. Mercoledì, 25 aprile 2018, sono andato verso via Matteotti di Avellino, per osservare la manifestazione. Lo scarsa presenza dei cittadini, mi ha confermato che non sono il solo a considerarla solo un rito. In un istante, sono tornate alla mente le varie tappe del processo di essiccamento, del significato delle varie ricorrenze civili. Da giovane, figlio di un attivista del Fronte Popolare, che mi faceva portare il secchio con la colla per affiggere i manifesti, appresi i delitti, le angherie e i confinamenti del fascismo, partendo dall’olio di ricino, fatto bere a mio padre. Assorbii anche i valori umani e sociali, che avevano dato la forza per sopportare i soprusi ed affrontare la morte. Quando lessi che i fratelli Cervi erano socialisti, fui investito dall’entusiasmo per il mio essere giovane socialista. Appresi, poi, che Nenni aveva rinunciato a chiedere l’intervento del suo ex amico Mussolini per salvare sua figlia; che Pertini aveva reagito nei confronti della madre, perché aveva tentato di chiedere la grazia per il figlio, condannato a morte; che tanti altri italiani avevano sofferto per amore della libertà e della Giustizia. Tutto ciò, provocò un’altra trasfusione di fede politica. Tanto, che , quando i miei amici evidenziavano il mio notevole impegno, dicevo:- Quello che faccio è niente rispetto a quello che hanno fatto i nostri padri politici. Agli inizi della mia militanza politica e per molti anni, constatavo, nei militanti dei partiti democratici (DC, PCI e PSI), una coerenza con i valori nobili dell’antifascismo e della democrazia. Verso la fine degli anni ’80, purtroppo, incominciai a notare che molti “predicatori politici” tradivano questi valori . Il detto “Predicare bene e razzolare male” era diventato il nuovo credo, per politici, sindacalisti e dirigenti di associazioni “non profit”. Incominciai a confrontare ciò che vedevo in occasione delle sfilate, per festeggiare le varie ricorrenze, con i comportamenti, di tutti i giorni, delle stesse persone. L’ entusiasmo era lo stesso, ma serviva fare i propri interessi. I disvalori, sostituivano i valori. Dalla società, incominciarono ad arrivare esempi di conformismo, trasformismo, nepotismo, distruzione del territorio, sudditanza alla camorra, corruzione, intrallazzi, ecc. Con l’inizio della seconda Repubblica, avvertii l’aggravarsi delle negatività. Non più politica per il bene comune, ma arrivismo e sistemazione personale. Parlamentari, che, per soldi, giravano le sette Chiese; partiti, che buttavano a mare ideali o ideologie; l’orgia di indennità e vitalizi vedeva sempre più partecipanti; giudici, che entravano ed uscivano dagli incarichi politici; Università diventate centrali di cattivi esempi; la cattiva politica, invece di trovare oppositori, come i nostri padri politici, partoriva populismo ridicolo e ignorante. Purtroppo, anche il sindacalismo da europeo incominciò a viaggiare verso lo stile americano. I lavoratori, da “figli adottivi” dei sindacati, incominciarono a diventare clienti delle varie sigle e dei Patronati. A me, che, per amore verso la classe lavoratrice, avevo scelto la Tesi sul sindacalismo, ciò provocò una delusione immensa. Le cose assorbite mi fecero dire, alla presenza della vedova di Brodolini, :- Gli antifascisti vedevano e indicavano i loro nemici, mentre noi, oggi, non vediamo i “fascisti per le menti” e i ladri delle democrazia. Le parole di Wei Wei, “ Non c’è dittatura più pericolosa di quella che non ha bisogno delle divise”, mi hanno ulteriormente illuminato e le sensazioni di vivere sotto una dittatura si sono trasformate in certezza. In un articolo di Domenico De Masi, ho letto che nella graduatoria della felicità, il nostro Paese occupa il posto n. 49. Al primo posto c’è la Finlandia, seguita dagli altri Paesi del Nord Europa. Mica è un caso, se questi Paesi hanno una certa cultura politica. La Germania occupa il 34° posto. In Italia, quale cultura politica ha prodotto ciò, che siamo costretti a sopportare? Intanto, ogni anno, che passa, negli anniversari di nobili avvenimenti, vediamo più forma, che sostanza. Potrei dire:- Fatta la manifestazione, si torna, più agguerriti, alle negatività quotidiane. Ho notato che non si fa più riferimento al credo politico dei martiri, occultando, così, le fonti della loro forza morale e riducendo l’efficacia dei loro esempi. E’ una dimenticanza o un calcolo? Mi auguro, che la politica riscopra gli ideali nobili, che sono intramontabili, al fine di ridurre le diseguaglianze, in una logica di sviluppo. Consiglio di leggere la prefazione al libro del Papa, “Potere e denaro”, dalla quale ho dedotto che il binomio valori cristiani e valori riformisti rappresentano il migliore binomio ( da utilizzare laicamente).

Luigi Mainolfi

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Commenti all'articolo
  1. Circa la “scarsa presenza dei cittadini”, alcuni giorni fa ho avuto modo di ascoltare una persona che si professava elettore di sinistra – non ho capito se soltanto nel passato o ancora a tutt’oggi – e che attribuiva una tale crescente “disaffezione” all’insistente eccesso di strumentalizzazione avvenuto ad opera della sua parte in ordine alle vicende politiche del tempo.

    Io non so se sia questa, o solo questa, la ragione di un tale apparente distacco dalle manifestazioni commemorative degli eventi che segnarono quella tormentata epoca, ma per parte mia ricordo bene circostanze utilizzate dagli oratori per criticare gli avversari politici di turno, il che indusse più d’uno a rarefare la propria partecipazione fino ad interromperla del tutto.

    Sono anch’io convinto che i valori siano un patrimonio importante, che non andrebbe mai disperso, perché in loro assenza le società si “liquefanno”, ma dovremmo anche chiederci quanti ne abbiamo lasciati per strada perché il farlo significava andare incontro alle “mode” e poteva quindi risultare elettoralmente conveniente, o quante volte la politica ha cercato di “appropiarsene” (ho l’impressione ogni ripensamento al riguardo sia ormai tardivo).

    Da ultimo, mi sembra abbastanza difficile qualificare i valori, né so se l’insieme di quelli cristiani e riformisti sia il migliore binomio, da utilizzare laicamente, perché ritengo che i valori siano, o meglio fossero, un “corpo” abbastanza autonomo e indipendente, formatosi nel corso degli anni, se non dei secoli, amalgamando tradizioni, usanze e regole, sia civiche che religiose, di cui talvolta fatichiamo a comprendere le origini, e le ragioni, e mi sono fatto l’idea che i valori vadano accettati così come sono (e mi chiedo non di rado se non sia un po’ presuntuoso il volerli cambiare in nome di “qualcosa”).

    Paolo B. 03.05.2018

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