mercoledì, 18 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

TEMPI LUNGHI
Pubblicato il 05-04-2018


di maio mattarella

“Nessun partito e nessuno schieramento dispone da solo dei voti necessari per formare un governo e sostenerlo ed è indispensabile quindi, secondo le regole della nostra democrazia, che vi siano intese tra più parti per formare una coalizione che possa avere una maggioranza in Parlamento. Nelle consultazioni in questi due giorni questa condizione non è emersa”. Lo ha il presidente della Repubblica Sergio Mattarella al termine delle consultazioni al Quirinale. Una seconda giornata che si è conclusa secondo le attese.

Nel secondo giorno al Quirinale, dopo Pd e Forza Italia, è arrivata la delegazione della Lega con il segretario Matteo Salvini, Gian Marco Centinaio e Giancarlo Giorgetti, capigruppo al Senato e alla Camera. “Lavoriamo per un governo che lavori almeno 5 anni. Partendo da chi ha vinto le elezioni e numeri alla mano coinvolgendo il Cinque stelle”, ha detto Matteo Salvini al termine del colloquio con Mattarella. Salvini ha anche detto di non temere, se necessario, un ritorno al voto. Una minaccia per alcuni e un invito per altri. Insomma Salvini fa il primo passo verso i 5 Stelle anche se per ora ufficialmente non rinuncia all’unità del centrodestra di cui le elezioni gli hanno consegnato la leadership. “Non ci vuole uno scienziato – ha detto – per capire che altre soluzioni sarebbero improvvisate. Avrò dei contatti con tutti nei prossimi giorni, anche formali per trovare una soluzione”. In primo luogo con Di Maio. “Se non si trova una quadra non resterebbe che tornare alle urne, una prospettiva che non auspichiamo ma che non temiamo”. La matassa sembra complicata da sbrogliare per il capo dello Stato e si parla già di un possibile secondo giro di consultazioni che potrebbe iniziare mercoledì prossimo, ma la novità è che Lega e 5 Stelle hanno iniziato a parlarsi.

Anche i 5 Stelle sono rimasti sostanzialmente sulle posizioni già espresse. E non poteva, per il momento, essere diversamente. Rimante quindi la candidatura di Di Maio. “Abbiamo detto al presidente Mattarella – ha detto il leader pentastellato al termine delle consultazioni al Colle – che sentiamo tutta la responsabilità di esser la prima forza politica di lavorare il prima possibile per assicurare una maggioranza ad un governo del cambiamento”.

E sulle apertura al Pd Di Maio ha precisato: “Le mie aperture sono sincere, ma voglio anche precisare che rispetto a quello che ho letto in questi giorni io non ho mai voluto spaccare il Pd, mi rivolgo al Pd nella sua interezza perché al di là delle differenze di vedute non ci permetteremo mai di interferire nelle loro dinamiche interne”. Per Di Maio “un contratto di governo si può sottoscrivere o con la Lega o con il Pd. Questi sono i due interlocutori, è chiaro che sono due soluzioni alternative”, ha ribadito Di Maio dopo le consultazioni al Quirinale. “Dopo gli incontri capiremo con chi si potrà sottoscrivere il contratto di governo”. Ma viste le indisponibilità del Pd, al momento l’unica strada aperta rimane quella con la Lega.

I Dem hanno ribadito la loro posizione con il segretario reggente Maurizio Martina: ‘Chi ha vinto le elezioni’, è stato l’invito “si prenda la responsabilità del governo”, per quanto riguarda il Pd: “Non ci sono ipotesi di governo”. “Le forze che hanno vinto le elezioni – ha aggiunto Martina – ci dicano se sono in grado di avanzare ipotesi di governo praticabili. Il tempo della campagna elettorale è finito, queste forze farebbero bene a tornare con i piedi per terra”.

Forza Italia ha invece sottolineato la necessità e l'”urgenza” di un governo che parta dal centrodestra, la coalizione che ha ottenuto più voti. Silvio Berlusconi che guidato la delegazione di Forza Italia, ha evidenziato la necessità di figure di “alto profilo” e detto no a governi fatti “di pauperismi, giustizialismi e populismi”. Senza citarli direttamente Berlusconi ha di fatto chiuso ogni ipotesi di dialogo con il Movimento 5 Stelle. “In Europa – ha sottolineato Berlusconi strizzando l’occhio agli alleati più euroscettici – è necessario tutelare gli interessi italiani meglio di quanto è stato fatto fino ad ora. Ma non ci verrebbero perdonati populismi, dilettantismi e improvvisazione”.

I tempi per la formazione del governo, considerata la posizione rigida dei partiti e i veti incrociati che ogni giorno vengono rilanciati , in ogni caso si allungano. Nessuna forza politica può contare su una maggioranza autonoma in Parlamento e la nascita di un nuovo esecutivo è necessariamente subordinata ad un’intesa tra due o più gruppi parlamentari. E il braccio di ferro tra i leader si gioca proprio su quale possa essere la composizione della coalizione. Nessuna posizione di chi si candida a governare per il momento sembra compatibile con le altre. Ma quello che risalta è che finita la campagna elettorale Matteo Salvini e Silvio Berlusconi enunciano soluzioni divergenti sull’atteggiamento da tenere nei negoziati per la formazione del governo.

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