giovedì, 19 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

Siria, scintille fra Trump e Macron. Il caso Israele
Pubblicato il 16-04-2018


France Bastille Day celebrations

Gli Usa smentiscono il presidente francese, Emmanuel Macron, sui tempi della missione in Siria, mentre una fonte israeliana conferma alla stampa di aver attaccato «per la prima volta obiettivi iraniani» nel Paese mediorientale. Gli ispettori dell’Opac arrivati a Duma non hanno ancora avuto accesso alle zone del presunto attacco chimico del 7 aprile.

Intanto, nella riunione all’Aja nel quartier generale dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, prosegue lo scontro tra i Paesi occidentali e la Russia. È atteso oggi il varo di nuove sanzioni Usa contro la Russia per «il sostegno a Bashar Assad». Mosca ribatte colpo su colpo ma auspica la ripresa di un «dialogo» con gli Usa.

Ieri in una lunga intervista televisiva, Macron aveva rivelato di «aver convinto gli Usa a restare» in Siria fino «alla fine del lavoro» ma la replica della Casa Bianca non si è fatta attendere: «La missione non è cambiata» e il presidente Donald Trump vuole che i soldati americani «rientrino appena possibile».

Intanto un funzionario militare israeliano ha parlato con il New York Times: «Per la prima volta abbiamo attaccato obiettivi iraniani, comprese strutture militari e soldati» in Siria. Si tratta del raid sulla base aerea T-4 vicino a Palmira, nel centro della Siria, avvenuto dopo che l’Iran ha lanciato a febbraio un drone carico di esplosivi nello spazio aereo israeliano. Secondo quanto riferito, l’attacco ha preso di mira l’intero programma di droni iraniano presente nella base. I media iraniani hanno riferito di almeno 7 vittime tra i suoi soldati, su un totale di 14 morti provocati dal raid. L’incidente del drone è stato «la prima volta che abbiamo visto l’Iran fare qualcosa contro Israele e non per delega», ha detto il funzionario, secondo cui quell’attacco «ha aperto una nuova era» di scontri tra Israele e Iran.

È in corso all’Aja l’incontro straordinario dell’Opac sul presunto attacco chimico del 7 aprile a Duma, nella periferia di Damasco, che ha innescato poi l’azione militare di Washington, Londra e Parigi, nella notte tra sabato e domenica. «Il regime siriano e la Russia non permettono agli ispettori di raggiungere Duma», ha denunciato la rappresentanza britannica. «Sono bloccati a causa dell’attacco condotto sabato scorso», ha risposto il vice ministro degli Esteri russo, Sergei Ryabkov.

Mosca respinge ogni responsabilità, «conferma» il suo impegno per garantire la sicurezza della missione” e garantisce di «non interferire» nel lavoro dell’Opac ma accusa Usa, Francia e Gran Bretagna di aver voluto «minare la credibilità» della missione degli ispettori con i raid dello scorso week end. L’ambasciatore statunitense all’Opac, Kenneth D. Ward, si è detto «preoccupato che la Russia abbia manomesso il sito» dell’attacco e che Mosca «sia stata coinvolta» dal regime. Ieri Washington ha annunciato nuove sanzioni contro la Russia proprio per aver appoggiato il regime di Damasco.

Il presidente americano, Donald Trump, in Siria si aspetta che i partner regionali e gli alleati degli Stati Uniti «si assumano una maggiore responsabilità sia militare sia finanziaria, per mettere in sicurezza la regione»: lo ha detto in una dichiarazione diffusa nella notte italiana la portavoce della Casa Bianca, Sarah Sanders.

La stessa Sanders ha aggiunto che «il presidente Trump è stato chiaro affermando che vuole un ritorno a casa delle forze americane in Siria», in qualche modo replicando al presidente francese Macron, che in un’intervista tv aveva detto di avere «convinto Trump a rimanere in Siria a lungo».

La portavoce della Casa Bianca non ha mai citato Macron, ma è apparso chiaro che la dichiarazione diffusa alla stampa nasconda una certa “irritazione” di Trump verso le parole del “collega” francese: «La missione Usa in Siria non è cambiata – ha detto la Sanders – e il presidente è stato chiaro che vuole un ritorno a casa delle truppe Usa il più presto possibile»; la portavoce ha aggiunto anche che gli Stati Uniti «sono determinati ad annientare l’Isis e a creare le condizioni per impedire un suo ritorno».

Macron, in un’intervista in diretta al canale francese Bfm Tv, aveva detto: «Dieci giorni fa il presidente Trump ha detto che gli Stati Uniti intendevano disimpegnarsi dalla Siria. Noi l’abbiamo convinto che era necessario rimanere a lungo. E l’abbiamo anche convinto che bisognava limitare gli attacchi con armi chimiche, mentre c’era un’escalation tramite una serie di tweet che non vi saranno sfuggiti…». Alla fine di marzo, Trump in un comizio in Ohio a proposito della Siria aveva detto che «usciremo molto presto da lì: lasciamo che siano altri a occuparsene ora, in Siria ci sono circa 2mila soldati americani.

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