lunedì, 15 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Scrive Mario Michele Pascale:
Elezioni europee ultima occasione
Pubblicato il 23-04-2018


Goffredo Bettini fa l’intellettuale. E gli riesce anche bene, mente aperta, parola scaltra, credibilità che deriva dalla lunga militanza e dal primo e secondo esilio. L’esilio fa sempre “fico”. Perché mandare uno con le capacità di Bettini a Strasburgo vuol dire esiliarlo. Poi c’è Matteo Richetti. Bravissima persona, ottimo ed equilibrato conversatore, ma il concetto di #arrambè, che, tradotto in volgare, vuol dire “spingere tutti dalla stessa parte”, non spiega cosa si debba spingere e dove si debba arrivare. Oltretutto la spinta è a vita o a tempo determinato? Mistero. Poi viene Nicola Zingaretti che, in verità, è stato il primo a scendere nell’arena delle proposte per rinnovare il Pd. Tanto giovanilismo, tanti diritti, ma poca giustizia sociale, cosa che per una persona di sinistra non è un merito. Ma ahimè l’anatra zoppa fa della sua “maggioranza” una barca in mezzo alla tempesta. Infatti la maggioranza in regione Lazio maggioranza non è perché di volta in volta dovrà chiedere voti alle opposizioni sui singoli provvedimenti, pagandoli cari, molto cari. Su questo dato di fatto si infrangono le speranze di Zingaretti di incidere a livello nazionale. Infine Emiliano e Orlando. Chi sono costoro?

Matteo Renzi fa il ragno. Attende nell’ombra che tutti gli altri si dimenino nella ragnatela dei veti incrociati, lasciando che vengano dissanguati dalla tentazione di andare al governo con i pentastellati, scissi tra la voglia di poltrone ed il disgusto della base, che con i cinque stelle ha guerreggiato in più di un’occasione, sa cosa sono e, giustamente, non li vuole vedere neanche in cartolina, figuriamoci farci un governo insieme. Matteo Renzi, tuttora in vacanza, interrompe le festosità del suo grand tour per dire che ci sarà la Leopolda in autunno e che sarà “la prova del nove”. Se uno non lo guardasse in faccia potrebbe anche aver paura.

Spunta un intellettuale vero. Tale Virzì. Si il regista, proprio lui, che prende a schiaffi tutti e all’assemblea del circolo Ostiense, alla presenza del reggente Martina, il 17 aprile, parlando da militante “curioso, confuso e disorientato” si lascia sfuggire un “che c… state combinando a Roma?”, che può essere inteso come un “che c. state combinando” in generale. Gli rispondono dall’assemblea dicendo “vieni a volantinare con noi” e “trova i voti” (nel municipio VIII si voterà a breve). All’intellettuale si risponde con un “porta i soldi a casa”. La domanda è: ma un partito è un’azienda di vendita a domicilio dove tutti devono far suonare la campana a fine giornata? C’è una quota di produzione, un premio individuale, un viaggio incentive? Ma si sa, il detto popolare dice: “con la cultura non ci si mangia”.

In uno scantinato lì vicino il Psi rantola. Giovani dorati perennemente in giro per l’Europa che non capiscono i vecchi. Un segretario, Riccardo Nencini, cui la segreteria ha vietato di dimettersi per carenza di alternative e condannato a pelare la patata bollente a vita. Liberal socialisti e social democratici rimasti fermi a Tony Blair in libera uscita che, pur avendo perso, perché hanno guidato loro il partito fino ad oggi e quindi sono responsabili della penosa sconfitta della lista “Insieme”, restano esattamente dove sono. Territori a pezzi dove i militanti, sempre di meno e sempre più anziani, tengono duro. E mentre il segretario identifica una via d’uscita nel far rientrare gli ex, quelli che per svariati motivi in passato si sono allontanati, (del resto la politica è fatta di numeri e in casa Psi i numeri languono), i colonnelli spargono veti. Ma forse hanno ragione. Se i colonnelli superano di numero la truppa chi le pulirà le latrine? Mala tempora currunt.

Fin qui il pezzo “cafonal”. Termina il mio omaggio a Dagospia e a D’Agostino. Ora faccio la persona a modo, indossi idealmente giacca e cravatta e, in verità, vi dico: il futuro banco di prova saranno le elezioni europee del 2019. Di certo non raggiungeremo il 40% delle precedenti consultazioni, ma occorre dare un segnale di arresto del declino della sinistra. Con il dovuto rispetto per i compagni di Potere al popolo e con un po’ meno di rispetto per chi si nasconderà penosamente dietro lo straccetto logoro di Leu, lo sbarramento al 4% li lascerà necessariamente fuori. L’unica rappresentazione della sinistra sarà la lista legata al PSE. Ora l’attuale pattuglia di europarlamentari eletti nella lista PD-PSI-PSE è stata deludente. Non si sono distinti in nessuna battaglia, anonimi per non dire di peggio. Basta nani e ballerine e persone (capaci) da mandare in esilio. Scegliamo diversamente i nomi che entreranno in quella lista, facciamo che significhino qualcosa e che siano portatori di idee. Facciamo che siano facce nuove, pulite, trasparenti. Viva gli outsider. Saranno in grado il Pd ed il Psi di accettare questa sfida?

Pietro Nenni diceva: “Rinnovarsi o perire”…

Mario Michele Pascale

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